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Come fosse la Prima Volta

Come fosse la Prima Volta

di Simone Sestieri

Riflessioni di un giovane yogi attratto la Lato Oscuro della Forza

Io, oltre a fare l’insegnante di yoga, sto con i bambini. È il mio vecchio impiego che ho tenuto perché, a lavorare con i bamboccini, s’imparano tante cose. L’altro giorno ad esempio, quando stavamo seduti in cerchio a fare quello che chiamiamo semplicemente “Il Cerchio”

GRANDE PUFFO: Che poi potevano puffarlo Il Quadrato.

PITAGORA: O Il Triangolo.

SIGMUND FREUD: O Il Rombo.

MASTRO LINDO: O L’Ottusangolo.

SUPERSTELLINO DEGLI SNORKI: O Il Parallelogramma.

ELIA MANGIABOSCHI (la mia nemesi): O L’Esagono.

IL CRICETO: E tu che ci fai qua?

ELIA MANGIABOSCHI: Eh. Simone m’ha relegato negli anfratti oscuri del suo cervello. Ma tant’è. Nel dimenticatoio cribbio, assieme a voialtri strambi.

GIACOMO LEOPARDI (che ha la faccia di Elio Germano): Lasciamo parlare l’adorato, altrimenti rischiamo di andare fuori tema…

…Un bambino mi chiede: «E te qual è il tuo gioco preferito?»

Ta-dan

«E che è ta-dan?», mi fa Ganesh, il mio amico immaginario nonché confidente di fiducia.

«Ta-dan è il colpo di scena no. Quando vuoi dare pathos dico. Capito? Cioè…»

«Stai prendendo tempo.»

«Può darsi. Può darsi, testa d’elefante».

Ed io, dopo l’attimo di suspense magistralmente interpretato dal mio ta-dan, rimango immobile e la vena sinistra sulla fronte (e anche la destra) prende a pulsare. Milioni di pensieri si affollano nella mia mente e un rigolo di sudore affiora prepotente. Il mio gioco preferito. Qual è il mio gioco preferito.

Se te chiedi ad un bimbo a cosa vuole giocare e cos’è che preferisce lui subito ti dice, oh, senza pensarci due volte eh: «Nascondino», «I videogiochi», «Ruba bandiera», «Guerra francese», «Un due tre stella». Mica ci riflette, la risposta ce l’ha così, già bella e pronta, confezionata da un poraccio qualunque sottopagato che lavora per Amazon. A me invece si mettono in moto tremilacinquecentotre meccanismi e il cervello comincia a elaborare.

Io qual è il mio gioco preferito non lo so. Ho pensato lo yoga, ma lo yoga sì è ‘na roba divertente, ma mica è un gioco.

Pure nella Stanza dei Bottoni, da dove vengo manovrato con infinita arguzia, i responsi non arrivano.

CHARLES BUKOWSKI: Vabbè dai, ci mettiamo in cerchio, stappiamo ‘na birra, ci facciamo un cicchetto, ‘na bicchierata tra amici e sicuro la risposta viene.

PARAMAHANSA YOGANANDA: Ma sì, pure in posizione facile, concentriamoci sul terzo occhio, il gioco è fatto.

‘Nsomma ci penso e ci ripenso ma no, non lo so cosa mi piace. Eppure quando ero ragazzino non stavo così, avrei detto subito, tutto pomposo: «Con la banda mia a fare gli investigatori segreti, o correre a combattere con le spade laser, e anche giocare con i pupazzi, facciamo che io ero He-Man e tu Skeletor?». Invece pure ora, mentre scrivo l’articoletto qua, la risposta non ce l’ho.

Non sappiamo più a cosa ci piace giocare. Abbiamo dimenticato il senso stesso del gioco.

MARIA MONTESSORI: Eppure i bambini il nostro diletto, Simone, li osserva con attenzione…

Per questo ci lavoro, li fisso perché hanno un dono, il dono della Meraviglia. Scoprono il mondo e sembrano drogati, dei pazzi sciroccati che ridono osservando la foglia che cade dall’albero, che si sbalordiscono davanti al sole che tramonta, che rimangono fermi immobili a controllare le meraviglie del cielo. Guardatelo, uno di questi marmocchi, seduto sul passeggino, come scruta il mondo, i passanti, la strada, le automobili, le vetrine sfavillanti dei negozi, i fiori superstiti sull’asfalto incatramato. Lo stupore che provano ad ogni respiro o, una volta che hanno imparato a camminare, la felicità nella corsa, la spontanea allegria nel semplice atto di mettere un piede dopo l’altro, sempre fuori posto, ogni attimo in direzione contraria. Io credo che noialtri, gli adulti, abbiamo perso la capacità di fantasticare e che la fantasia nostra sia come atrofizzata, davvero dico; non sappiamo stupirci e ridere delle cose semplici. Siamo bloccati, annoiati, assuefatti. Camminiamo per abitudine, corriamo per abitudine, ci nascondiamo per abitudine. L’abitudine regna nel nostro essere. Semplicemente non sappiamo più sognare. Loro sì, questo mondo alieno di esseri alti poco meno di un metro. Io li guardo, ‘sti ragazzini sdentati, e vedo le risate scoperte, senza la mano a coprire la bocca, come se il riso fosse un atto sovversivo; ammiro il pianto quando sono tristi e lo sbalordimento perenne, sempre perenne, disegnato negli occhi spalancati.

Credo bisognerebbe imparare a stupirsi, a meravigliarsi, senza paura di farlo. Bisognerebbe giocare un giorno, bloccare tutto e nasconderci nei posti più impensati per poi correre e fare tana per primi. Semplicemente fermarci e dopo saettare, e non per fare jogging o perché si è in ritardo, solo per il gusto di sentire l’acido lattico e il vento tra i capelli. E poi ancora, immobili ad osservare la carta di giornale che vola tra i palazzi, nelle giornate di vento gelido.

Dovremmo frenare un attimo il nostro salto in avanti sì, e ritrovare il fanciullino che è in noi, il piccolo Peter Pan che da qualche parte, tra scartoffie di multe non pagate, ricevute timbrate e contratti senza contratto, se ne sta lì, a volare alto verso l’Isola che non c’è.

Cogliere l’attimo.

Meravigliarsi per le piccole cose.

Mai più inglobati da una società che ci vuole ligi, attenti al dovere, impostati, curvi, gobbi, costretti davanti ad una televisione, fermi sul divano, in attesa della pensione, impantanati dentro ad un’automobile troppo stretta, obbligati in un centro commerciale, alla ricerca del prodotto preconfezionato, lo sguardo perso, aspettando il domani, finché morte non ci separi. È l’unico modo per essere felici, per vivere una vita dignitosa. Dobbiamo (ri)scoprire l’arte della meraviglia, far luccicare gli occhi come fosse la prima volta.

Quindi, Fratelli & Sorelle, Yogi & Yogine, fermatevi, fermiamoci, e rimaniamo ad osservare il vuoto, ad ascoltare i battiti del nostro cuore, senza pensieri, senza sovrastrutture, e poi ridiamo. Ridiamo per il nulla, per nessun motivo, per il solo gusto di ridere.

E forse, allora, sapremo rispondere alla domanda di nostro figlio, di nostro nipote, del bambino per strada, del moccioso laggiù: «Qual è il tuo gioco preferito?»

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About The Author

Simone Sestieri (Raj Ardas Singh) nasce a Roma nel 1981.
È insegnante di Kundalini yoga e presidente dell’associazione INsensINverso.

Gli piace andare in bicicletta la mattina presto, quando in giro non c’è nessuno.

Cura la pagina di "Riflessioni di un giovane yogi attratto dal lato oscuro della Forza"

Con lo pseudonimo di Elia Mangiaboschi ha pubblicato la raccolta di racconti “Un centimetro in più”.

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ariannaSuannaSonia Recent comment authors
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arianna
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arianna

yoga e bambini.. due mondi meravigliosi! io lavoro coi bimbi, nessun’altra decisione fu così azzeccata! e da poco mi sono avvicinata al mondo yoga. vediamo dove porterà questo percorso…

Suanna
Ospite
Suanna

Molto bello e vero! Però io ce l’ho la risposta, la musica! Io canto quasi sempre e ballo a ruota libere quando posso, però non sono una gran cantante, e canto di tutto…..chi mi ascolta non è sempre felicissimo!! E non ho studiato tanto danza, mi muovo anche se gli anni si fanno sentire….certo devo fare attenzione perché lo faccio spontaneamente anche al supermercato…..e capisco se qualcuno mi guarda strano, io sorrido e continuo a fare la spesa!! 🙂
Sat Nam
Guru Atma Kaur

Sonia
Ospite
Sonia

Semplicemente meraviglioso…