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Incredibile India!

Incredibile India!

Esperienze e riflessioni di viaggiatori famosi alla scoperta del misterioso ed affascinante continente indiano: libero divagare tra storia e letteratura, cultura e curiosità, aneddoti e stranezze della terra del curry e della Bhagavadgita.

“L’India è il Paese delle cose incredibili, che si guardano tre volte stropicciandosi gli occhi e credendo di aver avuto le traveggole” Alberto Moravia

Scrittore

Spesso la fantasia ci porta a sognare di mete lontane, ci avventuriamo con la mente per distrarci dalla routine della vita quotidiana ed entrare nella dimensione del viaggio: gli ingredienti di questo vagabondare interiore? Del tempo da passare, uno spazio da percorrere, un amico, anche immaginario, con cui condividere l’esperienza.

DA MARCO POLO AI NEW HIPPIES

L’India ha sempre esercitato un fascino esotico, ha rappresentato l’emblema del luogo mitico e fiabesco, è stata da sempre un punto di riferimento per molti viaggiatori, avventurieri, scrittori, intellettuali e  artisti occidentali  che hanno fatto del loro viaggio in questo paese  fonte di ispirazione e di conoscenza: da Marco Polo a Kipling, Salgari, Verne, Forster,  fino ai giorni nostri con  Jung, i Beatles, Pasolini  Moravia, Rossellini e tantissimi altri. Marco Polo la descrive come un continente che eccelle in bellezza, dalla natura rigogliosa e lussureggiante, ricca di piantagioni di spezie, di tè e ricchezze infinite: oro, argento e diamanti, la sua popolazione accogliente e generosa offre cibo ai propri dei e li celebra cantando e ballando. Questo mito dell’India sensuale e libera è arrivato fino ai giorni nostri. A partire dalla fine degli anni cinquanta, frotte di giovani chiamati hippy, cominciarono la loro scoperta dell’India ed anche I Beatles si trasferirono a Rishikesh al seguito di Maharishi, il loro Guru. Si contestava la violenza della società dei consumi e si vagheggiava una civiltà perduta, un giardino dell’Eden in antitesi alla società moderna e la libertà assoluta da regole e convenzioni. Questo flusso verso l’India non si è mai interrotto e ancora oggi i new hippy affollano le spiagge di Anjuna e Arambol nell’incantevole Goa, celebrando la vita e danzando alla luna come allora.

Spiaggia Anjuna

AMICI IN VIAGGIO

Proprio nei primi anni sessanta, tre amici a bordo di una Fiat con i sedili rossi, viaggiano in lungo e in largo attraverso i territori indiani:  Mumbay la Porta dell ‘India, Delhi, Agra, Khajuraho, Varanasi, Calcutta. Quei tre erano Moravia, sua moglie Elsa Morante, e Pier Paolo Pasolini. Uniti da sincera amicizia Moravia e Pasolini non potevano essere più diversi nel descrivere nei loro taccuini da viaggio le intense  emozioni e sensazioni provate durante il loro soggiorno: mentre Moravia, fine conoscitore dei Veda,  guarda tutto con il suo occhio intellettuale critico e distaccato e dichiara  l’impossibilità di ridurre il caos indiano a ragione, Pasolini si coinvolge emotivamente, prova pietà e commiserazione per l’indigenza di quella misera ma dignitosa umanità, annusa gli odori e cattura immagini e sfumature , fa amicizia con la gente comune, e aiutato da Elsa, salva un povero bambino orfano, Revi, che vive mendicando per strada e lo porta nell’orfanotrofio di un sacerdote olandese, promettendo di  prendersene cura con una adozione a distanza. Anni dopo Pasolini tornerà in India per girare il suo film ‘Le mille e una notte

APPROPRIAZIONI INDEBITE

“L’occidentale che va in India ha tutto e non dà nulla, l’India non ha nulla e dà tutto”

Pier Paolo Pasolini

Artista

Una leggenda indiana narra che Bodhidarma, brahmano figlio di un principe si strappò e gettò sulla terra le sue palpebre per non addormentarsi durante la meditazione; miracolosamente dalla terra esse germogliarono dando vita alla pianta del tè.

Per centinaia di anni dominazioni straniere hanno sfruttato il territorio indiano: portoghesi, olandesi, francesi e soprattutto gli inglesi con il loro impero coloniale si sono appropriati di risorse e ricchezze, ostentando falsa superiorità e disprezzo verso le popolazioni indigene, come racconta bene Foster nel suo Passaggio in India. Le grandi compagnie del tè si arricchirono con l’esportazione del tè indiano, e questa bevanda orientale, anticamente utilizzata nei rituali di meditazione e per le sue proprietà medicinali, fu cosi’ apprezzata dai reali inglesi da divenire la bevanda nazionale del popolo anglosassone: cosa sarebbe un inglese senza la sua pomeridiana tazza di tè!

Sarvesham Swastir Bhavatu, Sarvesham Shantir Bhavantu.
Che tutti gli esseri viventi possano vivere in salute e in pace.

Shanti Mantra

Furono i tedeschi, invece, a trafugare indebitamente un antico simbolo religioso importantissimo per gli indiani, snaturandolo tragicamente della sua essenza del suo significato originario. Hitler pervertì gli ideali induisti per adattarli ai suoi scopi, alla parola aryano, che in sanscrito vuol dire nobile e spiritualmente puro, i nazisti diedero il significato di razza suprema. Il simbolo che Hitler avrebbe usato come effigie del suo nuovo partito era la swastika (dalla radice sanscrita swasti = prosperità, buona fortuna e salute), un simbolo beneaugurante che troviamo dappertutto in oriente, raffigurato soprattutto nei templi. Invano le comunità indù in occidente cercano di riabilitarlo, ormai nel nostro inconscio collettivo esso si e’ radicato come orribile emblema, portatore di morte e sopraffazione.

Jain Ghat, Varanasi

INDIA: ISTRUZIONI PER L’USO

“Basta guardare come dicono sì. Anziché annuire come noi alzando e abbassando la testa, la scuotono come quando noi diciamo di no: ma la differenza del gesto è tuttavia enorme. Il loro no, che significa sì, consiste in far ondeggiar il capo teneramente. La testa va…. come leggermente staccata dal collo e il sorriso radioso negli occhi la accompagna. La loro religione è in quel gesto”

Pier Paolo Pasolini

Artista

Questa è l’affettuosa descrizione che fa Pasolini del modo particolare che hanno gli indiani di muovere la testa per dire sì Ovviamente l’occidentale che va in India porta con sé il suo bagaglio culturale di abitudini e comportamenti molto differenti e certi modi di fare indiani sottolineano questo divario culturale.

L’India ti suscita emozioni che vanno dritte al cuore ma che a volte ti arrivano anche allo stomaco come un pugno: nonostante il rapido sviluppo economico lo spettacolo dell’estrema povertà e degradazione delle moltitudini che affollano gli slum delle grandi città indiane non ci può lasciare indifferenti. C’è da dire poi che certe usanze e modi di fare sono a volte bizzarri e sconcertanti, e potremmo subire un vero e proprio shock culturale anche solo passeggiando per strada:  non allarmatevi se vi capita di vedere degli uomini che sputano a terra un liquido rosso che sembra sangue,  questa è una tradizione molto diffusa in oriente, quel liquido rosso è dovuto al paan, una mistura di erbe o spezie avvolta in foglie di betel, una sorta di “chewing gum”  all’indiana, che masticata aumenta la salivazione e diventa di colore rosso sangue, macchiando tutta la bocca . Ancora se vedete due uomini che attraversando la strada si tengono la mano o l’uno con un braccio sulla spalla dell’altro, badate bene, non sono due gay che hanno fatto outing, ma anche questa è un antica usanza che testimonia la semplice amicizia tra uomini, mentre non vedrete mai due fidanzati o una coppia di marito e moglie tenersi per mano o scambiarsi effusioni mentre camminano per strada. Persino nei più popolari film di Bollywood, la scena va in dissolvenza appena le labbra dei due innamorati stanno per sfiorarsi in un tenero bacio!

Incredibile India - Taj Mahal

Di UOMINI E TOPI

L’India è dovunque ricca di templi di straordinaria bellezza, le loro sculture sono autentiche opere d’arte e le incisioni sembrano candidi merletti scolpiti nel marmo. Ma anche il culto religioso in India ha le sue regole e stranezze. Un tempio nel Rajastan ha una caratteristica veramente singolare, è il Karna Mata, il tempio dedicato ai topi. Dal esterno sembra un tempio come un altro, ma al suo interno ospita più di 20000 topi. I topi sono trattati e viziati come delle celebrità, nutriti a latte fresco e ladhoo, dolcetti indiani, scorrazzano liberamente nel tempio e i visitatori cercano di prenderne qualcuno per fotografarlo, accarezzarlo, baciarlo e condividere con lui il proprio pasto. Tutti, anche i bambini devono entrare a piedi scalzi, camminando ahimè anche tra gli escrementi di quegli adorabili animaletti. Si crede che essi siano la reincarnazione dei propri antenati, che portino fortuna, e una volta morti debbano ritornare sotto sembianze umane. Le autorità dichiarano che, miracolosamente non si è mai verificata negli anni nessuna epidemia, né di tifo né tantomeno di colera. Potenza della fede!

SFIDA ALL’ULTIMO CURRY

L’India appassiona tutti. Il leader indiscusso di Master chef Gordon Ramsey, guru dei reality culinari urlati e rabbiosi, ha intrapreso recentemente un lungo viaggio in India con tanto di troupe televisiva al seguito alla ricerca di nuova ispirazione e alla scoperta dei sapori forti ed autentici della cucina indiana. Irriducibile carnivoro, cresciuto a fish & chips & curry che sua madre preparava spesso e volentieri, Chef Ramsey, dopo aver sfidato pingui casalinghe indiane ad una best curry competition nell’Assam, cucinato per l’erede di un maharaja nel deserto del Rajastan, visitato una tribù nella jungla dello stato di Chattisgarh, è approdato in Tamil Nadu all’Ashram di un famoso Guru indiano, in  cui  ha soggiornato brevemente. Visitando le cucine dell’Ashram, in cui vengono preparati ogni giorno pasti vegetariani per 7000 persone, lo chef si è stupito dell’armonia, dell’ordine e della collaborazione che regnano nello staff formato solo da volontari. Il Guru dichiara che le sue sono le heaven’s kitchen (cucine del Paradiso) sottintendendo ironicamente la differenza con le hell’s kitchen (cucine dell’inferno, popolare programma ideato da Ramsey), spiegando che il cibo diventa divino se  è cucinato con amore e senso di devozione . Al termine della sua esperienza all’Ashram, Gordon confessa intimidito al Maestro che sua moglie vorrebbe che lui e tutta la sua famiglia diventassero vegetariani.

IL SACRO ED IL PROFANO

L’India è il luogo in cui la sacralità e la spiritualità sono legate al quotidiano ed anche una semplice pietra può diventare oggetto di venerazione se essa simboleggia l’incontro delle forze cosmiche, del maschile e del femminile che si fondono nel Maithuna, l’unione sacra. Quella pietra dalla forma fallica è lo Shiva Lingam, oggetto di culto in tutta l’India: adorato, accarezzato, cosparso di latte, miele e pasta di sandalo, esso rappresenta da sempre il mistero del perenne rinnovarsi della forza creatrice di tutto l’universo. Che dire degli occidentali bigotti e puritani che arrivati in India bollarono quel culto come osceno e licenzioso, collegandolo semplicisticamente alla sua matrice sessuale?

Shiva Lingam

MAL D’INDIA

Se appena tornati da un viaggio in India ci prende una struggente malinconia e non riusciamo a riadattarci ai ritmi di vita normali, se proviamo un profondo   rifiuto ed estraneità verso la società dei consumi e sentiamo  nostalgia di quei luoghi, dei profumi e dei colori così vivi e brillanti che tutto in occidente ci sembra grigio e smorto, se ci mancano i volti della gente, gli occhi e i sorrisi dei bambini o la variopinta eleganza dei sari che  trasformano anche la più umile e semplice donna indiana in una principessa, se proviamo tutto questo e di più, possiamo dichiarare a pieno diritto di essere affetti da  mal d’India.

Donne indiane in Saree

“Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E’ sporca, è povera, è infetta, maleodorante e corrotta, impietosa e indifferente. Eppure una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. L’India fa sentire ognuno parte del creato. In India non ci si sente mai soli, mai completamente separati dal resto. E qui sta il suo fascino.

Alcuni millenni fa i suoi saggi, i rishi, ebbero l’intuizione che la vita è una, e questa esperienza è il nocciolo del grande contributo dell’India all’incivilimento dell’uomo e allo sviluppo della coscienza. Ogni vita, la mia e quella di un albero, è parte di un tutto dalle mille forme che è la vita. In India questo pensiero non ha più bisogno di essere pensato. E’ nel comune sentire della gente. E’ nell’aria che si respira. Il solo esserci induce una inconscia assonanza con quella ormai antica visione, Senza difficoltà si entra in sintonia con nuovi suoni, nuove dimensioni. India si è diversi che altrove. Si provano altre emozioni, si pensano altri pensieri.”

Tiziano Terzani

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Il Giornale dello Yoga
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Lorena Arcidiacono insegnante della Federazione Mediterranea Yoga.
Mi sono specializzata in Yoga nidra con Micheline Flack, in yoga per l'educazione dei bambini con Mirella Perlasca, e yoga donna con Barbara Woehler.
Mi trovi su facebook come Scuola Satori o alla mia pagina personale.

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