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Yoga del Respiro

Yoga del Respiro

Quando si decide di iniziare un corso di yoga, le prime cose da capire sono: che tipo di yoga si sta cercando e perché si sta scegliendo di frequentare un corso di yoga.

L’altra cosa da fare è selezionare un po’ di scuole e andare alle lezioni di prova, che solitamente sono gratuite ed è bene che lo siano. Bisogna provare vari corsi, incontrare insegnanti diversi e quando troverete il vostro, scatterà una specie di colpo di fulmine.

C’è chi s’innamorerà di un corso di Ashtanga, un tipo di yoga molto ma molto dinamico, chi del Vinyasa o del Vinyasa Flow, sempre dinamici ma un po’ più soft rispetto all’Ashtanga. E poi l’Hatha Yoga, lo Yoga Integrale, Sivananda Yoga, Kundalini Yoga, ce ne sono davvero tanti, forse pure troppi.

Ma c’è una cosa che permette una scelta immediata e netta: c’è chi ama lo yoga dinamico e chi lo detesta e lo considera ginnastica. Questa consapevolezza vi permetterà di scegliere subito cosa è meglio per voi. Chi cerca immobilità, meditazione, ascolto del corpo e della propria mente, non sceglierà un corso di Ashtanga o Vinyasa.

In certi tipi di yoga l’ascolto di sé e la meditazione iniziano già durante la tenuta delle āsana, a differenza di quelli dove non si sta fermi un attimo e dove quindi abbiamo a che fare soltanto con quello che nel Sāṃkhya è definito karmendriya.

YOGA DEL RESPIRO

È il caso dello Yoga del Respiro di Rino Siniscalchi, diplomato alla Federazione Italiana Yoga e allievo in altre scuole fra le quali quella di Patrick Tomatis, -presidente della Federazione francese di Yoga- e quella di Yogaterapia del maestro indiano Bhole. La didattica del maestro Siniscalchi punta specificamente alla consapevolezza del respiro e della colonna vertebrale, che come cita la sua biografia, insegna dal 1992.

Il maestro Siniscalchi, dopo anni di pratica e pluriennale esperienza nell’insegnamento, ha fondato un suo stile di yoga, fondendo anche gli insegnamenti di Tomatis, Bhole e André Van Lysebeth.

La base della sua pratica è principalmente una ed è la cosa di cui si sente parlare meno (per assurdo) in un corso di yoga: il respiro.

Mi chiedo spesso: come si può insegnare a praticare āsana anche molto difficili, senza prima di tutto insegnare agli allievi a respirare?

LA PRATICA

Ma di cosa parliamo esattamente quando parliamo di Yoga del Respiro? Parliamo di una pratica che presta certamente attenzione al respiro ma anche alla colonna vertebrale, alla retroversione e anteroversione, ai muscoli inspiratori ed espiratori, ai punti fissi e punti mobili. Una pratica che punta sull’immobilità, sull’ascolto del corpo, del respiro e di sé. Una pratica che si basa sui principi del Sāṃkhya.

Lo Yoga del respiro già nel suo nome spiega molte cose: durante Padahastasana, per esempio, si rimane fermi nella posizione a lungo, non ci sono sequenze di āsana una di fila all’altra con cambi veloci o meno veloci, si resta in ascolto del respiro, per l’appunto, cercando di individuare in che punto riusciamo a sentirlo. In Padahastasana il respiro sarà sulla schiena, all’altezza delle scapole, e chiuso, in sostanza assente sul davanti. Nelle estensioni indietro sarà esattamente l’opposto, il respiro sarà ben presente sul petto, nella parte alta.

Un altro esempio: durante una torsione come Ardha Matsyendrasana, se ci giriamo verso destra, a un certo punto potremo sentire il respiro ben alto sul petto sul lato destro e quasi assente e chiuso sul lato sinistro. È una questione di percezione, di consapevolezza, di attenzione.

Il respiro, inoltre, può diventare anche volontario, sia nell’espiro che nell’inspiro, scegliendo, per esempio, di portarlo più verso l’alto, alzando le costole fluttuanti e facendolo salire alto sul petto, fino alle clavicole, anche in posizioni che non permetterebbero di sentirlo alto in maniera naturale.

È impensabile che durante la pratica, il respiro sia sempre e solo diaframmatico, basso, nella zona addominale. Ne abbiamo parlato anche in un altro articolo “Il respiro, questo sconosciuto“.

Ovviamente con lo Yoga del Respiro s’impara a fare buon uso anche dei pranayama, dei krya e dei bandha e s’imparano a gestire i Vāyu: Prāṇa, Apāna, Vyāna, Udāna, Samāna.

Anche Abhinavagupta parlava dell’importanza del respiro, e associava la risalita della kundalini a un allungamento della respirazione. Raccomandava di concentrarsi sul soffio e solo su esso, per ridurre a poco a poco il numero dei respiri, e quando il soffio diventava sottile, si provavano sensazioni diverse in tutti i centri.

Dalla strofa 37 della poetessa kashmira Lalla:

Chi controlla con successo l’inspirazione non ha più fame né sete. Fortunato, in questo mondo, egli non rinascerà mai più.”

SUSUMNA

Lo Yoga del Respiro lavora con il prana, la forza vitale, l’energia che mette in equilibrio corpo e mente, quell’elettricità capace di riportare armonia in noi stessi. È quindi di fondamentale importanza imparare a gestire il proprio inspiro ed espiro e ossigenare ogni parte del corpo.

In questo tipo di yoga si usa il respiro anche per massaggiare le zone che capiamo essere in tensione più di altre, o le parti che durante l’āsana hanno lavorato molto, portandovi sia consapevolezza sia il respiro.

Tutto questo lavoro serve per arrivare a un obiettivo finale e fondamentale: imparare a sentire il respiro lungo la colonna vertebrale, lungo susumna, l’asse cerebrospinale, che parte dall’estremità dell’osso sacro fino all’estremità della testa. È lì che deve scorrere il prana una volta risvegliata la kundalini.

Dal filosofo kashmiro Kṣemarāja negli Śivasūtra:

“Questa potenza è chiamata suprema, sottile, trascende ogni norma di comportamento. Avvolta intorno al punto luminoso (bindu) del cuore, all’interno giace nel sonno, o Beata, in forma di serpente addormentato e non ha coscienza di nulla, o Umā. Questa Dea, dopo aver immesso nel grembo i quattordici mondi insieme con la luna il sole i pianeti, cade in uno stato di obnubilamento come di chi è offuscato dal veleno. È risvegliata dalla suprema risonanza naturale di conoscenza, [nel momento in cui] è scossa, o Eccellente, da quel bindu che sta nel suo grembo. Si produce infatti uno scuotimento nel corpo della Potenza con un impetuoso moto a spirale. Dalla penetrazione nascono per primi i punti splendenti di energia. Una volta levata Essa è la Forza (kalā) sottile, Kuṇḍalinī.”

Però bisogna stare attenti e imparare a gestire nel modo giusto la respirazione, il prana, la kundalini, perché altrimenti si rischia di risvegliare forze inconsce che se non gestite, possono arrecare disturbi alla persona, come depressione, irrequietezza, angoscia, ansia. È bene quindi affidarsi a qualcuno che pratica yoga in maniera consapevole. È sbagliato pensare che lo yoga sia solo ginnastica, anche se non si crede in Dio o in qualcosa di spirituale, esoterico ecc.

Le energie mosse e risvegliate con lo yoga sono potenti. Non a caso può succedere di ritrovarsi anche a piangere durante una pratica di un certo tipo, ma in modo positivo! In soggetti non abituati a fermarsi in ascolto di se stessi, possono davvero avvenire epifanie e si può giungere a una nuova e grande consapevolezza di sé e del proprio senso nel mondo.

Di Lilian Silburn da “La kundalini o l’energia del profondo”

L’errore più comune è credere che si possa risvegliare la kundalini concentrandosi sullo spazio fra le sopracciglia, sull’estremità del naso o sulla sommità del capo. […] Il risveglio dipende proprio dal dissolvimento dell’attività mentale. Quando lo yogin ben raccolto si trova in dhyāna, essa può innalzarsi e raggiungere la gola, ma egli dovrà essere capace di un assorbimento profondo e continuo, se vuole farla penetrare nella testa.”

Il serpente, temibile per il suo veleno, simboleggia tutte le forze malefiche; allo stesso modo la kuṇḍalinī, finché riposa inerte in noi, corrisponde alle nostre energie inconsce, oscure, allo stesso tempo avvelenate e velenose. Inversamente, queste stesse energie, risvegliate e dominate, diventano efficienti e conferiscono una potenza reale. La kundalini assomiglia al serpente anche nel modo in cui versa il proprio veleno; per mordere, il serpente si gira su se stesso, e la coda forma un cerchio sul quale si appoggia. Quando è completamente dritto, esso non costituisce più alcun pericolo. Analogamente, dopo che la kundalini ha sciolto le sue spire e si è drizzata -rigida come un bastone- fino alla sommità del capo, essa non solo diventa inoffensiva, ma la sua potenza malefica cambia natura ed essa si rivela come il bene più prezioso.”

Se si sceglie uno stile come quello dello Yoga del Respiro, bisogna essere disposti a imparare ad ascoltare e ascoltarsi. È un tipo di yoga che cambia la propria visione del mondo e di se stessi, non è stretching, non è sport.

Non dimentichiamo che però lo yoga non è una religione, è un sistema nato per unire, per comprendere che mente e corpo funzionano bene se cominciamo a considerarli come entità che lavorano insieme e non come elementi a sé stanti, indipendentemente dal proprio credo o non credo.

L’energia della kundalini è vibrazione ad alta frequenza, e anche i fisici oggi sottolineano l’importanza della vibrazione e il suo ruolo fondamentale come principio di unità, ma le scuole del Kashmir hanno cominciato a parlare di questa vibrazione ben prima del IX secolo.

DOVE PRATICARE

Lo Yoga del respiro si sta diffondendo in tutta Italia grazie agli allievi del maestro Rino Siniscalchi, e potete frequentare un corso di formazione di Yoga del Respiro presso La Radura del Loto a Vimodrone, via Fratelli Rosselli 13.

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About The Author

Classe 1984, Dejanira è una scrittrice, giornalista da dieci anni (pubblicista dal 2011), e direttore editoriale del sito di musica e intrattenimento www.jaymag.it.

Ha pubblicato il suo primo romanzo “Il silenzio di ieri” con la casa editrice Koi Press, disponibile su Amazon e su tutte le piattaforme digitali. Pratica e insegna yoga e meditazione, è operatrice di campane tibetane per massaggi sonori e meditazioni e organizza ritiri yoga nel deserto. Vive e lavora a Milano.

I suoi siti:
www.vibrazioniyoga.it
www.dejanirabada.com

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Tiziana CannarsiAngela BonalumiClemi Tedeschi Recent comment authors
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Tiziana Cannarsi
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Tiziana Cannarsi

Vorrei sapere se questa è una rivista so on line o la trovo anche in edicola.grazie.Tiziana

Clemi Tedeschi
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Clemi Tedeschi

Apprezzo l’articolo e rispetto l’esperienza di Siniscalchi. Non mi si presenti però come eccezionalità Insegno yoga da 31 anni e cercando di aderire al senso dello yoga e al contempo alle esigenze contestuali degli allievi. Come molte insegnanti donna… Aggiungo donna e quindi virata alla cura…ho elaborato da anni un metodo che si discosta dalle mode e punta all’essenziale. Un metodo inclusivo. Tanto che si rivolge a tutte le fasce dell’età evolutiva e alle persone con bisogni speciali. Mi colpisce sempre come in tutti gli ambiti, anche scolastici, alla pedagogia si dedichino prevalentemente le donne, ma si riconosca prevalentemente autorevolezza… Continua a leggere »

Tiziana Cannarsi
Ospite
Tiziana Cannarsi

Finalmente…fantastico, evviva il mio maestro Rino !!!

Angela Bonalumi
Ospite
Angela Bonalumi

🙏💜