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Gli asana non hanno allineamento

Gli asana non hanno allineamento

Leslie Kaminoff, insegnate yoga e autore del best seller “Yoga anatomy, 79 posizioni con descrizione tecnica ed analisi anatomica” afferma che non si dovrebbe mai-dire-mai riguardo una postura Yoga e che la chiave per insegnare un asana senza rischi è in realtà spostare l’attenzione su Svadhyaya, uno degli Niyama descritti da Patanjali negli Yoga Sutra.
Secondo Kaminoff gli asana non esistono separati dagli individui che li praticano:

“gli asana non hanno un allineamento, le persone hanno un allineamento”.

Questa affermazione contraddice la maggior parte di quello che viene insegnato ai futuri insegnati di Yoga durante la formazione – guardare l’allineamento degli asana intrinsecamente, demolire ogni postura e quindi chiedere agli allievi (come classe) di costruirla dalle fondamenta. In altre parole, Virabhadrasana I ha questo allineamento, Virabhadrasana II ha quest’altro allineamento, e così via. Con il suo lavoro Kaminoff sta tentando di cambiare questa visione, chiedendoci di re-immaginare l’allineamento come interamente basato sulla persona che esegue la postura.

Virabhadrasana

Mai dire Mai quando si insegna un asana

Secondo Kaminoff, il contesto è la chiave. “Mai” e “sempre” decontestualizzano qualsiasi affermazione che segue. Ci sono volte in cui un determinato allineamento può essere applicato su un corpo in una certa postura e altre volte in cui quello stesso allineamento non va bene. Non esiste un allineamento universalmente corretto, c’è solo un corretto allineamento relativo ad un individuo in un asana specifico.

Kaminoff è stato allievo di T.K.V. Desikachar (figlio di Sri T. Krishnamacharya e autore di “The Heart of Yoga”), il quale dedicò la maggior parte della sua vita ad insegnare un metodo Yoga altamente personalizzato, adattando gli asana, la pratica e gli strumenti dello Yoga ai bisogni mutevoli dell’individuo.

“Ciò che ho imparato dai miei studi con Desikachar, è la necessità di rispettare l’individuo in questo processo perché l’individuo è il contesto ultimo della pratica Yoga” Kaminoff

Kaminoff non insegna asana standardizzati ai gruppi, ma sposa un approccio verso un tipo di Yoga adattabile, non standardizzato e centrato sul respiro. Il suo libro, Yoga Anatomy, è diventato uno dei più grandi bestseller della letteratura Yoga contemporanea. Il testo, ora tradotto anche in italiano, è una vera e propria Bibbia per gli amanti di questa magnifica disciplina orientale. Dalle radici dell’antica India, gli insegnamenti di Kaminoff sono tanto tradizionali quanto contemporanei. Non è né un guru né uno yogi nel senso reale del termine, ma un insegnante così è rarissimo da trovare.

Leslie Kaminoff

Adattare le lezioni di gruppo in modo da andare incontro ai bisogni individuali

Dal momento che le lezioni di gruppo non daranno buoni risultati in tempi brevi, ci deve essere una via di mezzo tra dare istruzioni generali di allineamento “sicuro” e dare istruzioni su misura per le esigenze dei singoli praticanti.

“Poiché il mio insegnamento si basa sull’allineamento, combatto con questo problema in tutte le mie lezioni. Io personalmente soffro di ipermobilità articolare in quasi tutte le parti del mio corpo, ed ho imparato nel modo più duro che molti degli spunti di allineamento, rivolti alla maggior parte delle persone che hanno le curve lombari appiattite e le spalle strette, non erano necessariamente pensati per me. Per gestire i miei allievi super-flessibili, mi sento spesso come se dovessi dare due serie di istruzioni completamente diverse durante tutta la lezione. A volte può essere pesante da affrontare. Alla fine, come insegnanti, facciamo del nostro meglio.”

Leslie Kaminof

Spostare l’attenzione del praticante

Kaminoff ama dire:

“Lo yoga non consiste nel fare asana, ma nel disfare ciò che ostacola la pratica di asana. Affinché la pratica degli asana sia veramente una pratica yoga, bisogna comprendere che stiamo sfidando i nostri schemi mentre invochiamo la Svadhyaya, auto-riflessione”

Cioè, piuttosto che l’obiettivo finale, è il processo che stiamo cercando. Tutto il beneficio e il maggior potenziale di cambiamento sta nel cercare di imparare qualcosa su noi stessi e di fare qualcosa che prima non potevamo fare.

Leslie Kaminoff

Ecco 3 modi per incoraggiare Svadyaya nei praticanti secondo Kaminoff

  1. Creare un contesto per la pratica fisica, offrendo un tema, un’intenzione o una direzione mentale che lasci spazio all’autoriflessione e alla contemplazione.
  2. Sollecitare i praticanti a porsi domande, sia riferite all’esperienza fisica di un asana (ad esempio, “Come posso creare più libertà di movimento in quest’area del mio corpo?”), sia riferite ad un’esperienza interiore che si sta verificando (ad esempio, “Dove va la mia mente quando mi viene offerto un momento di silenzio?” o “In quale percorso la mia mente è solita incanalarsi?”).
  3. Incitare gli allievi a mettersi in gioco, senza mettere ciecamente in pratica le istruzioni dell’insegnante ma provando a capire attraverso l’esperienza cosa funziona e cosa no.

“Spesso chiedo loro di provare a modo mio, e poi di provare a modo loro, o in qualsiasi altro modo un insegnante diverso gli abbia chiesto di fare, e poi decidere da soli cosa ha senso per loro e per i loro corpi.”

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Il Giornale dello Yoga
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Traduttrice, pittrice e praticante yoga. Da sempre appassionata di discipline e filosofie orientali da cui la sua attività artista trae ispirazione.
La mia arte: FebeArt

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