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Guru e sette: tra violenza, sesso, soldi e miracoli

Guru e sette: tra violenza, sesso, soldi e miracoli

Scrivere questo articolo è stato un po’ come camminare sulle uova. Ho dovuto prestare attenzione a ogni parola che si sarebbe potuta travisare, citare fonti valide, essere precisa ma allo stesso tempo stare sul generico. Insomma, non è stato semplice.

Non è un articolo per puntare il dito contro qualcuno in particolare, ma allo stesso tempo non si può ignorare che in giro ci siano anche vere e proprie sette, ed è bene prestare attenzione.

Come capire se si è finiti in una setta

Ci sono ottime scuole e insegnanti di Yoga, ma anche guru dai quali stare alla larga, come quelli che cominciano a dirvi come dovete vivere le vostre vite.

Si può finire in qualche setta senza neanche rendersene conto, soprattutto se si sta attraversando un periodo difficile. Ci sono momenti in cui si ha bisogno di conforto, di una guida, e quando si è deboli, fragili e si sta soffrendo, si è disposti a tutto per cercare di stare meglio. Si può finire nelle mani sbagliate anche solo per curiosità, per voglia di appartenere a un gruppo, per provare a dare un senso alla propria esistenza, per i motivi più svariati, e uscirne è davvero complicato.

Il primo passo è come capire se si è finiti in una setta, questione non semplice, perché se qualcuno dall’esterno vi dirà che magari ci siete finiti eccome, non ascolterete mai una voce fuori dal coro. Per voi avrà ragione solo il vostro guru, mentore, maestro, o quel che è, e non sarete disposti a dar retta a nessun altro.

Comincerete a non pensare con la vostra testa senza neanche rendervene conto. Non saprete più cosa è giusto per voi, perché ci penserà la setta a dirvi cosa lo è. Leggerete soltanto testi consigliati dal vostro maestro, e spesso sarete portati ad allontanarvi dai vostri cari e da chi non la pensa come voi, o meglio, come la vostra setta.

Insomma, per capire se siete finiti in una setta, cominciate a porvi delle domande e darvi delle risposte sincere:

  • Siete liberi di esprimervi?
  • Vi chiedono soldi? E se sì, quanti? E finalizzati a cosa?
  • In maniera subdola vi dicono cosa leggere?
  • Vi siete mai sentiti minacciati?
  • Hanno cercato di allontanarvi dai vostri cari?
  • Avete mai avuto paura di allontanarvi dalla setta? E se vi siete allontanati, vi hanno mai detto cose come: “tutto quello che di negativo stavi vivendo ti tornerà,” o cose simili?
  • Vi siete mai sentiti giudicati?
  • V’impongono di essere chi non siete e di vestirvi in un certo modo?
  • Vi siete mai sentiti vittime?
  • Avete mai avuto paura?
  • Vi fanno sentire inferiori e insicuri?
  • Vi hanno promesso miracoli?
  • Vi obbligano a partecipare a riti o a recitare cose che non vi appartengono e se non lo fate, siete tagliati fuori?
  • Vi obbligano a partecipare a incontri, riunioni e se non ci andate, vi stanno col fiato sul collo?

Rifletteteci…

ALCUNI NOMI

Osho, Ananda Marga, Sathya Sai Baba, Gurmeet Ram Rahim Singh, Maharishi Mahesh Yogi

Sono sette? Non sono sette? Sono falsi guru? Sono religioni? Io voglio solo riportare notizie tratte da libri, documentari e articoli di giornali, e ricordare che sono state aperte anche vere e proprie indagini giudiziarie e alcune sono ancora in corso. Non sta a me trarre conclusioni. Le sette, o religioni, in circolazione sono tantissime, potremmo anche aggiungere i Testimoni di Geova, Scientology, la Soka Gakkai, ma preferiamo trattare quelle che hanno a che fare con lo Yoga. Riguardo Soka Gakkai e Scientology, ci terrei a scrivere soltanto due cose:

Soka Gakkai

Esiste un’associazione che si chiama “Associazione Italiana Vittime delle Sette” cui si possono fare segnalazioni e chiedere aiuto e dove non mancano denunce alla sempre più diffusa Soka Gakkai. Esiste anche un blog che si chiama “Vittime della Soka Gakkai“.

Andrebbe scritto un articolo, o meglio un libro, a parte sulla Soka Gakkai. Ci sono testimonianze e racconti contrastanti al riguardo, non posso quindi esimermi dall’inserire anche questa religione nel mio articolo, da molti definita setta. A voi informarvi.

Scientology

Questa è davvero famosa, scommetto che la conoscete tutti. Ebbene, informatevi, guardate il documentario “Going Clear, Scientology e la prigione della fede” oppure le puntate “La mia fuga da Scientology” in onda su Sky sul canale Crime, dell’attrice Leah Remini, che faceva parte di questa religione e… traete le vostre conclusioni. Non posso andare oltre, non c’è da scherzare.

E ora arriviamo al mondo dello Yoga.

Osho

Bhagwan Shree Rajneesh, o solo Rajneesh, o meglio conosciuto come Osho, fondò la sua famosissima setta nel 1974 a Pune, in India. Si definiva tantrico e affermava che la salvezza si sarebbe ottenuta solo attraverso le gioie dei sensi e, certo, non disdegnava il capitalismo: “Creare ricchezza è l’opera di un genio“.

Il tantrismo in America si diffuse negli anni ’60, durante il flower power, dove riuscì ad attecchire proprio grazie alle liberalizzazioni legate al sesso e alla droga in contrapposizione alle politiche del periodo.

Nel 1981 Osho arrivò in America, da lui considerata, per l’appunto, il paese della libertà e del capitalismo liberale, e si presentò come “il messia che l’America attende“. Soggiornò prima nel New Jersey e poi con i suoi adepti, già numerosi, si spostò ad Antelope, in Oregon, dove creò la città ideale “Rajneeshpuram”, che gli fruttò ben centoventi milioni di dollari in quattro anni, come scrive André Padoux del suo libro “Tantra”. Poi il progetto si allargò, arrivò anche in Europa e i suoi adepti diventarono circa venticinquemila. Tuttavia la condotta dei suoi membri non piaceva agli abitanti di Antelope. Osho e i suoi seguaci proclamavano l’amore libero, vivevano nel lusso sfrenato (Osho possedeva ventidue Rolls-Royce) e il gruppo entrò in conflitto con gli abitanti del posto, di conseguenza si verificarono rivolte e scontri molto violenti. Osho e i suoi finirono per essere accusati di dichiarare il falso, immigrazione illegale, appropriazione indebita, abusi di vario tipo, incendi dolosi e tentato omicidio. Inutile dire che di lì a poco Rajneesh fu condannato, insieme al suo gruppo, ed espulso dagli Stati Uniti. Tornò in India dove prese il nome di Osho e fondò una nuova setta con molti adepti anche in Europa.

Si narra, inoltre, di veri e propri harem, dove Osho faceva sesso con le sue discepole e, inoltre, predicava di smettere di procreare per risolvere il problema della sovrappopolazione, inducendo molti dei suoi adepti alla sterilizzazione.

Che tutto questo sia vero o meno non lo sapremo mai. Riguardo a molte questioni ci sono prove, altre forse sono solo leggende, resta il fatto che Osho, nonostante molti pensino che sia frutto di un grandissimo e ben fatto progetto di marketing, ha ancora migliaia di adepti in tutto il mondo e i suoi libri sono vendutissimi. Comunque, potremmo andare avanti per pagine e pagine a parlare di Osho. Magari oltre a leggere i suoi libri e sentire solo una campana, provate a leggere anche altro e a fare ricerche voi stessi riguardo questo famoso e controverso guru.

Nel libro “La kundalini o l’energia del profondo” di Lilian Silburn, riguardo il Tantra in occidente e i guru, scrive:

Ma non s’illuda l’occidentale, perché il risveglio della sua kundalini è praticamente negato a causa della mancanza di un maestro e di conoscenza e per la mancanza di un cuore puro. Ma il risveglio non si addice neanche a certi brahmani che non riescono a superare dubbi e pregiudizi e che condannano senza appello la pratica esoterica“.

Come recita il Kularnava-tantra:

Il guru è un padre, il guru è una madre, il guru è Dio, il Signore Supremo. Quando Shiva è irato, il guru protegge dalla sua ira. Quando il guru è irato, nulla serve a proteggere da lui“.

Nel Tantra la figura del guru è indispensabile, va ascoltato seguito e lodato, va servito come un Dio, anche se i Tantra menzionano spesso anche i suoi possibili difetti.

Guru, in sanscrito, significa “colui che ti allontana dal buio e ti istruisce e ti indica la via”.

Solo lui può iniziare qualcuno al Tantra.

Solo che farlo oggi, qui, in occidente, con riti che imitano a grandi linee quelli dell’antichità, che senso può avere? Può essere utile o addirittura dannoso?

Sempre Silburn, spiega che bisogna stare molto attenti con la kundalini. Certe cose bisogna lasciarle come stanno, altrimenti si può arrivare anche alla follia e a gravi stati di angoscia e disagio. Come diceva il maestro Aghora Vimalananda: “Se i chakra non fossero chiusi o ridotti in ammassi di tensione, gli esseri umani sarebbero pazzi“.

Ananda Marga

Questa setta sembra non ispirarsi a nessuna tradizione tantrica preesistente. Fu fondata nel 1955 da un bengalese considerato dai suoi adepti avatar di Shiva. I suoi seguaci sono migliaia in India e nel mondo, ve ne sono anche in Italia, ma soprattutto nel Bengala.

Lo scopo della setta è la “realizzazione personale”, seguendo la disciplina tantrica che conduce alla via della liberazione e al bene per l’umanità. Ma purtroppo Ananda Marga è diventata famosa per un tratto particolare che la caratterizza: la violenza, considerata essenza stessa della vita. Famosi sono gli atti violenti della setta come quello dell’esecuzione di sei dei suoi membri nel 1971. Questa setta ha contribuito all’immagine negativa del tantrismo in India, come scrive sempre Padoux in “Tantra”. Malgrado ciò, la setta continua ad avere adepti.

Quattro seguaci di Ananda Marga furono condannati all’ergastolo perché ritenuti responsabili dell’omicidio di Lalit Naravan Mishra, ministro indiano delle Ferrovie. Nell’attentato morirono anche altre due persone e ci furono circa venticinque feriti. Quest’atto di terrorismo avvenne perché gli adepti della setta volevano liberare il loro maestro spirituale (noto guru tantrico Prabhat Ranjan Sarkar conosciuto anche come Shrii Shrii Anandamurti) in prigione perché accusato di cospirazione e omicidio, poi assolto e liberato nell’agosto 1978.

Ma non finisce qui. Negli anni ’80 le Ronde pirogene antidemocratiche di Bologna sono state considerate responsabili dell’incendio di centoventi utilitarie. Ne facevano parte Curzio Vivarelli e Luca Tubertini, entrambi aderenti all’associazione Ananda Marga.

Le auto erano considerate “simboli materiali dell’agglomerato sociale operaio–piccolo borghese”. Dicevano: “Passeremo ben presto alla demolizione delle abitazioni dei pezzenti, dei baraccati, degli emarginati … e come terza fase alla soppressione fisica di tutti gli esseri abietti”.

Ma Ananda Marga si dissociò, anche se non negò di avere rapporti con i due arrestati, e respinse ogni responsabilità per “gesti fanatici e insulsi eventualmente attribuiti ai due, personaggi con problemi psicotici.”

E poi c’è Paolo Toffaloni, indagato per la strage di Brescia, all’epoca minorenne, che stando alle dichiarazioni di Giampaolo Stimamiglio, ex militante padovano di Ordine Nuovo, avrebbe avuto un ruolo operativo nell’attentato che provocò otto morti e centodue feriti. Secondo il Corriere di Brescia, l’ordigno sarebbe stato concepito a Verona e la strage organizzata dalla destra ordinovista scaligera con la paternità dei servizi segreti americani. Secondo il “supertestimone” Stimamiglio, il giovane Toffaloni sarebbe stato l’esecutore materiale della strage. Stimamiglio è fratello di Rita Stimamiglio, arrestata nel ’76 con Paolo Marchetti, altro appartenente a Ordine Nuovo. I due avevano il passaporto di Toffaloni, e Rita Stimamiglio è stata una delle firmatarie dell’atto costitutivo della sede italiana di Ananda Marga, importata proprio dal prof. Barbarani e da Elio Massagrande, veronese “reggente” di Ordine Nuovo.

Ananda Marga è stata famosa in India per proporre una terza via di opposizione al comunismo e al capitalismo, ed è stata contraria alle caste e al Partito del Congresso. Nel ’67 e nel ’69 ottennero buoni risultati elettorali nel sub-continente, ma nel ’71 il leader venne arrestato per l’omicidio che abbiamo citato prima. Così, nel ‘75, Indira Gandhi vietò la loro organizzazione in India. Poi Anandamurti venne assolto, Ananda Marga si dichiarò vittima, e otto seguaci, tra cui cinque occidentali, si uccisero dandosi fuoco.

In Australia, nel 1981, due membri furono condannati per aver ucciso un politico e, l’anno dopo, diciassette adepti restarono uccisi in una sollevazione popolare a Calcutta.

La setta arrivò in Italia agli inizi degli anni ’80 e si dice che i membri venissero reclutati in ambienti che facevano riferimento a Evola (che tra poco vi dirò chi era).

Insomma, si sa che per Ananda Marga è importante la partecipazione politica: i loro scopi non sono soltanto filosofici e religiosi, ma anche rivoluzionari.

Questi sono casi estremi, e Ananda Marga stessa si è dissociata da certi avvenimenti, ma è bene informarsi su tutto.

Julius Evola, che ho appena citato, era un fascista reazionario per il quale il tantrismo era “spirito spiccatamente occidentale, molto più che il cristianesimo“. Lui considerava il tantra l’unica possibilità per salvare l’Occidente dalla decadenza. Evola fu tra gli ispiratori dei movimenti neofascisti europei e della Nouvelle Droite. Il perfetto siddha, nel tantra era considerato un superuomo; non deve sembrare strano quindi che il fascismo e il nazismo abbiano trovato dei punti in comune con la corrente indiana.

La dea Kālī, divinità induista a cui il tantra è particolarmente affezionato, ispirò grandi rivoluzioni e terroristi, tra cui Aurobindo, che poi cominciò a vedere la dea come incarnazione della forza salvatrice divina. Anche in Giappone con la setta Aum Shirinkyo, ci furono atti di violenza inauditi in nome di una completamente travisata ideologia buddhista.

Sathya Sai Baba

Altro guru molto famoso e molto controverso. Sathyanarayana Raju, meglio conosciuto come Sai Baba, affermava di essere Dio in Terra, e anche lui predicava pace, amore, non-violenza e compagnia bella.

Anche lui cominciò a interessare occidentali stregati dalla New Age, compresi vari personaggi famosi.

Il guru in questione era noto per i suoi “miracoli”. Pare, infatti, che fosse capace di far comparire anelli, orologi, ceneri sacre, gioielli di vario genere. Sai Baba era un uomo potente, ricco, famoso, intoccabile, eppure, come cita Wired, proprio grazie all’arrivo di internet questo guru cominciò a essere smascherato. Nel 2000 iniziarono a comparire accuse: adepti lo denunciarono per molestie, tra cui anche bambini. Si sapeva, ma grazie a internet queste persone cominciarono ad avere voce.

Eppure Sai Baba non è mai stato accusato, neanche di pedofilia. Era un uomo troppo potente, troppo famoso, intoccabile. Il suo impero valeva miliardi di euro, non milioni, miliardi. Tra i membri della sua setta c’erano anche politici, e a suo nome esistevano numerose scuole e ospedali. Insomma, intoccabile.

Grazie a internet anche i “miracoli” che Sai Baba diceva di compiere però furono smascherati. Grazie ai video fu semplice capire che la sua non era altro che magia degna di un piccolo prestigiatore.

Sai Baba mentì anche sulla sua data di nascita, cambiata appositamente per coincidere con quella di Aurobindo, così da apparire più credibile. Inoltre disse ai suoi fedeli che loro (ovviamente) non dovevano avere a che fare con internet, mai, anche se il suo sito era online dal 1995.

 

 

Eppure Sai Baba è ancora seguito e stimato, in India e in tutto il mondo. Morì a ottantacinque anni anche se aveva predetto che sarebbe morto a novantatré.

Ad ogni modo, lo Sri Sathya Sai Central Trust, vale circa dodici miliardi di euro, e pare che il denaro non sia arrivato solo da donazioni, ma anche da riciclaggio e da politici corrotti.

Ricordiamo che nel 1993 furono proprio alcuni dei suoi adepti a cercare di ucciderlo dopo che iniziarono a uscire notizie riguardo abusi, stupri e trucchi da maghetto.

Dopo la sua morte ci sono state vere e proprie lotte di successione per gestire soldi e potere, tra cui minacce di morte e quant’altro.

Le testimonianze arrivano da molti ex membri che hanno vissuto negli ashram di Sai Baba, e che potete trovare a questo sito: www.exbaba.it. Un sito ricco e molto, molto interessante. Date un’occhiata… Viene anche svelato il trucchetto delle ceneri sacre, che altro non era che sterco di vacca mischiato con legno di sandalo, preparato in piccole tavolette, e che Sai Baba teneva tra le dita sotto le vesti, appositamente sbriciolato.

Ce n’è per tutti i gusti.

Gurmeet Ram Rahim Singh

Non dimentichiamoci la fresca notizia del 2017, perché di guru cui prestare attenzione continuano a essercene, mica si deve parlare solo di quelli del passato.

Vent’anni di carcere al guru Gurmeet Ram Rahim Singh, accusato di stupro” titolavano i giornali qualche mese fa. Lui ha confessato ed è finito in carcere, ma i suoi adepti si sono comunque strappati le vesti pur di difenderlo. Era stata accusata la loro guida, una guida spirituale, non un semplice maestro e le persone che finiscono nelle sette spesso non sono più in grado di distinguere il bene dal male. Quello che dice e fa il guru è legge, è sacro.

Comunque Gurmeet Ram Rahim Singh ha chiesto pietà quando la Corte ha deciso di condannarlo per ben vent’anni: dieci anni per l’accusa di vari stupri risalenti a quindici anni fa e altri dieci per le nuove accuse, più una multa di quarantamila euro.

Il guru in questione guidava l’associazione socio-spirituale Dera Sacha Sauda. Gli adepti scesero in strada per protestare in Haryana, New Delhi, ma anche negli stati di Punjab e Rajasthan, e ci furono, leggete bene, 38 morti, più di 350 feriti e oltre 1.000 arresti, oltre danni materiali in giro per le città.

Tutta questa storia è venuta alla luce grazie a una lettera ricevuta nel 2002 dal premier Atal Bihari Vajpayee. Ma ci sono voluti anni per riuscire a rintracciare le altre vittime e indurle a testimoniare. Poi nel 2007 due donne hanno confessato, confermando così le accuse.

Il guru pare fosse anche un attore e regista, uno sicuro di sé, una rockstar, detto anche “il guru ingioiellato“, ma in tribunale ha versato molte lacrime e ha dato spettacolo con scene di disperazione degne di un vero attore.

Non è finita qui, è in corso un altro processo che lo accuserebbe anche dell’omicidio di un giornalista che indagava sulla sua setta dopo che la notizia degli stupri era venuta a galla. Inoltre, pare abbia costretto quattrocento fedeli a castrarsi nel suo ashram, con la scusa di essere più vicini a Dio.

Maharishi Mahesh Yogi

Di Maharishi Mahesh Yogi, invece, meglio conosciuto come il guru dei Beatles, nonché fondatore della meditazione trascendentale, non si sa molto. Troppo facile dire che ha “rubato” tanti soldi ai Beatles, quando loro per primi gliene davano eccome e volentieri, ma se abbiamo Sgt. Pepper’s, forse, lo dobbiamo proprio a lui.

Pare che i Fab Four quando si cominciò a dire che Maharishi aveva molestato una delle ragazze del gruppo se ne andarono stanchi e stufi (prima Ringo, poi McCartney, e infine anche Lennon e Harrison),. “Se sei così cosmico come dici, dovresti sapere perché ce ne andiamo“, gli disse Lennon, che poi gli dedicò pure una canzone, “Sexy Sadie.”

Su Mahesh si narrano leggende e racconti, alcuni veri, altri chissà. Diversi dei suoi adepti furono accusati di frode, poi assolti. Il guru fondò un impero, questo è vero, istituti, università, ed è proprio grazie ai Beatles che la sua industria ebbe inizio, con un giro d’affari di milioni di dollari.

Insomma, Maharishi di soldi ne ha visti girare parecchi, questo è certo.

Conclusioni

L’antropologo René Girard nel suo saggio “Menzogna romantica e verità romanzesca”, scrive: “Scegliere significa sempre scegliersi un modello, e la vera libertà consiste nell’alternativa fondamentale tra modello umano e modello divino”.

Non c’è cosa più difficile che essere liberi: liberi di pensare con la propria testa, liberi di scegliere… La verità forse è che non siamo mai veramente liberi. L’uomo ha un innato bisogno di imitare l’altro. Cresciamo e impariamo imitando.

Proust affermava che “l’amor proprio ci fa vivere staccati da noi stessi”, e Girard associa a più riprese questo stesso amor proprio allo spirito d’imitazione.

Oggi si sceglie sempre meno qualcosa che abbia a che fare con Dio, perché Dio è da secoli considerato morto, e quindi non s’imita più Cristo ma l’altro, un altro umano che si prende ad esempio.

Sempre dal libro di Girard:

Alla mediazione positiva del santo si è sostituita la mediazione negativa dell’angoscia e dell’odio. […] Nel mondo di domani, affermano i falsi profeti, gli uomini saranno dèi gli uni per gli altri. […] Gli uomini si lusingano di aver respinto le antiche superstizioni ma stanno sprofondando sottoterra, nel sottosuolo dove trionfano illusioni sempre più grossolane”.

Forse allora non è sbagliato pensare che ci si affida a guru e santoni in carne e ossa, a nuove religioni e sette, perché in realtà l’individuo non può fare a meno di Dio. È inutile che ce la raccontiamo! L’uomo fin dall’inizio dei tempi ha avuto bisogno del sacro, che gestiva l’ambito religioso, per gestire la violenza che è insita in ognuno di noi. Abbiamo sempre avuto bisogno della vittima espiatoria e dei sacrifici per imparare a placare la violenza e il desiderio di vendetta. La comunità è sopravvissuta grazie al sacro.

Secondo Girard, però, eguagliare un modello non è cosa facile, e l’amor proprio impedisce di confessare a sé stessi la propria impotenza, accecando la capacità di giudizio e ponendoci in condizione di prendere abbagli su noi stessi, credendo di identificarci con l’immagine che abbiamo sostituito alla nostra persona.

È un concetto difficile, ma se ci si pensa la scelta di un guru o di un maestro spesso sostituisce proprio la figura di un Dio di cui crediamo non avere più bisogno.

C’era un maestro che proclamava grandi cose…” ricorda Satov a Stavroghin, personaggi dei Demoni di Dostoevsky.

D’altronde, è un’idea antica quella che sostiene sia più difficile vivere da uomo libero che da schiavo.

Sempre secondo Girard “Gli uomini desiderano secondo l’altro; scelgono dèi di ricambio perché non possono rinunciare all’infinito”.

Vorrei chiudere con un piccolo estratto dal Malinivijaya Tantra, testo dello shivaismo tantrico del Kashmir:

Le prescrizioni, i divieti, gli yoga fondati sulle diverse membra (anga) e il controllo del respiro, tutto ciò è inutile e nulla al confronto del nostro sistema innato. O sovrana degli dei, aderisci alla realtà attraverso il cuore, ecco l’unica obbligazione e non importa il modo con cui vi si accede”.

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Guru e sette: tra violenza, sesso, soldi e miracoli
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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Scrittore, e giornalista dal 2008.
Insegnante di yoga e meditazione.
Master di campane tibetane.
Organizza ritiri yoga nel deserto.
Vive e lavora a Milano.

I suoi siti:
www.vibrazioniyoga.it
www.dejanirabada.com

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