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Timidezza e Yoga, un percorso verso se stessi

Timidezza e Yoga, un percorso verso se stessi

La timidezza e l’introversione sono sempre un male?

Esiste un confine tra timidezza e introversione? E se sì, qual è? Oppure timidezza ed introversione sono un tutt’uno inscindibile?

Personalmente credo che non esista introversione senza timidezza. Il percorso naturale dei timidi non può che sfociare nell’introversione caratteriale e questa, protratta nel tempo, può facilmente portare ad un’attitudine solitaria, ad una tendenza all’isolamento. Nella stragrande maggioranza dei casi queste caratteristiche non giovano allo svolgersi “normale” della vita di una persona. È anche vero però che in rarissimi casi caratteristiche introverse e solitarie possono essere la spinta ed il trampolino per un inatteso, quanto fondamentale, percorso spirituale.

Bambino Timido

La timidezza di un bambino

“Non stare sempre incollato alla sottana di tua madre!”, quante volte me lo sono sentito dire… Un rimprovero? Un’esortazione? Un consiglio?

Da bambino la mia estrema timidezza mi impediva di far facile conoscenza di altri cuccioli di uomo; la vergogna aveva braccia forti e mani sicure con le quali mi riportava tra le pieghe della sottana di mia mamma, nascondiglio dal resto del mondo.

Non che mi mancassero amici; ma era il nuovo, nuove facce, nuovi nomi, nuove voci, che mi intimidiva. Perché aprirsi a loro?

Crescendo, la sottana della mamma cominciò ad essere troppo stretta, ed il mondo troppo grande. Allora la timidezza iniziò a convertirsi in introversione. La “coperta di Linus” era diventata corta, la mia timidezza messa a nudo. Mi infilai allora il vestito dell’introversione, o meglio, l’introversione mi vestì.

Purtroppo però questo vestito, con l’andare del tempo, si rivelò una pesante corazza le cui ruvide maglie erano avversione a nuove situazioni, giudicante rigidità dei comportamenti altrui, incomunicabilità nelle relazioni familiari.

Arrivò così il periodo più introverso ed oscuro della mia vita, tutto sembrava difficile. Era come abitare in una casa senza porte né finestre. Cadevo sempre più dentro me stesso, senza costrutto né diritto continuavo a giudicare la vita di persone a me molto vicine, sabotando le relazioni personali anche per lunghi periodi.

Io da Bambino con mia sorella

Da bambino con mia sorella

Io da Bambino con mia sorella

Con mia sorella e Circe

Yoga e timidezza

Poi un giorno decisi di andare incontro alla vita, d’affrontare la timidezza, di liberarmi di quella corazza. Scesi nel campo di battaglia, divenni l’Arjuna della Bhagavad Gita. Dovevo combattere i miei avversari con le mie “capacità in azione” per parafrasare la Bhagavad stessa. Gli zii, i cugini, gli amici, i maestri di Arjuna, i suoi nemici insomma, per me erano la mia timidezza, le mie paura, la mia introversione, i miei giudizi, la mia vergogna.

Fu allora che arrivò il più grande e inatteso regalo della mia vita: lo yoga. La sua pratica, il suo studio, l’insegnamento, la sua sapienza, l’universalità del suo messaggio.

Scoprì che attraverso un processo alchemico, l’abbraccio amorevole dello yoga aveva la forza di trasformare i veleni dell’esistenza in dolce nettare di immortalità.

La mia introversione allora iniziò a trasformarsi in amore della solitudine. Del silenzio. Della contemplazione. L’introversione diventò introspezione.

Albero meditazione

Per mezzo del metodo di autoindagine di Ramana Maharshi (“Chi sono io?”), ritirarsi, immergersi. sprofondare in me stesso, divenne un modo per intuire, capire, rivelare la mia reale natura, nel profondo.

Eccomi davvero a nudo di fronte a me stesso e agli altri: io sono. Non così o cosà. Semplicemente sono. Finalmente la capacità di accettarsi così come si è, cercando ogni giorno di migliorare; trasformando, come dice il mio amico Giulio Pietro Be nel suo pezzo “Sei depresso o sei sul cammino spirituale”, “la notte oscura dell’anima” in luce della coscienza.

Con la ricerca interiore della meditazione le paure, i traumi, le angosce si dissolvono nella fulgida, calda e accogliente apertura del cuore: non esistono più avversione o chiusura. La timidezza non è più timore, ma coraggio di accettare sé stessi, per aver conosciuto sé stessi.

Grazie a Hridaya Yoga, al suo metodo di pratica, il nero anatroccolo è diventato un cigno. Timido.

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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Bolognese, dal 1997 vive a Formentera in Spagna dove insegna con genuinità e passione Hridaya hatha yoga e meditazione.
Il suo motto è: ”Se vuoi sapere qualcosa di me, guarda quello che faccio” (Gustav Klimt)

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