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Vivi il Presente

Vivi il Presente

di Simone Sestieri

Riflessioni di un giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza

Ed è qui, Signori & Signore, Amici & Amiche, Fratelli & Sorelle, che mi ritrovo a riflettere, in quest’antro oscuro che ho soprannominato l’Antro Oscuro (una simpatica bettola di borgata dove fanno un golden milk niente male), mio luogo di elucubrazioni sui massimi sistemi della vita, lo spazio dove studio tecniche e posizioni, fumetti e asana, frullati e prana, cosa ma soprattutto come uno può viversi la vita, ecco sì, a star sereni ecco. Qui, avvolto dalle voci stridule degli avventori e dalla musica sparata prepotente dalle casse poco sopra la mia testa, annebbiato dai fumi dei cappuccini e dei caffè e del latte schiumato, costretto in una sedia troppo stretta, circondato da giovani studenti di belle speranze, tutti proiettati verso il futuro, proprio qui sì… a me viene da riflettere, da buon giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza, com’è che si fa a vivere bene. Eh. Tutto il concetto di felicità no, tutto l’affare dei tre lati positivi, mi sa che è tipo una storia più complicata del previsto, ‘na roba del viversi il presente credo. Il Qui e l’Ora.

Che poi è facile a dirlo no, «Assapora il presente, stai sul pezzo socio», però ‘nsomma, ad essere onesti è una storia complicata, proiettati nel futuro come siamo o bloccati nel passato. Il passato sì. Questa zavorra di quel che abbiamo vissuto, di chi siamo stati, delle cose che abbiamo fatto, delle storie che abbiamo avuto, dei lavori che abbiamo svolto, della spensieratezza dei tempi andati… «Quand’ero giovane io…», è il mantra dei più. Ancorati a quel che abbiamo vissuto ci lasciamo sfuggire il presente. Ma ancora di più, Amici & Amiche, noi abbiamo la paranoia del futuro. La nostra vita è tutta incentrata sul futuro: andiamo all’asilo per imparare a stare al mondo, finiamo alle elementari per poi finire alle medie per poi finire al liceo per poi finire all’università e dare settecentottantasette esami per poter avere un buon lavoro (domani, speriamo), lavoriamo per poterci permettere l’automobile, invecchiamo e continuiamo a lavorare, seduti, sempre seduti, per poter mettere i soldi da parte, per la pensione, per quando saremo vecchi. Moriamo, sperando di essere stati bravi, per finire in paradiso. Il futuro. Quest’orribile fardello. Così sì, alla fine non ci gustiamo quel che abbiamo adesso. Ora. Oh, io estremizzo lo so. Studiare è importante e senza cultura il mondo nostro farebbe ancora più schifo. Studiate! Imparate! Gioite della cultura! Siate istruiti! È l’unico modo per non farvi inglobare!

Ma vivete. Vivete adesso, ora, senza pensare al domani, senza ancorarvi al passato. Sentite il battito del vostro cuore, succhiate dalla vita. Cullatevi, coccolatevi. Siete unici, non esiste nessun altro al mondo come voi. Siete bellissimi. Anche i vostri difetti, pure quelli sono belli. Lasciatevi andare, annullate le preoccupazioni, le ansie, gioite e correte. Fate quel che state facendo per il gusto di farlo. Studiate per il gusto di studiare; baciate per il gusto del bacio, delle labbra che si inumidiscono, del sapore del vostro partner, e non pensate che la persona a cui state sfiorando le labbra, l’essere che amate alla follia, è vostro, è la vostra anima gemella. Amatela adesso, così com’è. E se poi le vostre strade saranno unite per sempre, tanto meglio! Uscite per il gusto di camminare. Adorate la pioggia e il sole e il mare. Viaggiate, ma senza la prospettiva del viaggio, sgobbare undici mesi all’anno per viverne uno non è una scelta saggia. Leggete il vostro romanzo, quel che avete sul comodino accanto al letto, e sentite che effetto fa il contatto della carta con le dita, annusate le pagine del libro; lavorate, ma lavorate per vivere e non vivete per lavorare; lasciatevi il passato alle spalle, quel che è stato è stato: mestieri, amori, amicizie, fa tutto parte del vostro bagaglio personale, di quello che siete, ma attenzione, non fatevi mangiare da ciò che è andato, il passato può essere un mostro feroce con neri denti acuminati; prendete la vostra vecchia bicicletta invece, quella mezza arrugginita con i freni consumati, quella là sì, poi scendete veloci, il sorriso stampato sul viso, e fate lo slalom tra le vie incatramate della metropoli, solo per il gusto di sentire il vento tra i capelli; oppure fate yoga, fate yoga sì.

Lo yoga vi insegna a rispettare il presente, la sacralità del presente. Eccome. State qui, adesso. Annullate i pensieri. Potrebbe venirvi la pelle d’oca e per un attimo solo, un secondo lo giuro, avvertireste la lacrima spavalda che nasce veloce dall’occhio sinistro. E allora forse, proprio mentre siete seduti a gambe incrociate, o nel momento stesso in cui le vostre mani si posano in gyan mudra, vi fareste una bella ghignata a trentadue denti, una di quelle risate liberatorie e incredibili.

Nient’altro. Ché in fondo, alla fine dei giochi, ci siete solo voi. Nessun altro. Voi siete infinito. Tutto qui. Quindi sì, tanto vale gustarselo, il presente.

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About The Author

Simone Sestieri (Raj Ardas Singh) nasce a Roma nel 1981.
È insegnante di Kundalini yoga e presidente dell’associazione INsensINverso.

Gli piace andare in bicicletta la mattina presto, quando in giro non c’è nessuno.

Cura la pagina di "Riflessioni di un giovane yogi attratto dal lato oscuro della Forza"

Con lo pseudonimo di Elia Mangiaboschi ha pubblicato la raccolta di racconti “Un centimetro in più”.

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