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Yoga sì, competizione no

Yoga sì, competizione no

Un’estate di yoga al mare

Per la stagione estiva mi trasferisco a lavorare in una località marittima molto rinomata nell’universo vacanziero italiano. Dall’anno scorso propongo lezioni di yoga sulla spiaggia e nonostante l’accoglienza inizialmente tiepida, soprattutto da parte dei locals, ho chiuso il bilancio in positivo. Un bilancio che però, attenzione, non è stato di ordine economico, ma di tutt’altra portata. E che sta dando i suoi frutti sul lungo periodo.

Ho riflettuto molto in questi giorni di fronte a un paio di episodi che mi hanno fatto constatare ancora una volta quanto quello dello yoga sia un percorso infinito e variegato, dove la componente fisica è soltanto una piccola parte. E trasmettere questo concetto spesso non è facile.

Ci impegnamo ogni giorno per cercare di uscire dalle meschine dinamiche da ufficio, dai contorti meccanismi di certe relazioni e dalle sterili elucubrazioni della mente umana. Così quando ci imbattiamo in esse anche là dove meno ce lo aspettiamo, rimaniamo spiazzati.

Ma andiamo per ordine…

Yoga in spiaggia

Asana, e non solo, in spiaggia

Qui fino allo scorso anno la proposta si limitava a una scuola che propone corsi prevalentemente in inverno e che d’estate riduce le attività. Mi ero messa in contatto con loro perché la considero una realtà valida e avevo chiesto di prendere in affitto gli spazi per proporre qualche corso durante la loro chiusura estiva, ma non c’è stato seguito. Così ho deciso di muovermi autonomamente e il gestore ‘illuminato’ di uno stabilimento balneare ha accettato di buon grado il mio progetto.

Alcuni clienti si sono incuriositi e anche qualche esterno, così le lezioni da una alla settimana sono diventate tre, con una media di 4 persone circa a incontro. Come primo tentativo mi è sembrato un ottimo risultato. E a prescindere dall’aspetto meramente statistico, è stata un’esperienza molto bella, ho incontrato persone di tutti i tipi, ma mosse da un unico desiderio: quello di conoscere, imparare e capire lo yoga, ma prima di tutto sé stesse.

Questa per me è stata una delle cose più importanti, perché ho riconosciuto in loro lo stesso slancio che mi ha spinto a esplorare e approfondire lo yoga e che continua a stimolare il mio percorso. Perché si fa una posizione o si respira in un determinato modo, che benefici apportano al mio fisico e alla mia mente, quali sono i modi giusti per farlo… Perché pratico e ho deciso di continuare a praticare.

No, a settembre 2015 il mio conto in banca non era lievitato, ma mi sentivo comunque molto arricchita, la strada intrapresa era quella giusta.

Meditazione in spiaggia

Yoga sì, competizione no

Grazie a questa esperienza decisamente positiva, in primavera decido quindi di organizzarmi per tornare a dedicare anche l’estate 2016 all’insegnamento. Però quest’anno qui qualcosa è cambiato, lo yoga in spiaggia non è più una novità, altri insegnanti propongono lezioni di diverso genere e ovviamente a costi differenti.

Confesso, spesso l’ego prende il sopravvento; nonostante tutti i discorsi che si possano fare sul tenerlo a bada con l’approfondimento della pratica, è un percorso lungo e complesso. E più difficile che imparare un’asana. I sentimenti che mi animano in questo senso sono tra i più svariati e mi impegno per tenerli a bada… Credo che mi possiate capire!

Mentre sono alle prese con queste emozioni contrastanti, anche se ovviamente decisa a mantenere un atteggiamento di apertura, inaspettatamente succede qualcosa. Ricevo dei messaggi da una persona che già l’anno scorso mi aveva chiesto più volte informazioni riguardo alla mia attività, ma nonostante ciò non si è mai presentata a nessuna delle mie lezioni. Le domande che mi pone sono le medesime: si informa sul tipo di pratica che propongo, quando la faccio, dove la faccio, quanto costa… Me lo chiede nuovamente e io ancora una volta gli rispondo. Unica variante: la persona curiosa, chiamiamola così, si premura di mettermi al corrente che ho dei concorrenti, tra cui due bravissime insegnanti che offrono lezioni di prova gratuite e a prezzi stracciatissimi.

Sul momento rimango perplessa, ovvio che un’informazione del genere dovrebbe, secondo l’agire comune, mettermi in guardia e scatenare il mio più combattivo spirito concorrenziale e imprenditoriale, la voglia di prevalere, l’ansia da prestazione… Mi bastano pochi secondi, sposto il pensiero e non mi lascio contaminare. Come? Mi concentro su uno dei principi fondamentali che ha per me lo yoga, che poi è quello che cerco sempre di fare arrivare alle persone con cui mi confronto. Sul tappetino non esiste competizione, né con sé stessi, né con gli altri, lo yoga non è performance, non ci sono concorrenti, non ci sono prove.

Ognuno di noi è libero, di essere quello che è, di essere sé stesso e nella pratica scoprire delle cose nuove di sé, anche e soprattutto come divulgatore. Non esistono limiti, se non quelli che ci imponiamo. Possiamo andare oltre solo con il rispetto, di noi stessi e degli altri. Ci sarà sempre qualcuno di più elastico, in grado di eseguire meglio di noi la posizione che credevamo di padroneggiare alla perfezione. E ci sarà sempre qualcuno che avrà più praticanti di noi alle lezioni.

Yoga in spiaggia (tanti praticanti)

In fondo sono contenta che quest’anno ci siano molti più corsi di yoga. Sicuramente questo vuol dire meno interesse per le mie lezioni, non lo nego, ma importante è che il messaggio arrivi, che circoli, che la gente cominci a prendere coscienza. E senza entrare in quelle dinamiche da cui in genere chi si avvicina allo yoga sta cercando di prendere le distanze. Sentimenti ostili non sono che uno spreco di energia e non fanno altro che aggiungere negatività alla negatività.

Siamo esseri umani e può succedere. Cominciamo a lavorarci. Così come quando nel rilassamento o durante la meditazione cerchiamo di allontanare i pensieri che ci distraggono con grazia e dolcezza. Prendiamo il giusto distacco. A riguardo, mi viene in mente questa frase del Dalai Lama:

“Impara ad accettare. Non vuol dire rassegnarsi, ma semplicemente non perdere energia dietro a situazioni che non puoi cambiare, remando contro alla serenità della tua giornata”.

Dalai Lama

Ieri ho rincontrato una persona che l’estate scorsa ha frequentato il corso, mi ha detto che grazie allo yoga non ha più avuto episodi di dolore lombare, di cui soffriva quando aveva cominciato le lezioni. Acquisendo consapevolezza e sicurezza, ha continuato a fare gli esercizi che le avevo insegnato anche a casa durante l’inverno e il problema non si è più presentato.

Non vorrei scadere nella retorica, ma mi sono commossa, perché questo è veramente quello che conta: ecco perché vale la pena continuare a proporre una pratica di un certo tipo e che trasmette determinati valori.

Tra l’altro scendendo in spiaggia per una lezione ho sentito un gruppo sotto l’ombrellone che parlava di yoga e… Ma questa è un’altra storia… Stay tuned!

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Il Giornale dello Yoga
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Dopo due decenni di lavoro nell’universo editoria, dalla carta stampata alla tv, ho incontrato lo yoga e qualcosa è cambiato.

Everything you do, do it with soul.

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7 Commenti su "Yoga sì, competizione no"

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Alessandra
Ospite
Alessandra
Mi è piaciuto moltissimo il tuo articolo. Sei riuscita a cogliere, senza inutile prolissità, il nocciolo della questione. Bravissima. La competizione è davvero un frutto dell’ego e il lavoro per tenerlo a bada è infinito. Tu porti una luce dentro di te e quella luce attirerà gli studenti di yoga che sono pronti ad essere illuminati, gli altri andranno a seguire altri corsi. E non preoccuparti del conto in banca, stai lavorando per migliorare il mondo e questo ti sarà sempre riconosciuto, i soldi che ti servono arriveranno sempre. Continua così, sei sulla strada giusta. Io ti riconosco. Riconosco il… Continua a leggere »
Miriam
Ospite
Miriam

Ciao Alessandra …
Sono un insegnante di yoga cm te .. Ho letto e condiviso il tuo link in quanto mi ci son vista in te
E’ una cosa che nn capisco la competizione fra insegnanti di yoga ( nn deve esser un lavoro !!! Ma una missione .. Ovviamente con un min di riconoscimento in quanto” nn si vive di solo prana ” ma noi stesse per prime dovremmo lavorare sul nostro ego e sentire più Unita ‘ … Consapevolezza che tutti siamo Uno .
Ti ammiro comunque per ciò che hai espresso e ti rigrazio dal ❤️
Namaste ✨?✨

Alessandra
Ospite
Alessandra

Ciao Miriam, grazie a te per le belle parole, anche io condivido quello che scrivi. Un abbraccio ☮❤️

enza
Ospite
enza

ciao, condivido pienamente le tue riflessioni. e l’idea espressa dal dalai lama è per me un riferimento a cui cerco di tornare ogni volta che sento di essermene allontanata.
una sola annotazione: ciò che dici vale per chi non fa dello yoga il suo mestiere, e quindi non ha “bisogno” di allievi e di lezioni seguite. per chi invece ne fa strumento di sussistenza credo sia difficile non preoccuparsi se qualcun altro fa lezione a prezzi stracciati o ha più allievi. penso che forse bisognerebbe non insegnare mai yoga come lavoro primario. tu cosa ne pensi?

Alessandra
Ospite
Alessandra

viviamo in una realtà duale che ha una parte materiale e quella parte ha bisogno di essere nutrita perciò è chiaro che l’insegnante di yoga avrà bisogno di allievi per campare. ma non dovrà preoccuparsi degli allievi, dovrà invece concentrarsi per diventare un insegnante sempre migliore. infatti, non sono i prezzi bassi che attirano la clientela ma il valore del prodotto che si offre. il valore che diamo a noi stessi e a ciò che facciamo corrisponderà al saldo del conto in banca. e un’ultima cosa: non esistono lavori spirituali. esiste un modo spirituale di lavorare.

Alessandra
Ospite
Alessandra

Ciao Enza, grazie per il tuo commento! Proprio l’altro giorno un insegnante mi ha detto che ‘seguire la propria linea prima o poi “paga”‘. Questa frase mi è ritornata in mente leggendo il tuo commento… Credo che stia ad ognuno di noi capire come ‘mettere a frutto’ la propria pratica.

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