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Le origini dello yoga e l’arrivo in occidente

Le origini dello yoga e l’arrivo in occidente

Non si ha la certezza di quando, come e perché sia nato lo Yoga.

“Lo yoga, tuttavia, non deve essere stato mai praticato soltanto a fini religiosi o spirituali, ma sempre piuttosto per i suoi effetti sul fisico, sul corpo (salute, longevità…), e per ottenere poteri sovrannaturali, magici, di ogni tipo – tra i quali la capacità di entrare nel corpo di un altro.”

André Padoux

Indologo francese

Si dice che la parola Yoga, sia comparsa per la prima volta nella Kaṭhopaniṣad, terzo secolo A.C., rivelata al ragazzo Naciketas da Yama, dio della morte, e il significato a essa attribuito era: “lasciarsi dietro la gioia e il dolore e sconfiggere la morte.”

Dalla Kaṭhopaniṣad

  1. Quando i cinque sensi di conoscenza insieme con la mente cessano l’attività e la ragione più non opera, allora si dice che si è raggiunta la meta più alta.
  2. Questo fermo dominio dei sensi lo chiamano yoga. L’uomo allora non è più turbato: yoga infatti è principio di una nuova vita e fine dei turbamenti determinati dal mondo esterno.

Nella Śvetāśvatara Upaniṣad, terzo secolo A.C., si rileva una procedura in cui il corpo è mantenuto in posizione eretta mentre la mente è sotto il controllo del respiro.

Nella Maitri Upaniṣad si parla di un metodo Yoga in sei parti: pranyama, pratyahara, dhyana, dharana, tarka, samadhi. Questi termini saranno usati da Patañjali, -escluso tarka, che verrà invece usato dagli shivaiti kashmiri- per designare cinque degli otto elementi del suo Ashtanga.

Nella Bhagavadgītā sono esposti tre sentieri dello Yoga nei quali l’aspirante può conoscere il Signore, Kṛṣṇa. Il primo è il sentiero del Karma Yoga (azione), il secondo è Bhakti Yoga (devozione), il terzo è Jñāna Yoga (conoscenza). La Gītā è considerata il “Vangelo dell’India”, dove si promuove l’idea del “vivere nel mondo pur non essendo nel mondo” e rappresenta la conciliazione tra le tre vie per la liberazione.

In tutti i testi menzionati fin qui, non si dà vera importanza alle asana, persino i lavori dei primi tantrici insegnano solo un piccolo numero di posizioni sedute. Ogni asserzione che lo Yoga posturale transnazionale è parte integrante dell’ortodossia yogica indiana è molto discutibile.

È con l’Hatha Yoga che cominciano a comparire alcune delle posizioni che oggi conosciamo. L’Hatha arriva dai nâtha, corrente dello shivaismo risalente al periodo medievale, ma le asana di cui parliamo, comparvero soltanto a partire dal 1500, con testi come la Goraksha Sataka, l’Haṭhayoga Pradīpikā, e la Gheraṇḍa Saṃhitā, che addirittura risale al diciassettesimo-diciottesimo secolo D.C..

Con i nâtha non si escluse più il corpo e i sensi, ma furono coinvolti: tutto doveva essere equilibrato a differenza del passato, dove era previsto solo ascetismo, ritiro, astinenza.

Ma gli Hatha Yogi, nel ‘900, non furono visti di buon occhio neanche dagli indiani stessi, considerati addirittura nemici dei veri Yogi, perché incentrati solo sulla parte fisica di questa disciplina.

Insomma, secondo Singleton, professore alla Cambridge University’s Dharam Hinduja Institute of Indic Research, e autore di “Yoga Body”, la parola Yoga oggi si può definire omonimo di quello che era nell’antichità ma non sinonimo.

L’arrivo in occidente

Non dimentichiamo che gli Yogi, fino agli inizi del ‘900, vennero anche visti come dei fachiri e niente più, dei contorsionisti, persone da cui stare alla larga, soprattutto secondo i cattolici che sbarcavano in India, i quali credevano che gli yogi avessero anche poteri sovrannaturali e che avessero a che fare con l’esoterismo.

Lo Yoga si è trasformato e adattato alle necessità degli occidentali, e questo cambiamento avvenne già in India all’inizio del ‘900, continua Singleton, dove gli stessi indiani iniziarono a praticare Yoga in modo differente vedendolo come un qualcosa di utile per migliorare la propria forma fisica, dopo che grazie al prussiano Eugene Sandow, anche in India arrivò il bodybuilding. Per Sandow, le restrizioni morali della religione e la mortificazione della carne, erano da rimpiazzare con un regime fisico di esercizio e di liberazione del corpo. Le tecniche di auto-miglioramento fisico divennero sostituti quasi religiosi. La re-sacralizzazione del corpo attraverso tecniche ritualizzate di cultura fisica, erano naturalmente elementi importanti nella creazione di un moderno Yoga posturale.

Negli anni ’60, durante l’esplosione del “Flower Power“, lo Yoga venne portato all’attenzione dei giovani Americani ed Europei, grazie anche all’icona spirituale Maharishi Mahesh Yogi, il guru dei Beatles, che rinforzò la posizione dello Yoga nell’immaginario popolare e ispirò molti a seguire il percorso hippie verso l’India alla ricerca di stili di vita e filosofia alternative.

L’attenzione dei media portò lo Yoga più vicino al pubblico, e la stampa e i programmi televisivi negli anni ’60, ’70, incoraggiò molti ad avvicinarsi a questa pratica nella comodità della propria casa.

Gli anni ’70 e ’80 furono un periodo di consolidamento dello Yoga in occidente, con la fondazione ed espansione di molte scuole dedicate e istituti. In quel periodo anche il movimento New Age si avvicinò allo Yoga, e di nuovo ci fu un approccio legato all’esoterismo.

Negli anni ’90 lo Yoga cominciò a diventare una vera e propria impresa commerciale, ma forse è oggi che lo Yoga sta avendo il suo picco massimo. Cosa diventerà? Cosa rimarrà dello Yoga di un tempo? Staremo a vedere.

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Il Giornale dello Yoga
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Scrittore, e giornalista dal 2008.
Insegnante di yoga e meditazione.
Master di campane tibetane.
Organizza ritiri yoga nel deserto.
Vive e lavora a Milano.

I suoi siti:
www.vibrazioniyoga.it
www.dejanirabada.com

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Purtroppo lo yoga in Occidente è stato completamente rovinato, privato del suo scopo primigenio. In merito a questo argomento ho scritto la mia tesi che si intitola proprio “yoga e Occidente, una tradizione deformata”