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Il segreto dell’Universo tra Atman e Maya

Il segreto dell’Universo tra Atman e Maya

“Gli scienziati vogliono spiegare come si genera la coscienza investigando la materia del cervello, gli yogi vedono la coscienza ovunque e vogliono spiegare come si genera l’ignoranza”.

(Tratto da: Fabio Valis, Yoga per l’Anima, edito da Claudio Nanni Editore, Ravenna 2014).

Dal Big Bang alla vita sulla Terra

Indagando l’origine dell’Universo, l’attuale teoria scientifica (almeno quella mainstream) colloca la nascita dell’Universo all’incirca 14 miliardi di anni fa, nascita che inizia da un unico punto di energia e materia super concentrata, come raggomitolata su sé stessa, in uno spazio-tempo anch’esso accartocciato in sé stesso e coincidente con questo minuscolo punto di realtà esistente. Secondo questa teoria, poi in questo punto concentrato avvenne uno spasimo espansivo, ci fu il cosiddetto Big Bang ed in pochi attimi lo spazio-tempo si dilatò assumendo dimensioni cosmiche; tale espansione che continua tutt’ora ad accelerare fa si che stelle e galassie tra loro lontane si allontanino le une dalle altre a velocità crescente e ciò continuerà ad accadere fino al sopraggiungere delle tenebre per tutto l’immenso cielo.

Già negli istanti immediatamente successivi al Big Bang, l’iniziale plasma super caldo di quark e anti quark espandendosi con lo spazio-tempo perdette la sua altissima densità e le sue altissime temperature raffreddandosi velocemente. In questa fase di calo energetico e perdita di calore iniziarono a costituirsi le primordiali particelle, elettroni, neutroni, protoni (che, seppur di poco, vengono prodotti in sovrannumero rispetto alle corrispondenti particelle di antimateria, queste collidendo scompaiono annichilendosi e lasciando nell’Universo prevalere la materia sull’antimateria). Queste particelle di materia barionica a loro volta si aggregarono costituendo gli atomi più semplici, cioè i gas come l’idrogeno, l’elio, il deuterio, e da queste nuvole di gas per la forza dell’attrazione universale si formarono i primi corpi densi e caldi, il cuore stesso delle proto stelle, innescando processi di fusione nucleare. Così l’aggregazione dei nuclei atomici leggeri in nuclei atomici più pesanti formarono i vari elementi chimici, dall’acqua ai metalli, e nuove dirompenti esplosioni stellari e successive aggregazioni di materia generarono i pianeti. Gli stessi corpi viventi costituiti da cellule altro non sono che forme generate da proteine, aminoacidi, catene di grassi, insomma molecole organiche costituite da quegli atomi che nacquero dal cuore delle stelle; il cervello cosciente, cioè la coscienza interiore della presenza dell’“Io sono”, emerge come una funzione di pensiero dall’attività elettrica di complesse reti neuronali, reti di neuroni che in definitiva non sono altro che atomi.

Perdonate questa descrizione che abbraccia la storia dell’universo da 14 miliardi di anni fa fino alla comparsa sulla Terra della coscienza umana, ma nonostante essa sia una descrizione succinta, contiene la verità dell’attuale credo scientifico (o almeno, di quello mainstream): ovvero la convinzione per la quale la coscienza è una funzione prodotta dagli scambi elettrici che avvengono tra i neuroni del cervello; quindi la consapevolezza viene generata dall’ignoranza, cioè dalla materia inanimata dell’Universo.

La cosmologia dello yoga

I mistici yogi dell’India non credevano che dall’ignoranza potesse nascere la coscienza, al contrario, “videro” la presenza infinita dalla coscienza, che chiamarono Atman, ovunque dentro l’universo materiale e oltre lo spazio-tempo. Essi rigettarono l’idea che dalla materia inanimata potesse svilupparsi la coscienza, ciò sembrava a loro un non senso. Ma allora come è stato generato l’universo a partire dalla coscienza?

Se la coscienza Atman è infinita, assoluta, libera, indipendente, autonoma, autoreferenziale e auto generante rispetto all’universo, cos’è e come si è generato questo cosmo a partire dalla coscienza stessa? Perché la coscienza avrebbe generato la materia?

Ebbene, ciò può essere spiegato con una metafora, non è che ci sia un Dio che decide di creare la materia con il fine di voler dare vita all’universo, ma l’universo sarebbe una forma che emana dalla presenza dell’Atman, così come il fumo che vela e nasconde il fuoco dal quale emana. Allora codesto universo, che come fumo denso ricopre e vela la luce della coscienza infinita, fu chiamato maya, cioè illusione, perché in esso la limitata coscienza sensoriale umana è ingannata come da un mago.

Maya è la produzione cosmica dell’illusione velante, lo spazio-tempo come aspetto oscurante che ricopre la realtà divina e cosciente detta Atman. Da questa Maya si crea prima l’illusorio spazio-tempo ed in seguito gli elementi, procedendo dai più leggeri come i gas (Aria), passando attraverso le alte temperature del plasma fuso (Fuoco), ai fluidi (Acqua), ai più condensati come i metalli (Terra). Questa è l’antica teoria della creazione dell’universo, secondo la quale i 5 elementi (i 4 sopra citati insieme allo spazio-tempo), si aggregarono via via formando i mondi e gli esseri viventi, tutti, mondi, esseri divini eterei ed esseri viventi, sono impregnati ed emanati dall’Atman, la coscienza infinita ed unica, che in essi, in noi, si presenta più o meno oscurata o risplendente, più o meno velata o rivelata, più o meno illusa o risvegliata, più o meno schiava o liberata.

Il Laya Yoga

Che ne pensate? Può essere interessante, ma non si tratta solo di confrontare tra loro visioni cosmologiche ed esistenziali, non si tratta solo di ragionare o avere fede; nello yoga si tratta di voler sperimentare, di voler intraprendere un viaggio di conoscenza. La scienza sta compiendo questo viaggio, ma non c’è solo quella scienza che guarda all’esterno con telescopi, radiotelescopi, ecc., c’è anche quella scienza che guarda all’interno osservando la presenza intima della coscienza stessa, questa scienza fu chiamata yoga e tra i suoi “strumenti di lavoro” ci sono le pratiche meditative come venivano insegnate in Scuole da maestro ad allievo. Tale è anche il viaggio di conoscenza spirituale intrapreso per esempio nella Scuola di Atman Yoga di Ravenna del maestro Fabio Valis che riscopre lo yoga della dissoluzione, il Laya Yoga, come quella pratica di meditazione nella quale prima si “raccolgono” gli oggetti fisici con le percezioni sensoriali, poi li si lascia andar via, lasciandoli dissolvere nel flusso del tempo, mentre li si osserva perdere le loro forme e nature specifiche per riassorbirsi negli elementi universali (Terra, Acqua, Fuoco, Aria, Spazio-tempo), lo stesso avviene agli organi di senso che si riassorbono nella dimensione relativa corrispondente fino a giungere alla dimensione che non può più essere dissolta: la dimensione della presenza assoluta della Realtà nell’ordine implicito o Atman.

L’ Atman e la ragnatela di Maya

Che rapporto c’è tra la natura del ragno e la natura della ragnatela? All’apparenza sono due realtà differenti, il ragno è un essere vivente mentre la ragnatela è un velo intessuto da fili, la casa del ragno. Ma guardando la cosa da un altro punto di vista, si può dire che il ragno è costituito da un esoscheletro, dalla carne, nervi, sangue e altri liquidi, se non ci fossero tutte queste componenti non ci sarebbe il ragno, per esempio se non ci fossero i suoi liquidi che scorrono nel suo corpo, esso sarebbe un ragno disidratato, un ragno secco, morto. Cosa possiamo dire allora della ragnatela che esso emana proprio ricavandola dal suo corpo, intessendo quel velo con fili di saliva, saliva che come detto costituisce una componente della sua natura vivente? Possiamo dire che anche la ragnatela in un certo qual modo è parte, partecipa, della stessa natura del ragno, anche se appare come distinta da esso? Possiamo in tal modo vedere l’universo come la ragnatela di Maya, cioè un velo di spazio-tempo che emana dall’Atman di pura consapevolezza, che rimane distinto da Maya, ma che tutto considerato sono costituiti dalla medesima realtà? Ogni metafora pensata dall’intelletto presenta dei limiti descrittivi, spiega e non spiega queste cose, così le parole e la conoscenza arrivano sino un certo grado di comprensione; ci vuole l’esperienza diretta sovra mentale, il salto che solo la meditazione trascendentale può dare per realizzare appieno questa Realtà di differenza e identità tra l’Atman e la Maya, tra la verità e l’apparenza, tra la trascendenza immutabile e l’universo mutevole, tra l’umano mortale ed il divino eterno, tra la libertà incondizionata e i condizionamenti karmici.

L’ Universo tra realtà e illusione

Maya è la parola sanscrita che viene tradotta come “illusione” e indica uno dei due concetti fondamentali della spiritualità dell’India, nello specifico della filosofia Vedanta imparentata con le pratiche dello yoga. L’altro pilastro cardine della Via mistica è l’Atman.

Potreste aver già sentito dire che per gli indiani il mondo è illusorio, cioè avvolto nella ragnatela di maya, ebbene cosa vuol dire ciò? S’intende forse dire che il mondo non esiste? Non esattamente, diciamo piuttosto che sì, in un certo senso qualcosa che chiamiamo mondo esiste, ma esso ci appare manifestandosi con forme illusorie, non reali. Cioè i sensi, la mente, l’ego, che costituiscono il soggetto cosciente sono limitati nelle dimensioni di spazio e tempo e causalità, e fintanto che perdurano queste limitazioni della mente stessa non sarà possibile percepire e comprendere la reale natura dell’Universo. L’intelletto è limitato nelle sue funzioni da una visione che rimane circoscritta entro le categorie di spazio-tempo e non può cogliere la Realtà dell’Assoluto, può solo percepire e riconoscere le manifestazioni apparenti, relativistiche e ingannevoli di questo Assoluto.

Il mistico del Vedanta, Swami Vivekananda (1863 – 1902), disse:

Perché non riusciamo a conoscere il segreto dell’Universo? Perché parliamo vanamente accontentandoci delle impressioni percepite dai sensi e continuiamo a correre dietro ai nostri desideri, ricoprendo di nebbie la Realtà. Maya è una constatazione della realtà immediata di questo universo e del modo onde esso si evolve. È la tremenda contraddizione in cui noi viviamo, e cioè che dovunque c’è bene ci deve essere anche male e viceversa; che dovunque c’è vita, la morte segue, come la sua ombra. Questo mondo è una mescolanza di bene e male che si alimentano tra loro, di felicità e sofferenza e che l’accrescimento dell’uno comporta di necessità l’accrescimento dell’altro. Né la felicità né la sofferenza possono esistere da soli, perché essi sono manifestazioni diverse della medesima cosa. Tutto l’universo, tutta l’esistenza è l’espressione di questa maya, la contraddizione e mescolanza di felicità e sofferenza che ci imprigiona con la sua rete di illusioni dalle quali non riusciamo a sfuggire, se non trascendendo la mente stessa“.

Swami Vivekananda

Jnana Yoga, Ubaldini Editore, 1963

Una mente limitata dallo spazio-tempo può solo concepire un mondo anch’esso limitato dalle stesse categorie. Il saggio (che nell’antichità era chiamato drastuh, veggente) è colui che conosce l’illusorietà di queste categorie limitate. Il mondo che per noi esiste, esiste solo in quanto percepito dai nostri sensi, pensato dalla nostra mente che ragiona per processi che si svolgono linearmente nel tempo attenendosi alla concatenazione di eventi cause-effetti; il veggente invece ha scoperto in Sé un’altra verità e sa che questo mondo così concepito è Maya, nebbia, fumo che oscura, ricopre, vela la Realtà assoluta. Nella mente non risvegliata l’infinita coscienza trascendente, cioè l’ Atman, non è percepito nella sua Realtà assoluta, ma è percepito come un Universo tangibile di forme distinte tra loro, perché i sensi e la mente funzionano in questa modalità limitata. A questo punto è ovvio che la risposta al segreto dell’Universo non ci arriverà da un nuovo telescopio più potente, ma che per conoscere la realtà universale bisogna aprire la visione della coscienza e trascendere i sensi, la mente, l’ego.

L’aspirazione alla verità spinse il veggente a ricercare la via per trascendere l’intelletto e la sua illusoria conoscenza, ecco come nacquero le pratiche yoga meditative.

L’anima preso un corpo e velato dalla maya, si dà alla produzione di cause. Con il sesso, gli alimenti, le bevande e altre voluttà si coinvolge – nello stato di veglia e nel godimento. Nello stato di sogno gode il piacere ed il dolore in un mondo proiettato dalla sua stessa immaginazione (Maya). Durante il sonno profondo senza sogni, essendo scomparso ogni oggetto, si dirige verso la condizione di calma. Poi, sotto l’influenza delle azioni compiute in altre esistenze, questa stessa anima dorme da sveglia sperimentando questa bella cosa, completa e multiforme che è il mondo. Supporto, beatitudine, coscienza integrale: tale è Colui (Atman) nel quale si riassorbono e dissolvono i 3 stati (veglia, sogno, sonno profondo). Dall’Atman nascono il prana, la mente, gli organi di senso, lo spazio, i venti, il fuoco, le acque, la terra, i mondi, l’esistente tutto. Questo supremo Atman universale, grande dimora dell’esistente, più sottile di ogni cosa sottile, eterno: in verità è te stesso, perché Tu sei Quello“.

Kaivalya Upanisad, sutra da 12 a 16

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Il Giornale dello Yoga
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Fabio Valis maestro e fondatore della Scuola Atmanyoga iniziò nel 1994 il suo cammino spirituale di allievo attraverso il Raja Yoga insegnato dal bramino Eugenio Pasi nell’ Università creata da Prajapita Brahma.
Dopo la morte del suo maestro nel 1996, a sua volta iniziò a trasmettere gli insegnamenti dello yoga con le sue pratiche di meditazione per rimuovere i condizionamenti mentali che velano la consapevolezza dall’ Atman.
Consapevole che non è da tutti realizzare in questa vita la liberazione che si raggiunge solo con lo svelamento dell’ Atman, insegna in corsi anche individuali, quelle pratiche yoga che meglio si adattano a ciascun allievo e che pian piano scardinano i più pesanti condizionamenti che ostacolano l’evoluzione dell’anima verso la comprensione serena dell’esistenza e della trascendenza, a tal fine nel 2014 ha pubblicato il libro “Yoga per l’ Anima” che può essere richiesto contattando il sito della Scuola di Yoga di Ravenna:

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