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Detronizziamo Patanjali

Detronizziamo Patanjali

Di Patañjali si sa poco o nulla. Non si sa di preciso neanche in che periodo sia vissuto. È stato un filosofo, gli Yoga Sūtra pare siano datati 250 D.C., e come tutti sappiamo, consistono in 195 brevi aforismi detti sutrani, che indicano diversi metodi per l’ottenimento dello Yoga, influenzati dalla filosofia Sāṃkhya, dal buddismo e dalle tradizioni Śramaṇa, asceti rinunciatari.

Pochi sanno che la definizione di “Yoga Classico” è stata data da studiosi moderni, quando gli occidentali hanno cominciato a interessarsi allo Yoga.

Il testo di Patañjali è uno dei tanti testi sullo Yoga ma è stato per secoli e per tutti la fonte autorevole delle tradizioni yoga indiane ed è diventato il testo principale anche per i praticanti Yoga anglofoni nel ventesimo secolo, grazie all’influenza degli studiosi europei e dei primi promotori della pratica Yoga come Vivekananda, H. P. Blavatsky e Iyengar.

La maggior parte degli insegnanti di Yoga, però, prende in considerazione solo la parte che si riferisce agli Ashtanga, come se fosse la summa del messaggio di Patañjali, come scrive Singleton nel suo “Yoga Body”; e nonostante la scarsità d’informazione riguardo alle āsana nei Sūtra stessi e nei commenti tradizionali, il testo è continuamente invocato come fonte e autorità della pratica posturale moderna.

In India, invece, agli inizi del ‘900, grazie allo Swadeshi, il movimento d’indipendenza volto a rimuovere l’Impero britannico dal governo e migliorare le condizioni economiche, e grazie a Vivekananda, lo Yoga si è riformulato come simbolo culturale, liberandolo dal suo stato meramente filosofico e filologico ma senza riuscire ad affrancarlo completamente dall’influenza degli standard occidentali che ormai erano parte integrante della cultura del paese. Ma questo recupero non ha permesso comunque di riportare in vita lo yoga di Patañjali.

Contro Le Proibizioni

Gli Yoga Sūtra sono stati anche nell’antichità il testo autorevole, il più famoso e più studiato in assoluto, ma molte scuole che si sono formate dopo di lui hanno inserito delle variazioni, dei cambiamenti. Esistono tantissime scuole di pensiero e di yoga che si differenziano dalla filosofia di Patañjali, e non si possono considerare gli Yoga Sūtra l’unico testo sullo yoga.

Per esempio, Aurobindo, fondatore dello Yoga Integrale, reputava le prescrizioni e i divieti come un ostacolo all’accesso alla realtà suprema. E anche gli Shivaiti tantrici del Kashmir giudicavano assolutamente superflue le proibizioni.

Nulla deve essere cambiato di noi stessi per cogliere la verità. Se si va contro la propria indole, come si può pensare di arrivare a concepire la Coscienza Universale?

Da “Tantra” di André Padoux:

“Riguardo lo yoga tantrico, bisogna innanzitutto precisare che questo non è lo yoga “classico” di Patañjali, nel senso che non è uno “yoga a otto membri” ma a sei membri soltanto: infatti, non vi figurano i due primi elementi, Yama Nyama, e l’āsana (il che non significa che questi tre “membri” manchino del tutto: essi mantengono la loro funzione, e gli asana occupano sempre un posto importante), e si aggiunge invece tarka, il “ragionamento”.”

Per gli shivaiti l’Assoluto, cioè la Coscienza, era essenzialmente fatto di piacere, e tutta l’attività cognitiva ed emotiva nasce dal piacere, dolore compreso. Lo Yoga classico, invece, allontana dal piacere, dalle emozioni, e perciò impedisce di riconoscere la vera natura delle sensazioni che proviamo. Il piacere in ogni sua forma può fungere da supporto meditativo. Il “mezzo” supremo per raggiungere la verità era considerato il “mezzo senza mezzi”, perché non c’è in realtà nulla di diverso dalla coscienza che vada realizzato.

Nell’Haṭhayoga Pradīpikā, i passi per il raggiungimento dello yoga sono quattro (āsana, prânâyâma, mudrā, samādhi), e non otto, anche se ci sono punti in comune con gli Yoga Sūtra. Non ci sono gli Yama e Nyama, ma sono considerati solo preparatori al sentiero dello yoga. Sono inclusi soltanto ahimsā e mitāhāra.

Dal Mahanayaprakasa, X-XI secolo, appartenente a una delle scuole tantriche più estreme, il Krama:

“La comune esperienza ci mostra che tutte le creature, in senso lato, amano appassionatamente il sesso, la carne, le bevande alcoliche; l’unica differenza è che c’è chi è più appassionato dell’uno e chi dell’altro. Se si chiedesse loro fin dall’inizio di volgere le spalle a tutto questo, l’insegnamento di un maestro non avrebbe la minima possibilità di attecchire. La mente umana è rivolta verso questi oggetti da centinaia di esistenze precedenti, ed è praticamente impossibile distoglierla da essi, come lo è il distogliere un’anziana vacca dal pascolare nei campi di frumento. C’è un generale accordo su questo punto: l’abbandono di tali cose è difficile da realizzare, anche perché gli uomini finirebbero per odiare quelli che propongono loro un tale insegnamento. Se, al contrario, l’insegnamento fosse tale da lasciare preliminarmente ogni godimento intatto, a quello l’uomo comune aderirebbe con fede.”

Conclusioni

Patañjali è stato preso ad esempio nell’antichità e da noi occidentali perché è stato il primo ad aver codificato delle regole ben precise, dando vita a un elenco di azioni da seguire, inserendo pensieri dell’antichità adattati alle sue idee ma una delle bellezze dello Yoga è proprio il suo NON essere una religione con imposizioni assurde e limitanti. Ognuno deve seguire il proprio cammino, senza giudicare chi non segue gli Yama Nyama, soprattutto se si seguono perché lo ha detto Patañjali e non perché è una cosa che ci sentiamo di fare, e soprattutto perché siamo nel 2018 e viviamo in Occidente.

Da “Tantra” di André Padoux:

“Lo yoga praticato oggi in India e in Occidente non è quello che aveva descritto Patañjali, ma una versione moderna dove gli elementi tradizionali, provenienti tanto dallo yoga classico tanto da quello tantrico, sono stati riveduti e interpretati alla luce dell’anatomia e della fisiologia moderna.”

Riprendiamoci la libertà di vivere lo Yoga come meglio crediamo, ognuno a suo modo, e i passi degli Yama e Nyama forse verranno da sé, sarà un percorso naturale o forse no, e allora pazienza!

Lo yoga di Patañjali è solo uno dei tanti stili di Yoga. E poi scusate, Patañjali ha inserito pure l’astensione, l’ascetismo, e allora perché tanti insegnanti di yoga che predicano e impongono gli Yama e Nyama sono sposati, fanno sesso e hanno pure figli?

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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Scrittore, e giornalista dal 2008.
Insegnante di yoga e meditazione.
Master di campane tibetane.
Organizza ritiri yoga nel deserto.
Vive e lavora a Milano.

I suoi siti:
www.vibrazioniyoga.it
www.dejanirabada.com

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