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Shanka Prakshalana: la conchiglia lucente

Shanka Prakshalana: la conchiglia lucente

Nei lunghi e sconfinati inverni, dolenti e gelidi, ho simulato un invidiabile benessere..“. Canticchiando i versi della canzone di una nota cantautrice, mi muovo alacremente per casa per adempiere alle classiche grandi pulizie di primavera, la brezza fresca del mattino entra dalle finestre spalancate: l’inverno è sempre troppo lungo ma finalmente è finito e l’energia e il benessere che sento ora che è arrivata la primavera non sono simulati.

L’arrivo di questa stagione porta realmente con sé ottimismo e voglia di fare, di rinascere, di rinnovarsi e migliorare: alzi la mano chi almeno una volta in primavera non ha fatto il proposito di iscriversi in palestra, fare una dieta, cambiare taglio di capelli o comprare un nuovo indumento!

Apro l’armadio per il cambio di stagione e trovo un mare di capi che non metto più, ma che non ho il coraggio di buttare; ad ognuno di essi è legato un ricordo. Mi vengono in mente i consigli letti tempo fa in un simpatico manuale scritto da un giovane monaco buddhista:

Il tempo impiegato per pulire accuratamente ogni angolo del tempio è qualcosa che arricchisce l’anima: per purificarsi dalle passioni oscuranti, spolverare! Per abbandonare ogni attaccamento materiale, pulir via le macchie!
Quando si fanno le pulizie è importante non dimenticarsi del ruolo che le cose hanno svolto, certo, non si può stipare tutto nell’armadio con la scusa che è un peccato buttar via le cose.
Siate grati alle cose che vi sono state utili e quando non ne avete più bisogno fatele risplendere di una nuova luce donandole a chi ne può fare buon uso.”

Keisuke Matsumoto

Monaco buddhista

Ok, seguirò il suo consiglio: prendo coraggio e decido di eliminare diversi vestiti ancora in buono stato, li regalerò dandoli a chi ne ha bisogno. Però… quante cose si tende ad accumulare e quanto è difficile superare anche tutti questi stupidi attaccamenti alla materia!

Pulizie Zen

Eliminare il superfluo

Ma la pulizia non è solo esteriore.. La primavera è la stagione ideale per praticare gli Shatkarma, soprattutto Shanka Prakshalana, che personalmente già eseguo da diversi anni a ogni cambio di stagione.
La primavera infatti, secondo la medicina orientale, è la stagione in cui il fegato, ma anche tutti gli altri organi emuntori, lavorano alacremente per depurare il corpo da tutte le tossine accumulate in inverno e tutte le cure disintossicanti intraprese in questa stagione sono particolarmente efficaci.
(Se sei interessato all’argomento depurazione, leggi anche “Saucha, il corpo è il tuo tempio, depuralo”)

Shanka Prakshalana, il lavaggio dell’intero circuito digestivo

Che ne dite di praticare Shanka Prakshalana assieme? Sicuramente chi già la conosce sa che inizialmente sarebbe meglio praticarla con un Maestro che ti segue per non fare errori. Tuttavia, per chi vuole tentare, cercherò di dare indicazioni di tutto quello che si deve e non deve fare, step by step, il più precise ed affidabili possibile, per poter eseguire la pratica a casa in sicurezza ed evitando errori grossolani.
Accoglierò con gioia i feedback dei lettori del Giornale dello Yoga che vorranno fare domande, osservazioni, esprimere dubbi, informarmi dei risultati della pratica.
Questa esperienza di pulizia si può fare da soli, nella propria intimità e ritmi personali, o si può condividere assieme ad amici, compagni di vita e di studio o in famiglia, in una situazione rilassata.

Certo è che ognuno deve avere un bagno a disposizione in qualsiasi momento. La descrizione è necessariamente lunga, vi consiglio di leggere fino alla fine l’articolo, stando bene attenti a seguire tutte le indicazioni.
Se per voi non ci sono tutte le condizioni necessarie per poterla eseguire in questo momento, rimandate a data più propizia o eseguite la versione più ridotta, Laghoo Shanka Prakshalana, che permette di bere solo sei bicchieri di acqua salata, con un buon effetto lassativo, ma non così profondo come la versione completa di Shanka Prakshalana.

Intestino

L’intestino, il nostro secondo cervello

Tutti conosciamo il sistema nervoso muscoloscheletrico (che consente l’attivazione volontaria dei muscoli tramite impulsi nervosi che provengono dal cervello) e il sistema nervoso autonomo (che, autonomamente dalla nostra volontà, controlla alcune funzioni del corpo, quali la funzione attacco-fuga, tramite il sistema nervoso simpatico, o la regolazione del respiro, del battito del cuore, della digestione, etc., tramite il sistema nervoso parasimpatico). La grande rivelazione è avvenuta quando alcuni studi scientifici hanno confermato l’esistenza di un terzo sistema nervoso inconscio nel nostro corpo, anche detto il nostro “secondo cervello”, cioè il sistema nervoso enterico. Esso, pur mantenendosi in stretta comunicazione con il cervello, ha anche l’abilità di agire indipendentemente e di influenzare il nostro comportamento. Nel nostro intestino è stimato che vi siano tra i 400 e i 600 milioni di neuroni e che vengano sintetizzate il 95% della serotonina (il cosiddetto “ormone del buonumore”) e il 50% di dopamina prodotte dal nostro organismo. Negli ultimi anni inoltre c’è stata un’esplosione di affascinanti ricerche che indicano che alcuni batteri intestinali potrebbero essere collegati a malattie cardiache, al cancro del colon, allo sviluppo di obesità e alla sclerosi multipla.

Un intestino ben funzionante è una parte vitale di un corpo sano: ha il suo ruolo nella digestione, influenza il sistema immunitario, mantiene l’equilibrio idrico del corpo. Un intestino che non evacua regolarmente, invece, a causa di stress, sedentarietà o eccesso di cibo, accumulerà residui tossici che potranno essere riassorbiti dai villi intestinali e rimessi in circolo nel sangue, intossicandolo.
Il Dr. Norman Walker nel suo libro “Colon Health” (La salute del colon) afferma che si possono accumulare più 10 chili di residui tossici nel nostro intestino e che questo può causare diversi sintomi, tra cui affaticamento, depressione, dolori muscolari e articolari, scarsa memoria, infezioni dell’apparato genitale ed alterazioni cutanee, indebolimento del sistema immunitario.

Cos’è Shanka Prakshalana o Varisara Dhauti

La tradizione yogica, nella sua profonda saggezza, era a conoscenza di tutto questo già da molti secoli. Nei testi antichi quali le prime Yoga Upanishad, l’Hatha Yoga Pradipika e la Gheranda Samhita si accenna agli Shat Karma, tecniche di purificazione del corpo, da praticare prima del Pranayama; tra queste troviamo anche Shanka Prakshalana.

Dal sanscrito, shanka significa “conchiglia” e prakshalana “lavare”. La traduzione ci riporta alla simbologia della conchiglia, che rappresenta il nostro intestino. In questo caso Shanka rappresenta tutto il tratto alimentare, dalla bocca all’ano.

La pratica è relativamente semplice, rispetto ad altre veramente improponibili per noi praticanti occidentali, e consiste nell’ ingerire dai tre ai cinque litri di acqua salata, nella razione di un cucchiaio di sale marino (meglio se integrale biologico o dell’Himalaya) per ogni litro d’acqua, alternando l’assunzione dei liquidi con l’esecuzione di specifiche asana.
La proporzione salina è molto importante per garantire l’effetto “sifone”, come lo chiama Andrè Van Lysebeth, uno dei pionieri dello yoga in Occidente e uno dei maggiori esperti di questa disciplina ed autore di numerosi libri.

Cascata Shanka

Grazie alla pressione osmotica che si crea nell’intestino, conseguente all’introduzione di una grande quantità di acqua salata, sentiremo un urgente bisogno di evacuare l’acqua ingerita. Immaginate di tirare lo sciacquone del water: l’acqua viene giù a cascata e porta via con sé tutte le impurità. In più l’acqua calda e il sale hanno un effetto emolliente per l’intestino, togliendo muco, ossiuri e le incrostazioni più resistenti (a volte i residui e le feci stagnanti possono avere addirittura la consistenza di catrame indurito). Alla fine della pratica l’acqua eliminata dall’intestino dovrà essere limpida come quella che abbiamo bevuto, testimoniando che l’intestino sarà completamente pulito!

“L’acqua è il fondamento della vita. In una casa normale l’acqua si trova in cucina e in bagno. L’acqua entra nel nostro corpo, circola e poi viene espulsa, ritornando alla natura. Si narra che Ususama abbia raggiunto il nirvana mentre si trovava in bagno, e per tal ragione è considerato un luogo sacro.”

Keisuke Matsumoto

Monaco buddhista

Come si fa Shanka Prakshalana?

1. Preparazione

Prima di iniziare con la pratica vera e propria è consigliato seguire una dieta vegetariana, eliminando tutti gli eccitanti (caffè, tè, alcool, sigarette), cioccolato, spezie piccanti e peperoncino, da sette a tre giorni prima, ed iniziare già a praticare la serie di asana in modo da memorizzarla bene. Se siete molto costipati, nei giorni precedenti si possono fare dei clisteri e, per i più coraggiosi, praticare Vamana Dhauti, cioè il vomito autoindotto, per eliminare il cibo stagnante che spesso risiede nello stomaco (ma se avete lo stomaco molto sensibile, soffrite di gastrite o di reflusso gastro-esofageo, meglio non farlo)!

2. Fasi iniziali

E’ indispensabile avere a propria disposizione un intero giorno libero da tutto, può essere una domenica o un tuo giorno libero al lavoro. Stacca computer, telefonini e tv (difficile vero?), perché è necessario dedicare a se stessi tutta una giornata.
Alzati presto la mattina, a digiuno, e scalda almeno tre litri d’acqua sui 37-40 gradi con la giusta quantità di sale (un cucchiaio per litro). Preparati un angolo tranquillo in cui stendere il tappetino da yoga e inizia a bere due bicchieri di acqua, lentamente senza fretta. All’inizio è facile, dopo un po’ meno. Bada bene di mantenere l’acqua a temperatura costante, se troppo calda può irritare, se troppo fredda non fa effetto, in realtà ha il sapore di un brodo tiepido.
Dopo i primi due bicchieri inizia ad eseguire le asana. Tieni conto che tutta la serie di esercizi non dura più di cinque minuti, quindi è abbastanza dinamica, ma se man mano inizi a stancarti, falla più lentamente, con il tuo ritmo, curando la respirazione e soprattutto, se c’è un irrefrenabile bisogno di andare in bagno, fallo e dopo riprendi da dove avevi lasciato.

3. La serie di asana

Le asana per Shanka Prakshalana sono molto semplici. Il ciclo delle cinque posizioni dura pochi minuti ed è diretto ad aprire le cinque valvole del canale alimentare.
Non ti preoccupare per la quantità di sale che stai ingerendo perchè, a causa della elevata concentrazione salina, i reni non assorbiranno questi liquidi, ma l’acqua scenderà lungo tutto il tubo digerente e verrà eliminata direttamente attraverso l’intestino, con appunto l'”effetto sifone”.

Tadasana

Apre la valvola esofagea.

In piedi, piedi aperti circa 10 cm, solleva le braccia in alto ai lati della testa. Intreccia le dita palmi verso il cielo. Sollevando i talloni e allungando tutto il corpo inspira stirandoti verso l’alto.

Tieni la posizione per qualche secondo, espirando porta i giù talloni e appoggia i dorsi delle mani sulla testa.

Ripeti l’esercizio 8 volte. Durata circa 40 secondi.

Tadasana

Tiryaka tadasana

Apre la valvola pilorica.

In piedi, piedi aperti quanto il bacino, solleva le braccia in alto ai lati della testa, intreccia le dita, palmi verso il cielo, inspira senza sollevare i talloni e allungando tutto il corpo stirati verso l’alto, espirando flettiti a destra e rimani nella posizione pochi secondi inspirando, torna con le braccia in alto ed espirando flettiti a sinistra, trattieni pochi secondi e torna al centro, questo è un ciclo.

Ripeti l’esercizio 4 volte, 4 x 2= 8 volte. Durata circa 40-50 secondi.

Tiryaka Tadasana

Kati chakrasana

Apre la valvola ileocecale.

In piedi, piedi aperti quanto il bacino, poggia il pugno della mano destra dietro la schiena e il palmo della mano sinistra sulla spalla destra, inspira ed espirando fai una piena torsione a destra del busto, guardando il tallone sinistro, non sollevare i piedi! Mantieni la posizione per qualche secondo poi ritorna al centro inspirando.

Ripeti 4 volte per lato alternando destra e sinistra per un totale di 8 volte. Durata 30 secondi.

Kati Chakrasana

Tiryaka bhujangasana

Stimola la peristalsi intestinale.

Proni, i piedi puntati e divaricati circa mezzo metro, i gomiti piegati ai lati del busto, mani accanto al petto. Inspirando stira le braccia sollevando il petto, espirando esegui una torsione della testa e del busto a destra, guardando il tallone sinistro, stai nella posizione per qualche secondo, inspirando riporta la testa al centro.

Ripeti l’esercizio dall’altro lato, 4 volte per lato per un totale di 8 volte. Durata 40 -50 secondi.

Tiryaka Bhujangasana

Udarakarshanasana

Apre lo sfintere anale.

Siediti accovacciato con i piedi divaricati e i palmi delle mani sulle ginocchia. Inspirando porta il ginocchio destro a terra vicino al piede sinistro, pressando lo stomaco con la coscia sinistra; allo stesso tempo, spingi il ginocchio sinistro verso destra. Espirando, gira la testa a destra guardando oltre la spalla. Mantieni la posizione per qualche secondo, poi inspira e ritorna alla posizione di partenza.

Ripetere l’esercizio dall’altro lato, 4 volte per lato per un totale di 8 volte. Durata 40-50 secondi.

Udarakarshanasana

4. La continuazione

Bevi due bicchieri alla volta e continua le posture. Normalmente verso il quinto, sesto bicchiere arriva lo stimolo di scaricare; l’effetto sifone è immediato, quindi non rimanere in bagno più del necessario, ritorna al tappetino bevi ancora due bicchieri e fai le asana. Non andare però in bagno se non senti l’urgenza, non sforzarti, tutto accadrà naturalmente. Se è la prima volta che esegui questa tecnica potrai dover bere più bicchieri di acqua prima che ci sia il primo stimolo ad evacuare, questo è del tutto normale, tu continua con calma a bere due bicchieri e ad eseguire il ciclo di asana, vedrai che alla fine riuscirai a portare a termine la tua missione, non demordere!

All’inizio le feci saranno solide, man mano più liquide e alla fine l’acqua evacuata sarà sempre più limpida, dal colore lievemente giallastro, quasi pura, solo allora la pratica sarà conclusa.

5. La fase finale

La pratica può durare dalle due alle quattro ore, ma col tempo diventerai più sicuro e quindi i tempi si potranno accorciare. Circa tre litri d’acqua dovrebbero essere sufficienti, anche se all’inizio magari ce ne potranno volere un po’ di più, è soggettivo.

Terminata la pratica lavate bene e ungete l’ano con una crema emolliente o dell’olio, ma non fate doccia o bagno. Potresti sentirti spossato e potrebbe calare lievemente la temperatura corporea, mettiti a letto coperto, o anche sul tappetino, ma fai attenzione a non prendere freddo.
Riposati, senza dormire, per circa 45 minuti, un’ora, ma non di più, e non bere acqua altrimenti ricomincerà l’effetto sifone. In questo momento il tuo intestino è pulito ma anche molto sensibile, come quello di un neonato, e anche tutto il tuo organismo è più sensibile per effetto di questa forte disintossicazione.

6. Il primo pasto 

Dopo questo breve riposo mangia del riso non salato non integrale, meglio se biologico, stracotto accompagnato con lenticchie, o mung dhal, che avrai avuto cura di preparare prima.
Al momento di mangiarlo, aggiungi circa 40 gr. di burro, o ghee, olio spremuto a freddo o olio di cocco biologico. Ora puoi bere acqua tiepida, o tisane di tiglio, cardamomo, o finocchio. Dopo circa sette ore fai il pasto serale, sempre a base di riso e lenticchie.

7. Goditi la depurazione

Riposati, ma cerca di non dormire, almeno per tutta la durata della digestione. Non fare alcun esercizio fisico, neanche asana, sentiti pulito e vuoto, liberato dall’eccesso di tossine e di cibo, dall’eccesso di stimoli esterni, fai emergere sensazioni e ricordi, rimani in silenzio.
Non pensare di star perdendo tempo, o di essere improduttivo, ora sei più leggero e contento con poco. Il corpo ti comincia a parlare, sarai più sensibile al gusto dei cibi, agli odori, sentirai la necessità di poco cibo, pulito e semplice. Potrai poi anche dormire o ascoltare della musica rilassante.

Medita, leggi libri, non parlare subito ad altri di questa esperienza. Lascia che l’assenza di informazioni e il silenzio creino un vuoto creativo dentro di te, lo scoprirai in seguito!

L’ alimentazione dopo Shanka Prakshalana

I giorni successivi mangiate regolarmente evitando assolutamente, per circa due settimane, yogurt, latte e latticini, frutta fresca (soprattutto frutta acida, come il limone) e verdure fresche (soprattutto pomodori, patate e melanzane), sottaceti, prodotti animali, cibi piccanti, dolci, uova, pomodori, patate e melanzane, tutti gli eccitanti, alcool e tabacco. La dieta consigliata dovrebbe includere i cereali quali riso grano ed altri, verdure a basso contenuto acido, semi oleosi, legumi.

E’ necessario ingerire cibi che aiutino a ricostituire la mucosa dell’intestino senza irritare, come i cibi summenzionati che possono provocare crampi e dolori, quindi meglio evitarli per almeno due settimane.  Riso stracotto e burro od olio leniscono l’intestino e contribuiscono a ricostituire una nuova mucosa protettiva in quanto quella vecchia è stata completamente eliminata.

Alimentazione Shanka Prakshalana

Controindicazioni e precauzioni

Non devono praticare Shanka Prakshalana le donne in gravidanza o durante le mestruazioni, chi soffre di ulcera, gastrite, colite ulcerosa, ernia, epilessia, chi ha subito recentemente operazioni chirurgiche, chi ha calcoli renali o biliari, chi ha valori della pressione arteriosa alterati, troppo alti o troppo bassi, chi soffre di patologie cardiache e i minori di 15 anni.
Non è indicato eseguirla quando è troppo caldo, troppo freddo o quando piove, mentre è buona norma eseguirla sempre ai passaggi di stagione.

I benefici di Shanka prakshalana

I benefici di Shanka Prakshalana sono molteplici: purifica il sangue, tonifica il fegato e gli altri organi addominali e, a livello energetico, Shanka Prakshalana elimina i blocchi dei nadi, i canali energetici, e purifica tutti i chakra preparando la strada a stati di coscienza più elevati.

Riflessioni personali

Potremmo considerare Shanka Prakshalana come una pratica di igienismo, il che va pure bene, ma possiamo anche cogliere l’occasione per trasformare questa pratica in un rituale di purificazione interiore, scoprendo l’importanza della qualità dell’intenzione che mettiamo in ogni semplice atto della nostra vita quotidiana, intenzione che può elevare un gesto apparentemente insignificante a vera e propria “offerta”.

Tutto ciò ci ricollega allo yoga di Patanjali, come ad altre tradizioni spirituali, toccando temi quali l’accumulare (Aparigraha), la pulizia (Saucha), l’accontentarsi (Santosha), l’ardore nel perseguire un proposito fino alla sua realizzazione (Tapas), la riflessione su di sé e sul Sé (Swadyaya), e infine Ishwara Pranidana, la fiducia e l’abbandono verso quella fonte di intelligenza cosmica, che “move il sole e l’altre stelle”.

Conclusioni

Per concludere vorrei parlare con le parole intense e profonde di Andrè van Lysebeth che coglie l’intima connessione tra corpo e interiorità, tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande:

“Il nostro corpo è intelligente anche nelle funzioni organiche più umili, quelle che consideriamo più vili. Nell’intestino, l’intelligenza del corpo compie operazioni biochimiche e biofisiche estremamente complesse. Lo scienziato per realizzare ciò dovrebbe disporre di immensi laboratori muniti di apparecchi ultra perfezionati. Il nostro intelletto non è che una funzione del corpo, esso è uno strumento come un altro e la mente stessa non ha significato se non integrata nel Corpo.

Quando lo Hatha Yogin comunica col proprio Corpo, comunica con questa intelligenza superiore che l’abita, di cui è manifestazione, e riconosce questa sua intelligenza superiore come la sua intelligenza. Il nostro corpo è impregnato di coscienza, fin nella più infima cellula, quando egli esegue un asana lascia che la sua coscienza penetri tutte le fibre del corpo, si apre alle forze sottili che lo percorrono, si integra al suo proprio corpo, perché lo yoga è integrazione. Ogni cellula è un’unità che si integra nell’organo, che a sua volta si integra nell’organismo umano, anche l’intelletto e la mente devono integrarsi nel corpo, nell’ambiente, nel Cosmo. Questa integrazione cosmica va dall’atomo alla stella, passando attraverso la cellula, ed è l’essenza dello Yoga. Questa armonica integrazione è possibile solo iniziando dall’integrazione del corpo…”

Andrè van Lysebeth

Maestro di Yoga e pioniere dello Yoga in Occidente

Bibliografia

Il secondo cervello di Michael Gershon
Hatha Yoga Pradipika
Gheranda samhita
Asana Pranayama Mudra Bandha, Swami Satyananda Saraswati
Perfeziono lo yoga, Andre’ van Lysebeth
Manuale di pulizie di un monaco buddhista, Keisuke Matsumoto

Articolo originale del 22/4/2016 – Editato e aggiornato il 22/3/2017

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Shanka Prakshalana: la conchiglia lucente
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Shanka Prakshalana è una tecnica di lavaggio dell'intero circuito digestivo. Che ne dite di praticarla assieme? I benefici sono molteplici: elimina i blocchi dei nadi, i canali energetici, e purifica tutti i chakra preparando la strada a stati di coscienza più elevati.
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Il Giornale dello Yoga
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Lorena Arcidiacono insegnante della Federazione Mediterranea Yoga.
Mi sono specializzata in Yoga nidra con Micheline Flack, in yoga per l'educazione dei bambini con Mirella Perlasca, e yoga donna con Barbara Woehler.
Mi trovi su facebook come Scuola Satori o alla mia pagina personale.

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3 Commenti su "Shanka Prakshalana: la conchiglia lucente"

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manu
Ospite
manu
Salve bellissimo articolo e molto ricco, mi ha sollecitato alcune domande… Intanto pratico lo Shank prakshalana, per me è sempre diverso… dipende da tanti fattori. Per quanto riguarda il Vamana Dhauti che è semplice rispetto allo shank mi chiedo se non sia indicato farlo dopo (o per terminare lo shank, come indicato da alcuni se non ce la si fa più, e vomitare eventuale acqua/sale nello stomaco) come completamento della pulizia dell’intero apparato digerente? Non so istintivamente a me verrebbe così , ma di sicuro rappresenta uno sforzo in più per l’organismo! Altre domande riguardano l’alimentazione, sono perplessa sull’assunzione da… Continua a leggere »
lorena arcidiacono
Ospite
lorena arcidiacono
Scusa,ma mi hanno avvertito ora del tuo commento, sennò ti avrei risposto subito. Con la pratica di Shanka aumenta la sensibilità del tuo corpo, e quindi sarà lui a dirti cosa va bene o no per il tuo organismo, basta ascoltarlo. A me è capitato dopo di non aver più voglia di mangiare alcuni cibi, tipo le carni, o il caffè, perchè il tuo colon è così pulito che l’organismo rifiuta o addirittura prova nausea per alcune sostanze particolarmente intossicanti e vuole solo cibi semplici e puliti.Ma tutto è soggettivo,Se hai voglia dopo Shanka di mangiare carne e bere caffè… Continua a leggere »
marco
Ospite
marco

articolo molto interessante. Grazie!

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