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Sahasrara, il culmine del percorso dei chakra

Sahasrara, il culmine del percorso dei chakra

Contrariamente a quanto normalmente si pensa, sahasrāra non è un chakra. In sahasrāra infatti non esistono polarità, ma solo l’unità primaria. Sahasrāra è il silenzio, la quiete, l’assoluto, senza tempo e senza spazio.

Significato

In sanscrito sahasrāra significa “mille”. Per questo si dice che sia un loto dai mille petali. Ma mille implica un numero sconfinato (come il “sette volte sette” della Bibbia), quindi sarebbe meglio dire che sahasrāra è un loto con un numero infinito di petali.

Simbologia

Il loto che rappresenta sahasrara di solito si dice che sia rosso o multicolore. Nell’iconografia cristiana, invece, il bagliore radiante di sahasrāra aperto viene raffigurato come un’aureola, un campo luminoso che emana dalla testa degli esseri realizzati.

Sahasrāra è allo stesso tempo senza forma (nirakara) e con forma (akara), ma trascende entrambe queste definizioni, e quindi non ha riferimento con la forma (nirvikara).

È la quiete perenne della totalità. È Brahman, è Dio. Qualsiasi cosa se ne dica è limitativa, perché non esistono termini, concetti o categorie atti a contenerlo. Non è paragonabile a nient’altro. Trascende tutti i concetti e tuttavia è la fonte di tutti i concetti.

Sahasrara

Sahasrara non è un chakra… ma allora che cos’è?

Sahasrāra agisce sul nulla eppure sul tutto. È al di là di qualsiasi cosa e allo stesso tempo è qui. È il culmine della progressiva ascensione attraverso i chakra. La corona simboleggia l’espansione all’infinito della consapevolezza. La potenza dei chakra in realtà non risiede nei chakra stessi, ma in sahasrāra. I chakra sono solo interruttori, ma il potenziale è tutto in sahasrāra.

In termini più pratici, sahasrāra può essere definito come il nostro accesso energetico a espressioni della realtà che si trovano oltre le dimensioni dell’esistenza quotidiana. Più sahasrara si apre, più diventa intima la nostra connessione con la consapevolezza divina dell’unità tra tutte le cose.

Quando sahasrāra si apre, la gioia diventa parte integrante della vita quotidiana. L’esperienza interiore della spiritualità diventa una manifestazione spontanea con cui si convive pur continuando a condurre la propria normale esistenza. Talvolta si ha chiara percezione dei meccanismi della mente conscia e subconscia

Uno scarso afflusso di energia a sahasrāra invece produce egocentrismo e limitatezza di vedute, totale mancanza di meraviglia per la ricchezza dell’universo, incapacità di liberarsi da una visione del tutto materialistica dell’esistenza. La creatività si inaridisce per mancanza di ispirazione e si diventa inclini agli estremismi.

Sahasrara

Sahasrara e Samadhi: sono la stessa cosa?

Satyānanda Sarasvati nel suo libro Kundalinī yoga, propone una interessante teoria: secondo lui sahasrāra è sinonimo di samadhi.

Ai tempi in cui Patanjali scrisse il suo Yoga sutra, i tantrici erano molto malvisti a causa del cattivo uso che facevano delle siddhi, cioè le facoltà ultrasensoriali acquisite tramite le loro pratiche, quindi quando parla del samadhi parla in realtà dell’ascesa della coscienza attraverso i chakra, perché sahasrāra e samadhi anche per lui sono la stessa cosa.

Espandi il tuo livello di consapevolezza verso l’Infinito.

Pratica su un materassino naturale decorato con lo Yantra di Sahasrara.

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Le Asana di Sahasrara

La pratica delle asana legate a Sahasrara induce il praticante in uno stato di trascendenza e meraviglia, stato in cui è possibile sia vedere il collegamento tra il sé individuale e il resto dell’universo sia conoscere veramente sé stessi, quello che si è veramente.

Ecco la lista delle asana del Giornale dello Yoga che attivano Sahasrara:
Ardha Sirsasana
Padmasana
Sirsasana

 

Questo articolo è stato estratto dall’ebookIl piccolo libro dei Cakra” di Sighé.

 

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Sahasrara, il culmine del percorso dei chakra
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Sahasrara, il culmine del percorso dei chakra
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In sahasrāra non esistono polarità, ma solo l’unità primaria. Sahasrāra è il silenzio, la quiete, l’assoluto, senza tempo e senza spazio...
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Il Giornale dello Yoga
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Sighé ha passato la maggior parte della sua vita a leggere, studiare e tradurre. Da quando ha imboccato la via, sa con certezza che per lei silenzio e servizio sono la scelta migliore.

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