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Il mostro del gas

Il mostro del gas

di Simone Sestieri

Riflessioni di un giovane yogi attratto la Lato Oscuro della Forza

Quando ero bambino mio padre passava tre ore davanti ai fornelli del gas; papà non ha l’olfatto quindi, capirete bene, col gas stava proprio in paranoia. Aveva addirittura comprato una di quelle macchinette che se lasci il gas acceso suonano, eccome se suonano. Io tutte le sere lo guardavo e pensavo che no, la roba del gas fa proprio paura. Poi il gas ho cominciato a controllarlo io. Ogni notte, prima di andare a dormire, io conto. Mi metto davanti ai fornelli e controllo che sia tutto in ordine. ‘Sta smania del controllo però poi m’ha contagiato la vita proprio e così, dopo aver controllato il gas, io lo ricontrollo, ché tipo la Signora, il fantasma della nonnina defunta della proprietaria di casa che vive nell’appartamento nostro, quella che sposta gli oggetti, ne fa sparire altri e mi lancia le monetine da un centesimo dritte in fronte quando sto in dormiveglia e che però, diciamocelo, è anche una buona coinquilina, per niente rumorosa e molto carina nei modi; dicevo, tipo la Signora potrebbe, in un momento di rabbia improvvisa a causa della massa di stoviglie che lasciamo nel lavello della cucina e che sappiamo lei non sopporta, girare qualche manopola e oplà, il gioco è fatto, l’appartamento scoppia e il palazzo crolla e a causa mia, che faccio pure yoga, muoiono almeno trentaquattro famiglie, e mica lo so se potrei sopportare il senso di colpa.  Quindi io ‘sto gas lo controllo tre volte (la terza per sicurezza, mi fossi dovuto sbagliare le prime due). Poi vado al letto e mi infilo sotto alle coperte. Leggo due pagine di un libro (potrei dirvi tre righe di Sri Aurobindo ma mentirei) e chiudo gli occhi. E qui, nella testa mia, che è tipo il quartier generale dove ogni cosa viene controllata; una serie di meccanismi che non vi starò a spiegare si mettono in atto.

C’è proprio un mondo, una Stanza dei Bottoni ecco con tanto di tavola rotonda, dove certi personaggi prendono il sopravvento.

MASTRO LINDO: Avrà spento il computer?

GRANDE PUFFO: O il coso là, Simone sta puffando, le prese.

KARL MARX: Dici non ha staccato la spina?

CARL GUSTAV JUNG: E le chiavi di casa? E se le avesse lasciate attaccate alla porta e un ladro qualunque, in piena notte, entrasse? Che con la crisi che c’è, si sa…

Capirete bene che, con un caos del genere, io a dormire proprio non ce la faccio. Mi vengono così, un po’ a buffo, tutte ‘ste mille domande che, pure se sono un giovane yogi, mica riesco a non pormele. Quindi mi alzo, quasi ogni sera, e vago per casa, mentre il cuore comincia a pulsare. Controllo bene il computer, le chiavi, le prese

GRANDE PUFFO: E già che c’è pure il gas.

E do un occhio anche al gas, non si sa mai.

Ogni sera, tutte le sere. ‘Sta roba del controllo, che uno ci lavora proprio, è terribile, e solo quelli un tantinello (ma giusto un tantinello eh) maniacali, riescono a capirmi. È ‘na storia complicata proprio e io faccio pure yoga (anche se n’è poi che se uno fa yoga deve essere perfetto). Patanjali, per citare il primo che mi viene in mente, non ce li aveva ‘sti problemi? Sicuro pure lui, tipo d’inverno, controllava ben bene che il fuoco fosse spento, che non ci fossero manco un po’ di foglie secche a terra, che poi le foglie secche provocano l’incendio e Patanjali, di morire arso vivo, solo perché non aveva controllato la fiammella, mica c’aveva voglia, come no. Un pochetto controlliamo tutti quanti: c’è chi controlla che le portiere dell’auto siano chiuse e gira e rigira attorno alla macchina, tipo ‘no squalo bianco attorno alla preda, chi scruta che la porta dell’ufficio sia serrata, chi allinea le pantofole, chi controlla che il frigorifero sia chiuso, chi cammina guardando sempre in basso per non acciaccare la cacca del cane.

Tutti abbiamo le nostre manie, i nostri piccoli controlli da fare. A me, per dire, ‘sta cosa sicuro me l’ha attaccata il mio vecchio, con la storia del gas che dicevo qualche riga più su. Questa roba di mio papà che controllava il gas, quando ero marmocchio, mi piaceva proprio, e mi immaginavo l’inferno, con tanto di demoni, e pure mio padre ci giocava, che di fantasia ne ha da vendere, e mi raccontava le storie del Mostro del Gas. Il Mostro del Gas è il controllo. Abbiamo bisogno di controllare tutto perché abbiamo bisogno dei Mostro del Gas, per paura che le cose sfuggano alla nostra percezione. Facciamo un checkup ogni giorno, un’ispezione da bravi poliziotti di quartiere, per andare al letto tranquilli. Per credere di andare al letto tranquilli.

Però poi ti succedono delle robe, delle cose che non puoi controllare, le cose brutte, quelle veramente brutte, e anche quelle meno brutte. Ti succedono così, all’improvviso, e allora due domande te le fai. Ti succede che ti rubino la Vespa con cui sei arrivato in Sicilia, quella verde militare che manco era una Vespa, era la sua copia discount indiana, e però tu gli volevi bene come fosse ‘na figlia e ogni sera controllavi che il bloccadisco fosse ben inserito. Tre volte, come i pescecani, le giravi attorno. Inutilmente Amici & Amiche, ché poi intanto ti sei svegliato una mattina di giugno e la Vespa non c’era più. O ti succedono le cose ancora più brutte, quando ad esempio insieme alla donna tua programmi tutta una cosa bella ma Madre Natura, che ogni tanto è proprio bastarda, ti toglie tutto, così all’improvviso. E te, giovane yogi attratto dal Lato Oscuro della Forza, di controlli, soprattutto su internet, ne avevi fatti, ma così, di colpo, le cose sfuggono a qualunque controllo.

Quindi sì, alla fine ‘sto bisogno di controllo da dove viene, ma soprattutto, si può combattere? È anche lui un mostro feroce, il Mostro del Gas, che ti sussurra all’orecchio cosa fare e cosa non fare; è un mostro nero tutto peloso con gli occhi rossi e fiammanti e te sei piccolo e le frasi sue le ascolti, ché ti fa paura con quei denti tutti bianchi, appuntiti come aghi di siringa, e lo sai che se non fai quel che ti dice ti senti male, spaesato, pieno di inquietudine, nervoso e spaventato. Come nasce il Mostro? Dobbiamo lavorare sulle incertezze e sulla paura dell’ignoto, sullo stress, sul timore di commettere errori, sul nostro bisogno di perfezionismo, sull’eccessivo senso di sicurezza. La sicurezza non esiste, siamo un puntino in mezzo all’Universo, non abbiamo niente in mano. Dobbiamo imparare a lasciarci andare. Lasciamo da parte la nostra necessità di perfezione, accettiamo le insicurezze in quanto esseri umani, impariamo ad accogliere i nostri errori, abbassando l’asticella del giudice che è in noi; lasciamo andare questa competizione perenne con noi stessi, rilassiamoci e smussiamo l’ego. Per farlo proviamo a smettere di preoccuparci, l’esperienza me l’ha insegnato: che senso ha preoccuparsi di cose che non possiamo controllare? Robe che sono fuori dalla nostra zona di potere? Vai in tilt invece, una sera prova a dormire senza aver controllato il gas, male che vada ti fai una notte in bianco, ma non alzarti dal letto; alza il freno a mano e poi esci subito dalla macchina, senza ricontrollare dieci volte. Introduci nuove abitudini, ogni sera pratica un kriya, anche breve, anche solo un quarto d’ora, ma pratica, lo yoga aiuta a superare le difficoltà.

Infine respira, fallo ad occhi chiusi, quando sei sdraiato sul letto, e nell’espirazione butta via tutte ‘ste emozioni negative, ascolta l’aria calda che esce dalle narici e fai uscire il Mostro del Gas.

Io alla fine credo ognuno di noi abbia un problema suo, questo affare del controllo è il mio, per questo ci lavoro tutti i giorni. Credo che un insegnante di yoga questo debba fare, essere onesto, ché siamo tutti esseri umani e non dobbiamo, non possiamo, aver paura di raccontare ciò che siamo. La cosa importante è lavorare con disciplina, tenere duro e andare avanti, sempre a testa alta, co’ la spada nostra ben salda tra le mani, ad affrontare i mostri che vengono a disturbare i nostri sogni.

Daje forte e wahe guru.

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About The Author

Simone Sestieri (Raj Ardas Singh) nasce a Roma nel 1981.
È insegnante di Kundalini yoga e presidente dell’associazione INsensINverso.

Gli piace andare in bicicletta la mattina presto, quando in giro non c’è nessuno.

Cura la pagina di "Riflessioni di un giovane yogi attratto dal lato oscuro della Forza"

Con lo pseudonimo di Elia Mangiaboschi ha pubblicato la raccolta di racconti “Un centimetro in più”.

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ElviraSonia Recent comment authors
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Elvira
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Elvira

I tuoi articoli sono sempre una bellissima scoperta… Continua così 🙂 grazie per le belle emozioni che ci fai provare. Elvira

Sonia
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Sonia

Ogni volta che leggo i tuoi articoli sento un pezzettino di me! Grazie!!!!