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Cos’è lo Yoga secondo Arjuna – parte 2ª

Cos’è lo Yoga secondo Arjuna – parte 2ª

Nel precedente articolo abbiamo visto come lo Yoga tramite la disidentificazione con l’Ego e le sue forme ci ricongiunga con l’Essenza, superando il vuoto angosciante dato dalla frattura originaria donandoci libertà ed equanimità (Sinonimo: equilibrio, equità, giustizia, imparzialità, oggettività, serenità – Contrario: ingiustizia, faziosità, favoreggiamento, arbitrio, partigianeria, nepotismo, iniquità, parzialità, favoritismo, partitismo, abuso, settarismo).

Questo formidabile impianto di tecniche e modelli chiamato Yoga ha due precisi binari entro cui scorrere verso l’Unione finale e liberatrice: la Resa Incondizionata e l’Amore.

Eraclito lo espresse con “Panta Rei”, “tutto scorre”:

“Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.”

Eraclito di Efesto

Filosofo greco

Tutta la realtà manifesta è impermanente, attaccarsi o identificarcisi è pura illusione e genera paura, rabbia o depressione; cerchiamo in tale movimento la felicità perduta nella frattura originaria, ma l’unica felicità vera e duratura esiste nel ricomporre tale distacco tornando ad essere uno con l’Essenza, la nostra vera forma o natura.

La non accettazione della transitorietà della realtà fenomenica genera resistenza e quindi dolore, la cura è arrendersi al mutamento accettandolo per ciò che è: necessario e inarrestabile.

Resa non è passività o catatonia, è al contrario fare tutto ciò che si ritiene giusto e necessario senza avere un attaccamento ai risultati.

Yoga, senza attaccamento ai risultati

D’altronde quanto spesso i nostri sforzi generano un risultato diverso dalle aspettative? Quanta frustrazione ci crea?

Rifiutiamo di prendere atto che qualunque sia il risultato è esattamente ciò che ci serve affrontare per continuare a vivere; è questa resistenza a generare le nostre tribolazioni, non il risultato.

Accettare il risultato come inevitabile e giusto ci permette di andare oltre e di continuare a vivere, in equanimità.

Se continuo a vivere nel passato di ciò che non è più, vivrò nella depressione; se vivo nella proiezione del futuro, ansia e paura saranno fedeli compagne; se vivo nel giudizio e nella recriminazione rabbia e desiderio di rivalsa mi roderanno.

Accettando la realtà semplicemente per quello che è, libera da proiezioni e giudizi, conoscerò l’equanimità e una serenità di vita senza pari. Questa è la resa incondizionata, un guerriero dal forte braccio che lotta per una giusta causa per senso di equità, non per una presunta vittoria.

Il distacco dalle emozioni non genera aridità?

Al contrario genera l’amore più puro, quello incondizionato.

Frasi come “Ti amo perché ho bisogno di te”, “se mi ami devi fare o essere come voglio io”, “ti amo quindi devi essere mio/a per sempre” sono la nemesi dell’amore, sono esternazioni di un ego che diventa possessivo e geloso, manipolatore e soffocante. Non è amore è prigione:

“Questo amore è una camera a gas…
è un palazzo che brucia in città…
questo amore è una lama sottile…
è una scena al rallentatore…
questo amore è una bomba all’ hotel…
questo amore è una finta sul ring
è una fiamma che esplode nel cielo…
questo amore è un gelato al veleno…”

Gianna Nannini

Cantautrice

Amore incondizionato

Il vero Amore è incondizionato, ti amo perché esisti, qualunque forma tu abbia e qualunque strada tu prenda.

Intendiamoci, non significa accettare aberrazioni, devo poter scegliere se accettare, modificare o allontanare comportamenti che mi danneggiano; ciò non toglie che posso continuare ad amare l’essenza che abita il corpo dell’altro, non la sua forma egotica.

L’amore in questo triste caso veste gli abiti della comprensione e della compassione, a distanza se necessario.

Cosa fare per instradarsi su questi due binari verso la liberazione?

Praticare quotidianamente le tecniche apprese, con amorevolezza e senza giudicare. Non mi stancherò mai di ripeterlo:

la felicità è proporzionale alla disciplina.

Marco Arjuna Simontacchi

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Cos'è lo Yoga secondo Arjuna - parte 2ª
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Cos'è lo Yoga secondo Arjuna - parte 2ª
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Il Giornale dello Yoga
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About The Author

Libero Professionista e Consulente Aziendale. Tramite le discipline umanistiche mi avvicino ai percorsi di autoconsapevolezza nel 1984, divento Trainer e Coach di PNL e Ipnosi e formatore in Personal Empowerment System Presso GruppoCS.

Mi avvicino allo Yoga nel 1993 e conosco M.G. Satchidananda nel 1995, entro così in contatto con il Kriya Yoga di Babaji. Frequento la Maha Yoga Academy con Swami Ch’Ananda dal ’97 al ’99 e inizio ad insegnare Yoga nel 1998.

Nel 2000 entro nell’Ordine degli Acharyas con il nome di Arjuna, da allora sono insegnante certificato di Kriya Yoga ed erogo iniziazioni al Primo Livello del Kriya Yoga in Italia e all'estero.

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