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I tre lati positivi della giornata

I tre lati positivi della giornata

di Simone Sestieri

Riflessioni di un giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza

Ogni tanto mi domando, non sempre lo giuro, giusto ogni tanto, tipo la mattina presto quando prendo la metro, o mentre giro per strada lungo le vie della metropoli, o in fila, davanti alla cassa del supermercato, aspettando il mio turno; mi domando che gusto si prova ad essere tristi. Eh. Ad essere tristi.

Cos’è che capita nella testa delle persone a ‘na certa, quando passano i vent’anni e i capelli si fanno più radi ‘nsomma, quando le labbra s’inarcano in giù invece che in su. Quando d’improvviso ti ritrovi adulto e il tuo essere adulto deve, per forza, renderti un Uomo Grigio. N’è che quando uno diventa grande c’ha il Modulo della Tristezza. E invece credo sia tipo ‘na regola non scritta, penso io. Già. Un contratto a tempo indeterminato firmato dai più. Una roba strana, un po’ così. ché mi sa la firmi prima di venire al mondo.

Mi chiedo che gusto ci sia a perdere la felicità e la spensieratezza. Davvero. Mica è una domanda così ovvia. Cioè, mi sfugge proprio. Ché io le vedo ‘ste persone tristi che hanno smesso di respirare, che inspirano ed espirano solo ogni tanto, quando se lo ricordano, questi che il cuore gli batte troppo forte, stressati per un nonnulla; la gente che pensa che le giornate siano tutte uguali, che si compiacciono della propria depressione.

Oh sì. Alcuni se ne compiacciono proprio, come no. ‘Scolta socio. Credo ti sia capitato almeno una volta di incrociare un Uomo Grigio. Che gli fai: «Come va?», e lui ti risponde, «Si tira avanti». Le persone con la spina dorsale storta, tutta incurvata in avanti, che non trovano i tre lati positivi della giornata -mio papà, grand’uomo, me lo diceva sempre: «Trova i tre lati positivi della giornata», e a me, che ero un bamboccino che non c’aveva proprio voglia di andare a scuola, mi dava fastidio non poco tutte le mattine ‘sta frase ossessiva, perché era ossessiva, ma ora se ci penso m’ha aiutato tanto, ché mi sono abituato a trovarli ‘sti tre lati positivi, tutti i giorni, anche quando mi sveglio con la luna storta.

E invece io li vedo (e li vedete pure voi) questi signori che vorresti urlargli a squarciagola: «Vivi!» tirare avanti senza godersi la vita, tornare a casa la sera e lobotomizzarsi davanti al programma della televisione, quello del martedì e del mercoledì e del giovedì e del venerdì e del sabato e della domenica. Tutti i giorni, tutte le ore, tutti i minuti.

Ecco, a me ‘sta roba mi dispiace proprio.

La vita è una e tocca essere felici. Vivere l’attimo, il presente, il qui e l’ora. Non ci vuole molto. Basta apprezzare le piccole cose che ci riserva l’esistenza. Credo sì, questo mi ha insegnato mio papà, a gustarsi le cose che uno manco ci fa caso. Ad essere felice per la giornata di sole, per il cappuccino caldo di prima mattina, per la passeggiata in bicicletta fino al lavoro.

Le piccole cose.

Quindi il mio consiglio del giorno è:

siediti a gambe incrociate, in posizione facile, porta la schiena dritta, rilassa il corpo, abbandona le spalle. Ascolta i tuoi organi interni, la bocca dello stomaco… okay. Solo la colonna è dritta, ma non tesa. Presta attenzione a dove stai accumulando lo stress, le tensioni, lasciati andare, rilassa il viso. Separa le labbra, i denti. Convergi gli occhi in alto, al terzo occhio, all’altezza del punto tra le sopracciglia. Ci sei? Perfetto. Abbassa leggermente il mento. Inspira… espira… Piano, lento, senza fretta. Rilassa i battiti del cuore. Assapora, ascolta l’aria, lasciati avvolgere dal Prana, la forza vitale.

Perfetto.

Allontana i suoni che provengono dall’esterno, ascolta il tuo corpo come si gonfia nell’inspirazione e come si sgonfia nell’espirazione. Senti i polmoni che si aprono, riempiendosi d’aria… e poi piano piano fai il percorso inverso… lentamente… e nell’espirazione porta in dentro il punto dell’ombelico, come se volesse toccare la schiena. Sì, devi rimanere totalmente senz’aria per poter apprezzare il respiro. Fallo nascere naturalmente. Non forzarlo. Impara a respirare.

Ecco.

Rimani lì, con il tuo respiro, la bocca leggermente aperta.

Apprezza l’attimo. Vivi il presente.

Lascia andare…

Ci sei?

Non aver paura.

Fidati di te stesso.

Ecco, così.

C’è solo il tuo respiro. Annulla tutto il resto.

Ora, senza fretta, fai quello che diceva il mio vecchio: trova i tre lati positivi della giornata.

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Mi chiedo che gusto ci sia a perdere la felicità e la spensieratezza. Vedo ‘ste persone tristi che hanno smesso di respirare, che inspirano ed espirano solo ogni tanto...
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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Simone Sestieri (Raj Ardas Singh) nasce a Roma nel 1981.
È insegnante di Kundalini yoga e presidente dell’associazione INsensINverso.

Gli piace andare in bicicletta la mattina presto, quando in giro non c’è nessuno.

Con lo pseudonimo di Elia Mangiaboschi ha pubblicato la raccolta di racconti “Un centimetro in più”.

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