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Il respiro, questo sconosciuto

Il respiro, questo sconosciuto

Non parlerò di pranayama, sia chiaro. Se hai iniziato a leggere questo articolo pensando di saperne di più su anuloma viloma, kapalabhati ecc., puoi smettere di leggere.

Voglio invece parlare della respirazione durante tutta la pratica. Perché lo yoga è soprattutto respirazione, prima ancora di essere asana e meditazione. Perché se non s’impara prima di tutto a respirare, che senso ha rimanere in una posizione magari pure per dieci minuti?

I Muscoli Si Muovono Quando Respiriamo

No, non ho scoperto l’acqua calda. Dire che certi muscoli lavorano quando respiriamo, è meno banale di quello che pensiate. Quanto siamo consapevoli del nostro respiro quando pratichiamo? La maggior parte degli insegnanti di yoga dicono agli allievi solo di respirare con il diaframma e dopodiché non si sentirà mai più parlare del respiro. Altri, invece, non parlano proprio mai del respiro, e magari mettono un allievo in chakrasana per almeno un minuto, e quel poveretto se ne sta lì con il fiatone, sfinito, e manca poco che vada in iperventilazione. E allora tanto vale andare in palestra!

Una volta raggiunta la posizione, il respiro deve essere sempre rilassato. A occhi chiusi, si dovrebbe riuscire a dimenticare in che posizione ci si trova, pure se si è a testa in giù con le gambe per aria.

Respirare nel guerriero

Quando diciamo che i muscoli si muovono non stiamo parlando solo del diaframma, ma di piccolo pettorale, sternocleidomastoideo, intercostali esterni, dentato posteriore e scaleni quando inspiriamo, e di intercostali interni e retto addominale, obliqui e trasverso dell’addome, quando espiriamo.

Come spiega il maestro Dr M.V. Bhole, fautore dello Yoga terapia, i nostri muscoli sono spesso in tensione durante la giornata e ciò modifica anche il nostro modo di respirare. Riequilibrare il respiro può fare ordine anche all’interno della nostra coscienza e migliorare la salute, andando proprio ad agire sui diversi gruppi muscolari, allungandoli, ma sempre senza sforzo.

È fondamentale, quindi, ascoltare la nostra mente, ma anche e soprattutto il respiro e il nostro corpo, e ciò può avvenire solo se restiamo immobili in posizione, e se restiamo in tadasana, virasana o in shavasana a lungo, anche prima di passare da un lato all’altro delle asana.

Per esempio, una volta praticata l’asana dal lato sinistro, sarebbe bene tornare in tadasana o virasana, e restare in ascolto per percepire le differenze tra un lato e l’altro, per capire cos’è successo al nostro corpo, com’è cambiato il respiro, e solo allora proseguire nel praticare l’asana anche dal lato destro.

Respirare

Preparare i polmoni alla pratica, come si fa?

Il maestro Patrick Tomatis insegna un’altra cosa fondamentale. Ci sono tipi di yoga che fanno iniziare la pratica direttamente in una asana, e non stiamo parlando di shavasana, ma magari di una posizione di vertice come bhujangasana. Il maestro francese, invece, inizia con un esercizio mirato a cambiare il volume residuo all’interno dei polmoni, e poi con un esercizio per l’allungamento del diaframma.

Per il volume residuo: si parte da shavasana, si piegano le gambe mantenendo le piante dei piedi a terra, talloni vicino ai glutei. Si sale con testa e spalle e si portano le braccia avanti e le mani vanno tra le cosce. Tutto questo compiendo una profonda espirazione per quattro cinque volte.

Per l’allungamento del diaframma: sempre da shavasana, si porta una gamba piegata al petto, si mettono le mani sul ginocchio, tenendo ben aperti i gomiti, e s’inspira forte solo dal petto, mantenendo a terra spalle e scapole, e quando arriva l’espiro si torna in shavasana. Lo si fa con l’altra gamba. Poi s’inspira nuovamente sempre alzando bene il petto con la gamba piegata vicino al busto, ma questa volta si butta fuori un po’ d’aria solo dall’addome, si contrae l’addome, e con l’addome contratto si compie un’altra forte inspirazione.

Poi lo si fa ancora ma senza mani sulle ginocchia, solo mantenendo la gamba piegata.

Alla fine si piegano entrambe le gambe, si portano al petto e si abbracciano. Il respiro a questo punto è chiuso sul davanti e possiamo sentirlo compiere come una specie di massaggio sulla schiena.

Respirare in Bhujangasana

Il Respiro È Magia

L’insegnante di yoga del respiro di Milano, Rino Siniscalchi, è decisamente un rivoluzionario in fatto di espirazione e inspirazioni, e la parola rivoluzionario l’ha pronunciata una mia allieva quando si è trovata a dover inspirare per scendere in paschimottanasana. Avete letto bene: inspirare. L’allieva in questione frequenta anche un altro corso di yoga, dove ovviamente le hanno insegnato a espirare per portare la schiena in avanti. Quando le ho detto di fare esattamente il contrario, e di usare l’inspiro per inclinarsi in avanti, le si è aperto un mondo. Ha notato subito che inspirare l’aiutava molto ad allungare la colonna e quindi a guadagnare centimetri. Quando arrivava l’espiro, invece, si doveva fermare. Quando arrivava un altro inspiro, doveva procedere. E questo metodo viene usato anche durante le torsioni. All’inspiro ci si gira, all’espiro ci si ferma.

Inspirare durante la torsione impedisce alle vertebre di schiacciarsi, e la colonna vertebrale rimane molto più dritta, impedendo all’allievo di ritrovarsi “insaccato” e chiuso nelle spalle. Una volta raggiunta la posizione finale o il proprio limite, -perché è bene ricordare che non è obbligatorio raggiungere la posizione finale se non con il tempo e una costante pratica- allora ci si può fermare e cominciare a inspirare ed espirare in maniera naturale e rilassata.

Ma non finisce qui, perché sempre il maestro Rino Siniscalchi, insegna a fermarsi in ascolto del respiro. In paschimottanasana, per esempio, come si può pensare di respirare con il diaframma e basta? Se ci si ferma in ascolto, si potrà notare che il respiro sul petto e nella parte addominale, in realtà è completamente chiuso e quasi assente, ed è invece ben presente sulla schiena, soprattutto all’altezza delle scapole.

Restare in ascolto del respiro può rivelarsi una magia, un potere meraviglioso. E l’effetto miracoloso del respiro può agire anche per andare a massaggiare quelle parti che durante una asana magari hanno faticato molto. Se per esempio dopo trikonasana abbiamo sforzato molto i muscoli obliqui, è bene tornare in tadasana e restare in ascolto, per capire quali sono le parti del nostro corpo che si sono affaticate, e una volta individuati i punti, si può provare a portare il respiro sulla parte dolente e massaggiare la zona con le ispirazioni e le espirazioni, per sciogliere ogni tensione e contrattura.

Respirare in Trikonasana

Volontario e Involontario

Il respiro si può e si deve imparare a governare. Il respiro cambia durante le asana, non può essere sempre uguale, non può trovarsi sempre nello stesso posto se ci troviamo in posizioni diverse. Se pratichiamo un’estensione indietro, ovvio che il respiro sarà alto sul petto in maniera involontaria, pur nascendo nella parte diaframmatica, così come se durante una asana portiamo le braccia in alto.

Ma il respiro si può anche trasformare in respiro volontario, portandolo volutamente alto sopra le costole basse.

Quando pratichiamo alla sera, però, è bene tenere il respiro basso e involontario, altrimenti rischiamo di sentirci troppo energici non riuscendo più a dormire una volta andati a letto.

Evitare quindi i banda, kapalabhati, e tutte le asana attivanti, le forti respirazioni, le estensioni.

Sì invece alle asana di chiusura come padahastasana, halasana, mantenendo il respiro basso e sempre involontario, mai sul petto.

Respiro Halasana

Conclusioni

Governare e liberare il respiro, vuol dire liberarsi dalle tossine, dalle tensioni, dai pensieri. Vuol dire favorire la circolazione del prana, che è bene imparare a incanalare fin da subito. Perché il respiro è energia vitale, è il puro soffio della vita, la sua scintilla, e lo yoga non può essere scisso dal respiro. Migliorare la respirazione, vuol dire fare della nostra vita un’esperienza meravigliosa.

È bene quindi che nello yoga i movimenti siano sempre lenti, che si prediliga l’immobilità, che si preveda la partecipazione dell’inconscio e che si respiri bene, sempre.

Anche perché, se non si parla e non si spiega prima di tutto la respirazione, come si può riuscire a parlare di chakra, susumna, kundalini, vayu…

Ma questa è un’altra storia.

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Non parlerò di pranayama, sia chiaro, ma non s’impara prima di tutto a respirare, che senso ha rimanere in una posizione magari pure per dieci minuti?
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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Dejanira Bada trascorre dieci anni nel mondo della musica come giornalista ed è direttore editoriale del sito www.jaymag.it.

Per anni ha praticato Sivananda Yoga e oggi, presso Spazioorbita, a Milano, propone lezioni di “Hatha Yoga e meditazione sulla musica contemporanea” e massaggi e meditazione con le campane tibetane.

Dejanira ha pubblicato il suo primo romanzo “Il silenzio di ieri” a Marzo 2017.
Organizza ritiri yoga nel deserto.. Il suo sito è www.vibrazioniyoga.it

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1 Commento su "Il respiro, questo sconosciuto"

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GilBerto alibrandi
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GilBerto alibrandi
Sono asolutamente d’accordo con te lo yoga è soprattutto ascoltare se stessi eil respiro in particolare. Ho sempre ritenuto valido il principio secondo cui bisogna muoversi lentamente quando si prende l’asana in modo da usare solo i muscoli indispensabili alla presa delle posture e rilassare tutti gli altri in modo che sia il respiro a dettare i tempi del movimento in modo che quest’ultimo rimanga fluido e sottile perché se diventa pesante significa che ci stiamo sforzandosi eccessivamente e questo va contro il principio di sthira sukham asana degli yoga sutra.Ammetto che tengo il diario di pratica yoga in cui… Continua a leggere »
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