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Marijuana o Pranayama? Gli stupefacenti effetti del respiro

Marijuana o Pranayama? Gli stupefacenti effetti del respiro

Avreste mai pensato che respirare potesse provocare gli stessi effetti di una sostanza dopante? Incredibile vero? Eppure certe tecniche di Pranayama posso alterare gli stati di coscienza meglio e più efficacemente di certe droghe, senza nessun effetto collaterale sul cervello e sugli organi interni e soprattutto senza creare alcuna dipendenza. Scopriamo come e perché!

Respiro e Pranayama

La nostra vita è legata al sottilissimo filo del respiro. La sua potenza è attestata addirittura dalla Bibbia ove si dice che Dio diede vita all’uomo insufflando nelle sue narici un alito di vita ed è così che attraverso il respiro la divinità vive dentro di noi . Gli Yogi ed i Maestri zen che conoscevano la sua fondamentale importanza , tradizionalmente iniziavano i loro insegnamenti facendo portare l’attenzione degli allievi sul proprio respiro!

La maggior parte di noi tutti purtroppo respira in maniera abbastanza superficiale, quasi al limite della sopravvivenza. Una persona normale in stato di riposo esegue circa 12-18 respiri al minuto, non si crea una riserva di ossigeno e sia l’inspirazione che l’espirazione sono molto superficiali. Imparare a respirare in modo corretto è di fondamentale importanza per la nostra salute e le tecniche di respirazione yogica, in special modo, garantiscono un maggiorato apporto di ossigeno e questo risulta in un migliore nutrimento dei tessuti, degli organi, del cervello e di tutte le cellule, il corpo si rilassa , mentre la mente diventa più calma e concentrata.

Cosa accade quando iniziamo a praticare il Pranayama ?

Il Pranayama non rappresenta solo il grossolano scambio tra anidride carbonica e ossigeno, ma è una tecnica superiore alla semplice respirazione profonda , una scienza a tutti gli effetti che ci mette in grado di incamerare, grazie a particolari ritmiche del respiro, l’essenza esoterica del respiro stesso, chiamata Prana. Ayam, significa controllare e allo stesso tempo espandere Pran, il prana e quindi anche la Coscienza. Il principio base del Pranayama è che mente e respiro sono strettamente collegati tra di loro, ed entrambi sono strettamente legati alla nostra sfera emozionale. Il respiro è sottoposto a sottili cambiamenti a secondo di come ci sentiamo e ciò influenza gli aspetti fisici, mentali, psichici e pranici del cervello umano. Ed è proprio Patanjali che ci parla di ciò nei suoi Yoga Sutra .

Pracchardana-vidharanabhyam va pranasya .Y.S. 1:33-1:34

“L’acquietarsi della mente si può raggiungere con il pranayama”.

Ciò vuol dire che il controllo del respiro porta la mente ad acquietarsi, e quando la mente è quieta anche il respiro lo diventa.

Il Respiro e le Neuroscienze

Sembra che solo ora finalmente le neuroscienze stiano indagando per comprendere la connessione tra respiro e cervello. Infatti recenti ricerche mediche hanno confermato quello che gli yogi dicevano già da millenni. Ma scientificamente come si spiega che un certo tipo di respirazione possa modificare gli stati mentali ? Il cervello umano è il sistema in assoluto più complesso in natura, e la scienza riconosce e codifica cinque ritmi principali in ambito neurologico (gamma, beta, alfa, thetha, delta) ai quali sono correlati altrettanti stati coscienziali. Le ricerche scientifiche sull’influenza della pratica di yoga, pranayama , rilassamento e meditazione sulle frequenze cerebrali vanno avanti già dagli anni ’60: utilizzando monaci buddhisti e swami indiani come cavie e sottoponendoli a brain scannering per monitorare la loro attività cerebrale, si è rilevato come lo stesso cervello si riorganizza durante i diversi stati di coscienza, in particolare durante la meditazione, riuscendo non solo ridurre gli ormoni dello stress e produrre endorfine, ma anche attuando, in maniera straordinaria, significative modificazioni strutturali in specifiche aree cerebrali come la corteccia , (che gioca un ruolo importante nelle funzioni di memoria, attenzione e pensiero) con relativo rafforzamento ed ispessimento della stessa: la meditazione, ad esempio, diventa così una ginnastica per il cervello il quale mostra una notevole plasticità e in alcuni casi addirittura anche un’incremento della sua materia grigia, operando straordinariamente nuove connessioni neuronali!

Recentemente gli esperimenti delle neuroscienze si stanno focalizzando proprio su come il respiro e il suo ritmo influenzi l’attività elettrica del cervello. Tra le centinaia di ricerche riportiamo una su tutte quella della Northwestern University School of Medicine dell’Illinois, US : per mezzo di elettrodi impiantati chirurgicamente dentro il cranio della cavia umana in modo da registrarne tutti i dati, questi scienziati hanno scoperto cose veramente interessanti (ma niente che i nostri cari Yogi non sapessero già!). I neurofisiologi hanno scoperto la stretta correlazione tra respirazione e tre specifiche aree del nostro cervello: l’ippocampo, l’amigdala e la corteccia piriforme , cioè le parti che compongono il sistema limbico e che sono responsabili per le nostre emozioni , passioni ed istinti basilari quali la paura, la fame, il desiderio sessuale etc, inoltre hanno notato che proprio la respirazione dal naso, ma non dalla bocca, stimolerebbe la memoria, collegata all’ippocampo . Per sintetizzare i risultati di questa complessa ricerca gli scienziati hanno rilevato che una migliore respirazione nasale migliora la nostra memoria e concentrazione, collegate all’attività dell’ippocampo, ci aiuta a gestire meglio le nostre reazioni emotive e le nostre paure, collegate alle funzioni dell’amigdala e di conseguenza a sviluppare calma e controllo emozionale.

La Ganja: via verso l’illuminazione o scorciatoia pericolosa?

L’uomo moderno manifesta sempre più la necessità di reperire fonti esterne che gli possano fornire energia per essere più produttivo e competitivo: caffè e sigarette per riuscire a svegliarsi , sonniferi per riuscire a riposare, possedere vari oggetti per sentirsi felici, stimolanti per arrivare a fine giornata e alcool e droghe per sentirsi appagati ed allentare tensioni ed inibizioni. Forse, il bisogno di usare droghe nasconde un più profondo desiderio di perdere se stessi, la propria individualità ed i propri confini fisici per entrare a fare parte di una dimensione cosmica: sta di fatto che usare una fonte esterna come una droga può mascherare la nostra capacità di cercare veramente dentro noi stessi, creando un’illusione: propro Maya che lo yogi vuole disvelare e distruggere. L’uso di stupefacenti è oggigiorno spesso decontestualizzato dalla dimensione sacra e collettiva, avulso dalla dimensione spirituale, per diventare semplicemente un atto di consumismo che soddisfa il nostro bisogno di trovare rapido sollievo alle nostre sofferenze interiori. Il suo calmare la mente è in realtà è solo un’ anestetizzarla. Sotto l’uso di sostanze la nostra mente sfugge al nostro controllo, a lungo andare non solo la intossica ma può causare depressione e dipendenza e non condurrà certo all’illuminazione. Il Samadhi non può venire dal fumare o dall’usare sostanze ad effetto psichedelico, ma da una disciplina, impegno e chiarezza mentale: l’antica scienza dello Yoga ci dà tutti gli strumenti per vivere una condizione permanente di gioia ed euforia interiore senza creare dipendenze, basta provare!

Effetti psichedelici dell’iperventilazione: come sballarsi respirando

In generale qualsiasi processo che cambia la percezione ordinaria modifica le onde cerebrali, quindi lo stato di coscienza. Alcuni stati non ordinari di coscienza possono essere spontanei (forti stati emotivi come innamoramento, sesso e orgasmo, ispirazione artistica e creativa, estasi religiose etc.) o indotti con varie tecniche, orientali (quali yoga, respirazione e meditazione) e non (l’ipnosi), con macchinari (ad esempio il biofeedback) o con l’assunzione di sostanze psico-attive.

Per quanto riguarda le tecniche respiratorie, nell’iperventilazione, definita come respirazione rapida, il respiro aumenta fortemente il suo ritmo e questo accade di solito e spontaneamente quando facciamo esercizi aerobici, in quanto il corpo ha bisogno di incamerare più ossigeno ed espellere più anidride carbonica o quando camminiamo in alta montagna. Il ph del sangue diventa più alcalino e progressivamente scende nel sangue il livello di anidride carbonica.

In ambito terapeutico, anche la psicoterapia utilizza tutt’oggi tecniche consimili all’iperventilazione, come la respirazione olotropica del dottor Stanislav Grof e il rebirthing, per far emergere emozioni represse e traumi antichi seppelliti nell’inconscio, alcuni risalenti addirittura a prima della nascita. La leggera deprivazione di ossigeno simile appunto a quella che si prova in alta montagna, caratteristica di queste tecniche, rende possibile, sempre guidati da un terapeuta esperto e con modi sicuri ed efficaci, di riprodurre questi stati alterati di coscienza, stimolando l’inconscio ed il subconscio ad affrontare ed eventualmente anche guarire da eventi traumatici del passato ma anche a risvegliare intuito e creatività.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul Pranayama ma non avete mai osato chiedere

Riguardo alle pratiche di iperventilazione e di ritenzione del respiro tipiche del pranayama classico possiamo leggere che gli effetti più diversi e strabilianti di tali respirazioni ritmiche e controllate vanno dal trattamento del raffreddore, asma bronchiale, costipazione, regolarizzazione della pressione sanguigna , migliore digestione ed ottimale funzionalità degli organi interni, per arrivare a stati non ordinari di coscienza, euforia e visioni mistiche, provocati dall’alterazione delle onde cerebrali, sino al più famoso e conosciuto risveglio della Kundalini.

Kapalabhati e Bastrika Pranayama ormai fanno parte dei pranayama classici che ogni praticante di yoga esperto dovrebbe conoscere e praticare in maniera corretta.

Ma analizziamo più dettagliatamente Bastrika e Kapalabhati: con essi facciamo circa 40-50 respirazioni al minuto, contro le 12-18 di una respirazione naturale, e questo fa sì che il volume di aria incamerata sia notevolmente maggiore. Infatti in Bastrika il volume di aria passa a 120 litri, contro i 7-10 litri per una persona che respira normalmente, gli effetti si avvertono subito e vanno da calore e sudore , (segno che il metabolismo si è accellerato) ad una certa vertigine, (segno di iperventilazione). Naturalmente anche Bastrika e Kapalabhati potrebbero avere degli effetti collaterali se eseguiti scorrettamente: tradizionalmente le tecniche di pranayama vanno iniziate solo dopo anni di pratica di asana e shatkarma, sotto la guida di un insegnante qualificato che ci può mettere in guardia da errori grossolani.

Dice il Saggio: Respirate, gente, respirate….(e meditate!!)

About The Author

Lorena Arcidiacono insegna a Catania Yoga e Shiatsu . Si è formata presso la Federazione Mediterranea Yoga, con Wanda Vanni. Antonio Nuzzo e Willy Van Lisebeth. Ha studiato shiatsu, zen yoga e meditazione zen con mastri giapponesi a Londra ed in Italia. Scrive sul suo Blog Scuolasatori.com . su yoga, pranayama, meditazione e cultura yoga.Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati recentemente su Yoga Journal Italia.

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