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Le quattro parole sul mio sentiero yoga

Le quattro parole sul mio sentiero yoga

L’inizio del mio percorso fu un breve corso sulla Numerologia. Nel 1997 mi trovai in un seminario di tre weekend in cui “la terapeuta guida il partecipante verso una chiarezza certa in relazione al cammino personale da scoprire”. Per la prima volta nella vita pratico alcune meditazioni e ricevo risposte importanti. Era scattato qualcosa, che non sapevo decifrare. Al termine del percorso, ognuno di noi venne invitato a scriversi una lettera. La mia mi fu spedita due anni dopo e da allora è sopravvissuta a due traslochi e, anche se non so mai dove si trova, quando serve spunta da qualche libro o scaffale.

“…questa energia c’è e la voglio conoscere. La voglio liberare ed imparare ad usarla, non posso più fingere che non esista. Forse è proprio questa sua enorme potenza che mi ha spaventata. Sento di dover sgrossare questa energia di tutto ciò che non le appartiene, per quanto ciò possa procurare dolore o conflitto. Non sono arrivata da nessuna parte. È solo l’inizio del mio viaggio.”

Lo Yoga arriva nel 2000, travolgente. La mia personale sfida era semplicemente non mollare: giudizi, senso di inadeguatezza, indolenza erano i miei ostacoli. Ci ho fatto pace, e superarli in classe è stato anche superarli nella vita, che poi continua a metterci alla prova proprio sugli stessi temi.

Nel 2007 incontro il Kriya Yoga di Babaji, una tradizione che fornisce tecniche da applicare quotidianamente: inizia così una nuova fase in cui la disciplina e l’impegno diventano totalmente personali.

Il percorso che ho intrapreso con lo yoga mi ha dato modo di entrare maggiormente in contatto con il corpo, sviluppare una ferrea disciplina, lasciare fluire le emozioni e condividere con gli altri questo benessere per crescere assieme.

Chiara8link

Contatto con il corpo

C’è un immaginario collettivo fatto di Yogi flessuose in top e shorts. E c’è la realtà. La mia storia è quella di tante, tantissime donne. Sovrappeso e scarsa abitudine al movimento avevano reso il corpo uno sconosciuto. Per me era naturale evitare il confronto fisico, come lo era mettere distanza fra me e gli altri, fra me e le emozioni.

Attraverso lo Yoga ho conosciuto il mio corpo ed esplorato per la prima volta il suo potenziale. Ho trovato il mio confine e sperimentato la costanza, che negli anni è diventata disciplina, in classe e nella vita. Quindi sono cambiate, gradualmente e senza sforzo, le mie abitudini alimentari. Nessuna dieta o medicina ci era riuscita, ne ho provate numerose. La pratica continua ha portato la consapevolezza nel rapporto con il cibo e con le emozioni, con il risultato finale di un metabolismo più veloce tanto sul piano fisico quanto su quello emotivo. Ho toccato con le mie mani che mente e corpo sono un organismo unico e mutevole, che come è dentro così è fuori e viceversa.

Disciplina

Sono cresciuta, come tanti di noi, in uno scenario di libertà e con poche strutture, che mi ha permesso di vivere molto intensamente (forse a volte pericolosamente) nel mondo, con una grande avversione all’autorità e molti dubbi riguardo le regole. La mia personale sfida, nell’avvicinarmi allo yoga, era semplicemente non mollare: giudizi, senso di inadeguatezza, indolenza erano i miei ostacoli. Ci sono riuscita, e superarli in classe è stato anche superarli nella vita, che poi continua a metterci alla prova proprio sugli stessi temi. Quando un nuovo lutto familiare mi ha allontanata dai corsi che frequentavo, ho incontrato una tradizione che non ha corsi (nel senso di appuntamenti settimanali) ma fornisce tecniche da applicare quotidianamente: inizia così una nuova fase in cui la disciplina diventa autonoma e l’appuntamento, l’impegno, anche solo con me stessa. Ma anche anche questa modalità avrebbe, di lì a poco, evidenziato i suoi limiti.

Emozioni

Si tende a pensare che lo Yoga sia rilassante, ma non è sempre vero e non per tutti. Credo piuttosto che sia un’opportunità di andare oltre i propri confini: fare Yoga sarà calmante per chi tende ad essere iperattivo, sarà invece una spinta attiva per chi tende all’inerzia.

Nel contesto protetto dello Yoga lasciamo emergere emozioni nuove, impariamo a conoscerle e possiamo capire se e quando ne siamo soggiogati, e decidere cosa farne. Acquisiamo gli strumenti per osservarci con neutralità, analizzando cosa ci spinge ad agire e superando gradualmente la rigida logica delle categorie, della divisione.

Educata nel rifiuto del conflitto e delle emozioni negative, per me i primi anni di pratica sono stati gli anni della rabbia: al termine di ogni lezione ero su tutte le furie, nonostante partecipassi sempre con le migliori intenzioni. Oggi, dopo 15 anni, ho smesso di giudicare “buona” l’assenza di conflitto e “cattivo” il conflitto. Ho smesso di credere che essere buoni sia uguale ad esser giusti.

Rabbia

Condividere per approfondire

Nel 2010, una serie di eventi casuali mi porta all’insegnamento, che all’inizio è uno strumento per riprendere gli studi e le pratiche in modo regolare. Anno dopo anno, da palestre fitness a centri olistici, palestre comunali, parchi e centri yoga, ho passato oltre 1000 ore in classe. Ho avuto il privilegio di vedere persone fiorire, trovare la propria strada, ricordare chi sono, scoprirsi persone migliori. Non succede sempre, e non succede subito, ma quando succede…è la magia della sincronicità, lo specchio che riflette il meglio di noi proprio quando è lì, pronto ad uscire. È una danza fra anime che cercano la chiave per guardare oltre la personalità, una danza di liberazione.

Attrazione

Lo Yoga rende responsabili, nel senso più profondo e impietoso del termine.

“Tutto ciò che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato”

Buddha

Ho fatto esperienza del nostro potere creativo: le immagini che ho lasciato emergere durante le pratiche sono diventate elementi costitutivi della mia realtà. Senza intervento conscio della mente, la candela a forma di loto su cui mi concentravo è diventata un altare in una sala da yoga. Dopo un anno insegnavo in una palestra e in un centro olistico. Mi è successo di visualizzare una posizione di equilibrio sulle braccia, che temevo perché pensavo di non saperla fare; ora è una delle posizioni più naturali. Ho meditato con l’immagine di alcuni mala, e qualche mese dopo sono entrati nella mia vita. Espongo queste tappe con profonda gratitudine, con l’impressione di avere a che fare con una corrente ad altissima frequenza, con cui ho un rispettoso timore ad entrare in contatto.

Chiara8link

Crescita

Il regalo più grande che ho ricevuto dallo Yoga è la ricerca dell’equanimità. Accetto gioia e dolore con la stessa partecipazione, so che passano entrambi. Ho imparato a vedere gli automatismi che mi guidano e a scardinarli per sostituirli con il discernimento, e ad essere pronta a rivedere i miei schemi alla luce dei cambiamenti avvenuti. E’ un processo infinito, ma cerco di vederlo sempre.

Non mi identifico in ciò che faccio né in ciò che gli altri vedono; sono attenta e disponibile con i miei compagni di viaggio, ma subito dopo dimentico e faccio spazio. Oggi, come scritto sulla mia famosa lettera di quindici anni fa, so che “Non è questa la conclusione di un percorso. […] Non sono arrivata da nessuna parte. E’ solo l’inizio del mio viaggio.

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Unisco i puntini per missione.

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