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Yoga oltre il tappetino

Yoga oltre il tappetino

Perché Non Rinuncio Allo Yoga Come Stile Di Vita

C’è una cosa che mi è parsa chiara fin dal primo incontro con lo yoga: lo yoga è molto, molto più di ciò che avviene sul tappetino. Molto più di quelle bellissime immagini che rasentano la perfezione e che circolano oggi su internet, molto più di me alle prese con i tentativi di rendere elastico e morbido il mio corpo, molto più di tutto ciò che oggi ci spacciano per indispensabile ma indispensabile non è, come abbigliamento, accessori alla moda e lussuosi ritiri che diciamocelo, costano pure una fortuna, molto più insomma di un discreto elenco che insieme potremmo far presto a stilare.

Yoga oltre il tappetino

Lo yoga nella mia vita

Dopo anni di pratica ho ancora molto da imparare e scoprire, tuttavia, che lo yoga fosse qualcosa che c’entrasse strettamente con la mia vita, ecco, questo mi è sempre stato chiaro. Oggi mi ritrovo a dire a me stessa che a meno dello yoga non ne potrei più fare, perché è come se fosse stato sempre una parte di me, solo che prima non ne ero consapevole.

Così quando ho letto per la prima volta Lo yoga nella vita di Donna Farhi suggeritomi dalla mia insegnante, mi sono ritrovata a sottolineare frasi e pensieri; succede ogni volta che un libro mi cattura e gli occhi cominciano a farsi grandi come volessero andare oltre quelle righe diretti ad interrogare l’autore. Lo yoga nella vita è diventato uno dei miei Libri, quelli che non darei via facilmente, quelli che rimangono negli scaffali della libreria e che di tanto in tanto vado ad annusare, o meglio, vado ad inspirare. Perché anche i libri si respirano.

Ero sulla passeggiata mare della mia città, seduta su una panchina a sfogliare le pagine, quel libro mi piaceva, stava parlando proprio a me, e allo stesso tempo apriva nuove possibilità alla mia vita. Già, nuove possibilità, gli spiragli, mi piace chiamarli così. Non che la mia vita non mi piacesse, anzi. Certo, qualcosa non andava, come penso avvenga un po’ a tutti noi. Qualcosa non va ancora adesso, sia ben chiaro.

Passeggiata sul mare

Cos’è cambiato allora?

Tanto. E poco. Per qualcuno un cambiamento solo potrebbe davvero essere insignificante, ma per me è stato come un vento fresco e potente che ha spostato verso nuovi orizzonti la mia rotta. In particolare è la mia idea di perfezione che ha cominciato a frantumarsi a poco a poco. Ha preso un’altra direzione, diversa dalla mia… Ho cominciato a fare pace con la mia imperfezione, e a ritenere quella vulnerabilità che pensavo fosse un segno di debolezza, molto più attraente della perfezione o meglio dell’ideale a cui aspiravo.

Quello che ha permesso che lo yoga mi diventasse così indispensabile credo sia il fatto che riuscisse a parlare ai miei punti deboli, senza toni forti, prediche, senza promettermi che sarei diventata una donna tutta d’un pezzo, una di quelle che non si scompongono quasi mai. Quella un po’ che probabilmente contavo di divenire ma con cui non avevo un grande affinità, con cui proprio non scorreva un buon feeling, lo ammetto… Lo yoga parlava e parla alle mie paure, alle mie fragilità, e lo fa sussurrando, con una voce rassicurante, con gentilezza.

Gentilezza e Yoga

Oltre il tappetino

Cominciava da lì il mio percorso in sala e sul tappetino, dal momento in cui io ero pronta a deporre le armi, quelle usate contro me stessa fino ad allora, i miei mezzi di contrasto, e cominciavo ad avvertire qualcosa simile a un senso di sollievo, un piacevole senso di leggerezza. Una sensazione di fluidità che dal corpo scivolava nella mia vita di tutti i giorni e viceversa.

Certo, quelle armi non è che io le abbia abbandonate del tutto. In effetti non funziona così lo yoga.  Sono pronte a farsi vive ogni volta che incappo in una piccola o grande bufera di vita. Ecco che allora si ripresentano una ad una per nome: la paura di perdere (se stessi, qualcuno o qualcosa), l’ansia di non essere all’altezza, le preoccupazioni per il futuro, il timore di dire o fare qualcosa di sbagliato, l’angoscia che attanaglia la pancia e chiude la gola, i pesi che irrigidiscono il corpo.

Scusami, non mi è chiaro. Eh no perché da come dici sembra che nonostante tutti gli sforzi alla fine le tue parti deboli avranno comunque la meglio.

Siamo così abituati a dover dare il meglio di noi, a portare dei risultati, a dimostrare che noi ce la possiamo fare, che l’idea di lasciare andare senza opporsi, senza sforzi, potrebbe sembrare un atto di pigrizia e di indolenza. Tuttavia se c’è una soluzione, nel senso più puro del termine, qualcosa capace di sciogliere e quindi di non indurire, quella risiede proprio nel non sforzarsi. Lo yoga mi ha insegnato questo come poi ancora la mindfulness… È quando mollo la presa, su di me, sugli altri, è quando non combatto più che allora respiro pienamente fino ad avvertire la meravigliosa sensazione che può dare il semplice atto di un respiro consapevole. Comincio allora ad accogliere il buono e il cattivo tempo con la stessa apertura di cuore. La pratica sul tappetino mi ha fatto intravedere la possibilità che ognuno di noi ha di diventare flessibile senza sforzo, senza fretta, nel corpo e nell’anima. A guardare al dolore e a non farne un mezzo di sofferenza. Ad andare dritto al centro del mio cuore dove risiede uno stato di quiete e di serenità.

Lasciarsi andare

Che altro dirti? Ti racconterò ancora se avrai piacere di come lo yoga è entrato a far parte della mia vita di tutti i giorni, come un ospite delicato e gradito, di come mi ha aiutato concretamente in alcuni momenti bui e mi ha reso maggiormente consapevole dell’importanza di uno sguardo acceso sulla vita. Non ho niente da insegnare, qualcosa da condividere piuttosto, certo molto ancora da imparare e da respirare a pieni polmoni.

Ti lascio con le parole di Donna Farhi che allora come adesso hanno acceso il mio volto:

“Praticare in tempi favorevoli mette una buona zavorra alla nostra barca, così che quando le cose si fanno dure siamo ben capaci di tenerci a galla. (…) Se non abbiamo ancora preso l’abitudine di dimorare nel centro di noi stessi, quando le cose si fanno dure ci metteremo a correre a correre in tondo, in cerchi sempre più larghi allontanandoci dal centro”

Donna Farhi

Insegnante Yoga

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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Lo yoga e la meditazione sono miei compagni di viaggio come anche il respiro, la cui importanza è spesso sottovalutata nelle nostre vite.

Mi piace definire il respiro il mio miglior amico, l'analgesico naturale sempre a portata di naso e senza controindicazioni. Per questo amo scrivere di yoga come stile di vita, convinta che il tappetino sia il punto di partenza per portare la consapevolezza in ogni istante della nostra quotidianità.

Il mio blog: MammaYoga

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Giuliana
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Giuliana

Bellissimo articolo, complimenti. Potrei averlo scritto io,,tanto mi ci rivedo. Lo Yoga ha cambiato radicalmente il mio angolo visuale: oggettivamente non è cambiato nulla, ma di fatto è cambiato tutto.
Ho letto anch’io il libro da te citato., o forse dovrei dire, più che averlo letto, l’ho sorseggiato, studiato e meditato.
Namastè