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Le origini dell’India

Le origini dell’India

Dravidici e Arii, chi erano veramente?

Gli antichi testi indù raccontano di sanguinose battaglie che segnarono la storia dell’umanità e il passaggio da un’epoca (Yuga) ad un’altra. Molti studiosi ritengono che le battaglie descritte siano proprio quelle che coinvolsero i Dravidici: popolazione autoctona la cui civiltà è definita pre-harappide o dell’antico Indo, il fiume dove si svilupparono i primi siti urbani molto complessi come Mohenjo-daro, che si trova nell’attuale Sind, e Harappa che invece si situa nell’attuale Punjab, entrambe ubicate nell’odierno Pakistan. La cultura dravidica è contraddistinta da una cultura ricca di elementi spirituali oltre che materiali, il loro periodo storico fu contraddistinto da una cultura forte e unita, caratterizzata da scambi commerciale con la Mesopotamia e da un alto grado di organizzazione urbanistica, e gli invasori Arii, ovvero gli Ariani.

La stessa storia di queste due tribù è contraddistinta da varie versioni; in ogni caso l’incontro di queste due popolazioni ha determinato senza dubbio il futuro della cultura, della lingua e dell’etnia indiana. Entrambe le tribù sono da considerarsi fondamenti dello sviluppo e dell’evoluzione culturale e sociale dell’uomo, tanto che ad oggi ancora si usa il termine ariano per intendere in generale una razza bianca, dai capelli chiari, un’importante corporatura e considerata in qualche generico modo “superiore”, e con dravidici si indicano varie tribù eterogenee dalla pelle scura, capelli spessi e neri e la corporatura piccola.

Incontro o scontro?

Nella ricerca di materiale inerente le popolazioni dravidiche e arie ho compreso come sia tuttora un dubbio storico se gli invasori (arii) siano stati i portatori dei Veda, i quali si imposero e vennero assorbiti dalle popolazioni locali, oppure se i dravidici fossero già portatori di questi testi (o perlomeno della tradizione orale che li trasmetteva da millenni, che fu poi messa per iscritto in un secondo momento attorno al 1500 a.C in sanscrito, lingua vedica portata infatti dagli arii). Certo è che entrambe le popolazioni erano portatrici di una ricchezza culturale tale da non perdersi completamente a scapito una dell’altra e assieme, incontrandosi oltre che scontrandosi, diedero vita a quella ricca cosmologia e cosmogonia tuttora esistente e che va sotto il nome di Induismo, una delle religioni (o filosofie, a seconda dei punti di vista), rimaste più intatte nel corso della storia e più legate alla tradizione di qualunque altro credo moderno. È difficile anche trovare una versione univoca riguardo alla posizione geografica dei dravidici, che a volte vengono descritti come la popolazione che abitava la Valle dell’Indo e a volte come la popolazione originaria delle attuali etnie dell’India meridionale. Si ritiene comunque che questa popolazione derivi dalle tribù neolitiche dell’Afghanistan e del Beluchistan, le quali svilupparono la loro cultura tra il 2500 e il 1500 a.C.

Cercando una sintesi tra le varie teorie, molto probabilmente, le popolazioni dravidiche inizialmente abitavano la Valle dell’Indo, che si trova a nord del paese e si spinge fino al centro, vi giunsero attorno al 2500 a.C., verso la metà del II millennio giunsero gli arii dalle catene montuose nordoccidentali. La loro presenza spinse i dravidici verso il sud della penisola, anche se alcune teorie sostengono che la migrazione iniziò attorno al 1800 a.C. a causa di forti cambiamenti climatici.

Sistema delle caste, Lingua, influenze, cultura, poemi epici e Veda: ecco dove si ritrovano i segni del loro passaggio

Nel sud della penisola i dravidici diedero vita a vari regni molto evoluti, come quello dei Chola, dei Chera, dei Pandya e dei Pallava. Spesso viene tuttora usato il termine dravidico per intendere le popolazioni del Tamil Nadu (uno degli stati del sud dell’India), caratterizzate dalla pelle scura, i capelli scuri e la corporatura piccola. In realtà si ritiene che questi derivino da una differente tribù autoctona, ma ciò che rimase della cultura dravidica fu la lingua, appunto non indoeuropea ma dravidica. Non solo nel Tamil Nadu, dove si parla il Tamil, ma anche nel Kerala (costa opposta a quella del Tamil Nadu) tuttora si parla il malayalam, lingua anch’essa dravidica. Al nord invece la presenza degli arii impose la lingua vedica, ovvero il sanscrito, lingua indoeuropea

La presenza degli arii raggiunse il consolidamento in tutto il nord-ovest dell’India attorno al 1300 a.C. e successivamente attorno al 1000 a.C. giunsero sulla Valle del Gange. La loro superiorità militare e politica ha determinato la scomparsa di queste popolazioni, ma non senza lasciare importanti tracce culturali. Nei poemi vedici, per la precisione nel Mahabarata, considerato il poema epico più lungo al mondo, viene raccontata questa guerra. Gli arii sono riusciti nell’intento di sottomettere la classe sociale grazie all’imposizione delle caste, giustificato dalla presenza e dalla sacralità della figura del Brahmano, sacerdote e maggiore esponente del sistema castale. Questa suddivisione sociale vedeva al culmine della piramide i Brahmani (unici portatori delle conoscenze sacre e gli unici abilitati a celebrare i riti), seguivano i Ksatriya (guerrieri e rappresentati del ceto politico-amministrativo), i Vaisya (artigiani, commercianti, allevatori), i Sudra (servitori) e infine i Paria (intoccabili, i fuori casta).

Questo sistema escludeva i dravidici dalle prime due classi e quindi anche le generazioni successive dovevano necessariamente appartenere alle tribù ariane. La religione dravidica possedeva già molti elementi che si ritrovano nei Veda (i Veda sono stati quindi portati dagli ariani o sono stati assorbiti da questi?) e che tuttora si ritrovano nell’Induismo. Gli elementi principali di questa religione sono il culto per la Dea Madre (questa è riscontrabile in molte altre società, e in generale in tutte quelle società matriarcali e agricole, la differenza qui è che ancora oggi nell’Induismo si adorano delle Dee, delle divinità donna, invece nelle altre grandi religioni non ve ne è traccia, le divinità femminili sono rimaste nella storia pagana e non hanno avuto un seguito nella religione moderna. Inoltre nella cultura dravidica era già presente il culto a Shiva, la sacralità di alcuni animali, tra cui la mucca e il cobra, l’importanza del fallo (lingam) era già presente, e anche tutta la teoria filosofica, religiosa e ritualistica del moderno induismo, che corre attorno all’importanza della canalizzazione dell’energia sessuale e all’ adorazione del fallo di Shiva, nel caso maschile, e della vulva di Kali per quanto riguarda l’energia femminile.

Un’altra importante caratteristica delle tribù dravidiche, che ben spiega la forza culturale che gli arii incontrarono, è data dal loro grande sviluppo urbanistico e architettonico, l’importanza della posizione e conformazione di spazi ed edifici è ben spiegata anche nei Veda, infatti si ritiene che Mohenjo-daro fu la prima città fortificata e strutturata della storia. Alla luce di questi fatti si può interpretare questa storia di migrazione e di invasione in due modi: da una parte possiamo dire che le tribù dravidiche erano molto sviluppate e che sicuramente molti reperti sono andati perduti, e non sapremo mai come e quanto ancora si sarebbe potuta sviluppare senza l’invasione di una popolazione esterna. Inoltre gli arii hanno imposto una struttura sociale piramidale, differente da quella incontrata, hanno sicuramente trasmesso uno spirito guerriero e politicamente articolato ad una popolazione che pare fosse più spirituale e pacifica che materiale.

Nei Veda si dice che nei tempi antichi appartenere ad una casta anziché un’altra non era fonte di discriminazione, ma era in linea con il proprio karma e con le proprie abilità e predestinazioni (svadharma), probabilmente questa è stato anche un alibi da parte degli arii che giustificarono questa struttura dandone una sacralità, ma si può per lo meno dire che al tempo le caste si avvicinavano maggiormente alle corporazioni del medioevo europeo, mentre le caste dopo il dominio  britannico sono divenute classi sociali in tutto e per tutto, senza peraltro possibilità di passaggio da una all’altra. L’altra teoria invece vuole vedere l’invasione “dall’altra faccia della medaglia”, e pensare che l’incontro di due tribù così ricche di cultura, e per certi versi considerate anche molto simili, ha dato ancora maggior pregio e spazio allo sviluppo di una cultura, una filosofia talmente ricca e forte che viene tuttora studiata e riconosciuta per la sua autorità, infatti l’induismo ortodosso è quello che si rifà completamente alle teorie contenute nei Veda.

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Mi chiamo Nadia Berti, sono laureata in antropologia e sono mediatrice interculturale e interreligiosa, insegno Raja Yoga, Yoga in Gravidanza & Post Parto, Riequilibrio posturale ed energetico e Yoga per bambini nelle scuole con metodo Balyayoga® nell'Appennino bolognese e a Bologna

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