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Yoga, Acroyoga e gravidanza

Yoga, Acroyoga e gravidanza

“Be quiet enough to listen, be empty enough to be filled”

La gravidanza è un momento speciale e nello stesso tempo naturale della vita di ogni donna.

L’essere donna infatti include un dono prezioso: l’abilità di dare alla luce. Portare nel mondo un nuovo essere ha del miracoloso: ricordo nella mia prima gravidanza che, scoprendomi, pensavo continuamente “la natura è perfetta” e insieme assaporavo il miracolo dell’esistenza di qualcosa/qualcuno oltre me che accompagna un essere nel mondo, e “per fortuna non posso fare più di tanto se non rimanere aperta e in ascolto… Dei cambiamenti, di ciò che l’abitante che è in me vuole comunicarmi, dei suoi e dei miei nuovi bisogni, degli umori e dei pensieri, delle sensazioni fisiche e delle emozioni…”

È stato un momento in cui ho sentito profondamente il significato di una parola yoga: swadharma

dove il prefisso Swa- sta per il proprio sé e la parola dharma, per responsabilità, occupazioni, pensieri e azioni che sono appropriate per noi…potremmo quindi tradurla con il fluire in armonia con la propria natura, il proprio vero essere.

Swadharme nidhanam shreyah paradharmo bhayaavahah’ (Bhagavad Gita 3.35)

ovvero nella Bhagavad Gita, Sri Krishna chiede ad Arjuna di seguire il proprio dharma con fiducia e se necessario morirne, piuttosto che farsi attrarre da quello altrui e vivere nella paura.

L’attesa di un bimbo è un’importante opportunità per smettere di guardare fuori in cerca di risposte, e cominciare a cercare dentro di sé il percorso migliore per diventare madri.

È una responsabilità verso sé stesse, il sentire e fare le scelte giuste per noi e nello stesso tempo, una testimonianza per il nostro bimbo e il mondo intorno a noi. Prendersi il tempo di muoversi con i ritmi della gestazione, del nostro corpo, lasciar emergere e confrontarsi autenticamente con i fantasmi, desideri e principi ricevuti rispetto alla maternità, ascoltarsi e ascoltare il piccolo essere a cui stiamo dando la vita… Sono passi che mi hanno aiutato a crescere nel mio ruolo di madre, donna, moglie, insegnante yoga, aspirante acrobata e nello stesso tempo, mi hanno portato a vivere quest’esperienza come una naturale trasformazione che- a leggere bene – era già scritta nel mio essere.

In questo tempo così dilatato, 9 mesi o meglio 40 settimane, ho vissuto un viaggio 

In più le donne che lo hanno percorso prima di me sono diventate le sorelle dalle quali apprendere e a volte davvero “bere” le loro parole, gesti, cura per via di un sentirsi riconosciuta e compresa nel profondo.

Ecco perché ho deciso di scrivere quest’articolo, molte yogine e soprattutto acroyogine, si rivolgono a me chiedendomi cosa possono fare, fino a quando, se possono continuare a fare inversioni, se e quanto lavorare sulla flessibilità, quali posizioni sono sicure. La mia prima risposta è ascoltarsi.

Lo yoga ci aiuta ad allenare la consapevolezza corporea e ad avere fiducia nella saggezza del corpo

Il corpo ha dei ritmi lenti, diversi dalla mente, la gravidanza ce lo insegna più di ogni altra esperienza. È un tempo dilatato, di endo-gestazione, in cui sintonizzarsi con sé e con l’altro e prepararsi a dare e venire alla luce. Una nuova donna infatti si prepara a nascere: una madre. Si dice che i 9 mesi post parto corrispondano all’eso-gestazione, in cui il compito come donna è mettere al mondo e tornare al mondo.

Quindi cosa si può e non si può fare in gravidanza? Si può continuare yoga, acroyoga, corsa, palestra, nuoto? Si può andare alle terme? Cosa si può mangiare e cosa no?

Tutte domande che per avere una risposta chiedono di ritornare al corpo, sentirsi e darsi il tempo dell’ascolto.

Una qualità che ci sarà preziosa nel nostro nuovo ruolo di madre, quando dovremo decidere cosa fare non solo per noi, ma anche per il nostro bimbo.  Le soluzioni proposte da internet, medici, pediatri, amiche, le nostre mamme, la suocera, il marito saranno le più disparate e cozzeranno tra loro, e allora che fare?

La risposta è semplice: una lunga pausa di respiro…si, respirare! Se avremo costruito una comunicazione viscerale tra noi e il nostro bimbo, la risposta verrà da sé. In questo modo saremo più facilmente in grado di dare voce al nostro intuito materno e trovare la risposta giusta per noi e il nostro bimbo o di ascoltare i preziosi suggerimenti non come ricette da applicare, ma esperienze con le quali confrontarsi per elaborare la nostra strada, che altro non è che la costruzione lenta e meravigliosa di una nuova relazione.

Tuttavia vorrei dare qualche suggerimento sulla pratica: a me ha aiutato molto avere in mente un mantra per ogni trimestre e una comunicazione costante con altre insegnanti yoga e madri, mio marito, una doula e l’ostetrica dalla quale mi sono fatta accompagnare. In generale non è consigliato iniziare una nuova attività fisica, che ci mette in particolare difficoltà o molto lontana da ciò a cui siamo abituate. Nello stesso tempo è un tempo creativo nel quale cercare e inventare ciò che corrisponde meglio al nostro nuovo corpo.

Primo trimestre

Il mantra di questo mese è ‘Be the change, surf the change’ o ‘Sii il cambiamento e vivi il cambiamento’ con curiosità, spaziosità del cuore e gratitudine. È il tempo in cui il corpo è così indaffarato a risistemare casa per l’arrivo del nuovo inquilino che avrà poco tempo da dedicare alla pratica. E’ un tempo molto personale, per qualcuna vola insieme all’emozione della meraviglia dell’essere vita, per altre è segnato da nausee e malessere. A seconda del sentire la pratica si modifica, il tappetino spesso rappresenta un sollievo per chi ha stomaco e intestino sottosopra. Asana come torsioni lievi, il movimento del gatto, la dea e i guerrieri fanno dimenticare la nausea e tornare al corpo rinnovando l’energia. Non sono consigliate le inversioni, soprattutto se non sono una pratica abituale ed è bene lasciare che l’addome riposi senza stancarsi di addominali. La pancia e i movimenti sono ancora assenti e si fa fatica a riconoscere che c’è davvero un piccoletto che cresce dentro il nostro utero. In Acroyoga, una pratica molto dinamica e a coppie, è bene che il partner con cui lavoriamo sia informato e possibilmente ci conosca bene e diventi quasi esclusivo, che si evitino i piedi sulla pancia, così come lunghe tenute e transizioni di forza. Durante tutta la gravidanza non è consigliato fare da spotter o assistente.

Secondo trimestre

Il mantra di questo mese è ‘Be powerful, be grateful’. Una nuova energia invade il corpo, si ad una pratica dinamica e all’aria aperta. Acqua e terra sono gli elementi Yin e Yang da nutrire in questo periodo, si alla piscina e allo yoga, meglio con professionisti evitando il fai da te on line, soprattutto se non si ha idea di ciò che si sta cercando. Le asana più indicate sono i guerrieri, squat, la dea, le aperture, ma sempre unendo flessibilità e forza, limitando l’andare al massimo della propria flessibilità. Via via che cresce la pancia si modificheranno le asana. Si alle inversioni, al mezzo ponte e alle posizioni di forza sulle braccia. Si alle camminate, alla pratica sportiva in generale, sempre rispettando ascolto e consapevolezza. Può essere che dedichiamo un’intera giornata all’acroyoga e due giorni dopo siamo stanchissime e non ne capiamo il motivo. Il corpo ha i suoi ritmi, ricordiamolo. E non vergogniamoci di fermarci a riposare se è quello che sentiamo, impariamo ad accorgerci quando la spinta a fare deriva dalla mente, dal nostro abituale ‘dover essere’ e non dal corpo. È un tempo in cui si inizia a sentire la vita che si muove dentro il grembo: unirsi ad altre donne in attesa o a doule e ostetriche aiuta a riconoscersi, comprendersi, non affrettare nulla né rallentare troppo.

Mio marito di fronte all’irrequietezza del praticare e continuare ad insegnare dimostrando pose complesse, mi ripeteva spesso: “ora tu stai facendo molto più che un’asana…stai crescendo nostro figlio, è il tuo primo compito e mi raccomando fagli tutto, non dimenticarti nulla! …Ma ti rendi conto che hai due cuori lì dentro e ti scambi sangue e sogni con mio figlio? Non voglio che esca con un mio piede stampato sulla faccia (dall’acroyoga)!‘ Insomma ognuna di voi troverà il proprio modo per stare con quello che c’è in ogni momento.

Terzo trimestre

Il mantra è “letting go“, ovvero lasciar andare. Per questo non c’è pratica migliore della meditazione, yin yoga, restorative yoga, leggere, riposarsi, fare lunghe passeggiate nella natura o nuotate nel mare (per chi ci abita vicino) e familiarizzare con la paura del parto, del cosa succederà, specie se è una prima gravidanza o se il primo non ha seguito i nostri desideri.
Se si è già mamma, come me in questo momento, è tutto più complicato, il tempo per sé e il fratellino/sorellina in arrivo è davvero poco. In ogni caso è importante riuscire a connettersi anche solo qualche minuto al giorno con il proprio respiro e i movimenti del nostro bimbo. Prendersi il tempo di preparare il suo arrivo sono pratiche che aiutano a essere in due al momento del parto! E non dimenticarsi di cantare! Un bellissimo libro su questo è “Memorie di un parto cantato” di Elena Skoko, una donna brillante e molto sensibile ai temi legati alla gravidanza.

Esogestazione: quando posso riprendere a praticare?

Be patient! Si, pazienza, considerate di aver fatto una gara d’atletica delle più impegnative della vostra vita e ora il corpo ha necessità di risistemarsi. Il bimbo occuperà gran parte delle vostre ore diurne e notturne e avere in testa il pensiero martellante “devo iniziare a praticare presto, perché altrimenti…” non aiuta a stare con consapevolezza in un momento in cui spesso ci si sente ‘mucche’ e in cui gli ormoni del benessere svaniscono lasciando posto a momenti di tristezza, stress, liti coniugali, senso di solitudine…insieme a un senso di appagamento e di amore profondo che nemmeno l’essere stati in Paradiso potrebbe restituire.

L’ideale è riprendere dopo la fine delle lochiazioni e lavorare sulla muscolatura addominale profonda. Allenare il perineo e lentezza nella ripresa sono i nuovi mantra. Possono aiutare le Yoni Egg o palline vaginali, così come asana e respirazioni che lavorano sulla tenuta di questo muscolo, che deve essere tonico, ma nello stesso tempo rimanere elastico.

In questo periodo intenso perché meraviglioso e difficile insieme mi hanno molto aiutato le parole di Claudia Porta che ho trovato in un piccolo libretto “Mindfulness per genitori” in cui cita M.Montessori :

“…Chi mai piangerà un giorno per l’immenso desiderio di vederci…quando mai succederà nella vita che qualcuno, appena desto, desideri correre da noi, superando ogni difficoltà, senza l’intenzione di svegliarci, ma solo per vederci e darci un bacio? Chi mai farà questo per noi?” E aggiungerei, chi mai ci guarderà con gli occhi innamorati ogni giorno?

…Let the beauty we love be what we do….There are hundreds of ways to kneel and kiss the ground. (Rumi)

Bibliografia e link:

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Yoga, Acroyoga e gravidanza
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Yoga, Acroyoga e gravidanza
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L’attesa di un bimbo è un’importante opportunità per smettere di guardare fuori in cerca di risposte, e cominciare a cercare dentro di sé il percorso migliore per diventare madri...

About The Author

Nata a Genova, Valeria è formatrice, psicodrammatista e counselor. Insegnante AcroYoga Montreal e Acroyoga International II livello e HariOm Yoga integrale e dinamico (RYT 200h).

Pratica meditazione Mindfulness, per cui ha seguito il corso base MBSR, il protocollo di Mindfulness Interpersonale e il successivo MSC (Mindfulness Self Compassion) secondo un approccio originale che integra bioenergetica e mindfulness. Appassionata di tutto ciò che mette in movimento il corpo e l’anima.

Il mio sito: AcroYoga

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